Rolli Days, tra le star di questa edizione anche l’abbazia del Boschetto

Sono nati qui gli arazzi di jeans conservati oggi al Museo Diocesano. Il complesso monastico cistercense ha oltre 700 anni. Viene aperto per la prima volta dopo un importante restauro

La prima edizione 2019 dei Rolli Days di Genova si svolgerà dal 3 al 5 maggio. Per l’edizione di Maggio 2019,  saranno aperti 25 palazzi. Saranno visitabili inoltre una decina di edifici monumentali, fra ville ed edifici religiosi.
Un “evento speciale” sarà dedicato all’Abbazia del Boschetto, che sarà visitabile in esclusiva dopo un lungo e importante intervento di restauro. Per raggiungerla ci saranno bus dedicati il venerdì pomeriggio e il sabato tutto il giorno.

Il complesso è così denominato per la fitta vegetazione che un tempo lo circondava, ed in parte è ancora presente verso monte, nonostante la zona, un tempo agricola, abbia assistito nei primi decenni del Novecento ad un grande sviluppo industriale: oggi l’abbazia si affaccia sul trafficato corso F.M. Perrone, che corre ai piedi della collina di Coronata lungo il perimetro dello stabilimento di Ansaldo Energia.
Il complesso monastico cistercense, nato nel XIV secolo, nei secoli vedrà intervenire molte famiglie dell’aristocrazia genovese nella sua decorazione, dai Grimaldi agli Spinola, ai Doria, ai Lercari.
Proviene dall’abbazia il pregevole apparato effimero per le quarant’ore in tela “blu di Genova” (antenata, seppur diversa, del moderno jeans), oggi interamente conservato presso il Museo Diocesano di Genova. Nell’epoca di maggior splendore dell’abbazia, durante la settimana santa si svolgevano grandi celebrazioni, anche con la messa in scena di sacre rappresentazioni. In quell’occasione nella chiesa venivano esposte delle tele raffiguranti episodi della passione di Gesù, dipinti sulla robusta tela di fustagno blu utilizzata dagli scaricatori del porto detta blu di Genova, antenata della celebre tela jeans. Le tele, complessivamente quattordici, sono state realizzate fra il XVI e il XVIII secolo.

L’esposizione nel Museo Diocesano

Nell’Abbazia si trovano: il sepolcro del Doge Battista Spinola, la tomba con lapide commemorativa di Giovanni Battista Spinolaprimo Duca di San Pietro, quella della sua consorte Maria Spinola e del loro secondogenito FilippoPrincipe di Molfetta. Si conservano, inoltre, per questi ultimi due personaggi, i relativi cuscini tombali. La Sala Capitolare del Convento venne infine eretta per volere di Battista e Domenico Spinola.

Nel 1311, il patrizio genovese Magnone (o Magnano) Grimaldi, come attestato da un’epigrafe conservata nella chiesa presso l’altare della cappella di San Benedetto, fece costruire una cappella, della quale dal 1312 i Grimaldi ed i loro eredi ebbero il giuspatronato.

L’originaria cappella, che già intorno alla metà del secolo era citata come ecclesia (chiesa), era costituita da un’unica navata, larga otto metri e lunga quindici; dopo i vari rifacimenti intervenuti nel corso dei secoli, di essa restano poche tracce all’interno dell’attuale chiesa. Nel 1410 vi si insediarono i benedettini, ai quali gli eredi di Magnone Grimaldi avevano donato la piccola chiesa (sacellum) intitolata a san Nicolò e una piccola casa, che divenne la prima abitazione dei monaci. Nel 1415 la costituzione del nuovo monastero fu ufficialmente riconosciuta dal papa Martino V

I benedettini la trasformarono in chiesa conventuale, consacrata nel 1502. Si avviò così un grande processo edilizio che trasformò la piccola cappella in monastero. Risale a questo periodo (metà del XV secolo) il cambio di intitolazione dell’originaria cappella di San Nicolò ora, dedicata a San Benedetto. Il monastero ricevette cospicue donazioni dalle più grandi famiglie genovesi ed in particolare, Grimaldi, Spinola, Doria e Lercari tanto che molti dei loro esponenti lo scelsero come luogo di sepoltura. Nell’abbazia trovarono riposo le spoglie di ben tre Dogi fra cui, Battista Spinola.

Tra il Seicento e il Settecento, l’abbazia subì notevoli trasformazioni di gusto barocco, secondo la tendenza dell’epoca, che ne alterarono l’originaria struttura gotica e rinascimentale. Il rifacimento del complesso in stile barocco fu finanziato con una cospicua somma dalla famiglia Grimaldi.

Nei primi mesi del 1747 gli austriaci, cacciati da Genova nel dicembre 1746 in seguito alla rivolta iniziata con il leggendario episodio del Balilla, occuparono i dintorni da dove posero l’assedio alla città nel tentativo di riconquistarla. Tutta la Val Polcevera subì le pesanti conseguenze di questa occupazione. Il monastero fu occupato dalle truppe austriache ed i monaci dovettero trasferirsi in città, portando con sé l’archivio e buona parte degli arredi e delle opere d’arte; i monaci fecero ritorno al termine del conflitto, ma l’occupazione militare aveva prodotto numerosi danni al complesso. Nel maggio del 1797, nel corso dei tumulti popolari che portarono alla definitiva caduta del governo aristocratico, durante un’incursione nella chiesa furono distrutte molte delle insegne gentilizie che ornavano i sepolcri.

I monaci dovettero nuovamente lasciare il monastero nel 1810[, a seguito delle leggi napoleoniche sulla soppressione degli ordini religiosi. Dopo il forzato abbandono dei monaci, i locali del monastero furono venduti a privati e divennero proprietà della famiglia Delle Piane, mentre gran parte degli arredi e delle opere d’arte andò disperso o trasferito ad altre chiese. Nella chiesa fu impiantata una fabbrica, mentre i locali del monastero divennero abitazioni. Nel 1870 i proprietari fecero riaprire la chiesa al culto

I benedettini tornarono nel 1912; l’abbazia fu definitivamente soppressa nel 1939, ma i Benedettini vi mantennero un collegio fino al 1958. Negli anni cinquanta nell’ex-monastero furono ospitati operai provenienti da varie regioni del sud Italia che lavoravano alla costruzione dello stabilimento siderurgico dell’Italsider di Cornigliano. Nel 1960 il complesso fu affidato alla Piccola opera della Divina Provvidenza (Don Orione), che oltre ad officiare la chiesa, attraverso associazioni di volontariato promuove attività sociali e culturali.


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