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Loggia di Banchi, la Cultura di Palazzo Tursi si conquista il berretto da somaro

L’imbarazzante risposta piena di errori storici dell’assessore alla Cultura Barbara Grosso al consigliere Pd Alessandro Terrile sulla Loggia di Banchi. Nero su bianco l’ammissione che Tursi non ha saputo, in un anno e mezzo, fare di meglio di una mostra privata, completamente avulsa dal contesto culturale genovese, che deturpa le vetrate di un edificio storico, e fa 60 ingressi al giorno. Il berretto con le orecchie da asino di collodiana memoria è conquistato sul campo. Mentre la Cultura, quella vera, a Genova affonda. Nonostante lo stipendio favoloso del dirigente

La Cultura, quella con la “C” maiuscola, per il Comune è le vetrate ottocentesche della Loggia di Banchi coperte di enormi adesivi da anni. Su un edificio del  medioevo nella sua versione rivista dopo un incendio nel XIV secolo dove compare anche una serie disordinata di foglietti appiccicati all’ingresso. Basta fare cassa (130 mila euro in 2 anni, nemmeno poi granché) con una mostra definita tra le più visitate perché fa 60 ingressi al giorno (le code al Ducale, in effetti, non si vedono più da un anno e mezzo). Non c’è da stupirsi, visto che nella risposta scritta dell’assessore comunale alla Cultura (sic) Barbara Grosso all’interrogazione del consigliere Pd Alessandro Terrile, apparentemente uno “sfoggio di cultura”, una saccente (e inutile agli effetti della domanda del consigliere di minoranza) lezione sulla storia della Loggia della Mercanzia, ci sono errori da penna rossa. Insomma: nemmeno di copiare Wikipedia è riuscito agli uffici dell’assessore che, verosimilmente, ha apposto la firma alla lettera compilata dai suoi funzionari (ma ne ha la piena responsabilità, visto che l’ha firmata), certamente non controllandola e pensando che se di uffici della Cultura si trattava, certamente questa doveva essere corretta. E invece no. Nemmeno il sestiere hanno azzeccato, collocando la Loggia al Molo mentre invece è nel sestiere di Maddalena.
A scopo didattico a beneficio dell’assessore Grosso e per i suoi uffici, pubblichiamo le cartine dei due sestieri reperibili in rete con una veloce “googlata”. Nemmeno quella, con tutta evidenza, è stata fatta. La Loggia è nel sestiere della Maddalena, non in quello del Molo come scrive Grosso.

Andiamo avanti e troviamo nella lettera firmata dall’assessore Grosso la citazione dell’architetto Giovanni Donzello che avrebbe collaborato tra il 1589 e il 1595, con Andrea Ceresola, detto il Vannone, alla ricostruzione della struttura medioevale dopo un incendio.
Peccato che Giovanni Donzello sia stato un notaio piemontese trecentesco, mentre a collaborare alla progettazione della Loggia sia stato Giovanni Ponzello (o Ponsello), con la P di Palermo come iniziale del cognome, architetto camerale autore anche della chiesa di San Pietro in Banchi (rielaborando un precedente progetto di massima del Cantone) e che progettò una serie di palazzi privati nella nostra città. Esponente del manierismo, fu uno dei principali artefici del rinnovamento urbanistico di Genova nella seconda metà del Cinquecento. Ha anche firmato l’ampliamento del Palazzo del Principe. Gli uffici della Cultura e della Promozione della Città del Comune dovrebbe sapere chi è, visto che col fratello Domenico ha progettato anche Palazzo Doria Tursi, sede dell’istituzione oltre che diversi palazzi dei Rolli e a due ville sampierdarenesi: Villa Imperiale (detta “la Bellezza”) e villa Grimaldi detta “La Fortezza”. Insomma, non proprio un signor nessuno per la storia architettonica e urbanistica della città, uno le cui tracce si trovano anche nell’ultimissima guida per turisti oltre che su Internet, ma tant’è…

C’è poi tutto il discorsetto sul trasferimento della Borsa Merci a De Ferrari. La Borsa Merci, contrariamente a quanto affermato nella lettera firmata dalla Grosso, non andò mai a De Ferrari.

Anche in questo caso, basta googlare. Sul sito della Camera di Commercio si trova:

Fino al 1912 la sede delle contrattazioni rimase unica: Borsa merci e Borsa valori coabitavano nella Loggia di Banchi. Nel 1912 le due istituzioni si separarono, definitivamente: la Borsa Merci restò nella Loggia fino al 1985, la Borsa Valori si trasferì in Piazza De Ferrari, divenuta ormai il centro di tutte le attività direzionali cittadine.


Insomma, una lezioncina da scuola elementare compilata da una maestrina poco preparata. Una facciata e mezza di A4 per dire sciocchezze travestite da saccenza per dimostrare chissacchè, precisazioni sbagliate non necessarie in risposta a una domanda politica, quella di Terrile: perché il Comune lascia alla Loggia di Banchi ancora per un anno la mostra Cinepassioni? Che poi ha poco a che fare con la cultura della città, anche se, come spiega Grosso, fa cassetto. Che poi deturpa anche con enormi adesivi le vetrate dell’edificio storico.

Commenta Alessandro Terrile:

LOGGIA DI BANCHI, LA MOSTRA TEMPORANEA CHE DOVEVA DURARE 3 MESI NE DURERA’ 33
Rispondendo alla mia interrogazione, l’Assessore alla Cultura ha conferma la quarta proroga della mostra “temporanea” Cinepassioni, che resterà alla Loggia di Banchi fino al 20 gennaio 2020.
La risposta ripercorre la bella storia della Loggia della Mercanzia costruita nel 1589.
Ma è altrettanto originale la storia di questa Cinepassioni, nata come mostra temporanea di tre mesi dal 13 aprile 2017 al 30 luglio 2017, e poi costantemente prorogata senza lo straccio di un avviso pubblico o di una manifestazione di interesse.
Con la prima proroga nel luglio 2017, la mostra viene confermata fino al 28 febbraio 2018. Poi prorogata al 31 agosto 2018, poi ancora al 19 gennaio 2019. Ed ecco arrivare la quarta proroga al 19 gennaio 2020.
Insomma, una mostra che doveva durare 3 mesi ne durerà 33, salvo ulteriore proroga.
Non contesto il contenuto o la qualità della mostra che ha visto in media 61 visitatori al giorno, ma la totale assenza di programmazione in campo culturale di questa Giunta, e lo spregio di ogni regola per la fruizione degli spazi pubblici.

Viene da piangere a leggere che Grosso difende l’installazione perché, con 61 ingressi in media al giorno <è una delle mostre maggiormente frequentate>. Cioè: una mostra privata è tra le più viste a Genova con poche decine di ingressi al giorno mentre le istituzioni non riescono a fare nemmeno quello. L’assessore, per dimostrare pienamente che il Comune non potrebbe organizzare niente di meglio sia sotto il profilo della fruizione sia sotto quello dell’introito economico, spiega che Tursi ha incassato in due anni “ben” 131.2012.40 euro di quote d’ingresso. Che dire? Vien da piangere davvero. E il progetto della precedente giunta di assegnare la loggia a Conservatorio Niccolò Paganini e all’Accademia Ligustica che fine ha fatto? La Loggia di Banchi doveva diventare il giardino d’inverno dell’arte: dove il Conservatorio doveva fare prove aperte e concerti dei suoi ensemble e l’Accademia doveva curare esposizioni e workshop con artisti, a rotazione con altre iniziative che ora Tursi ammette di non saper organizzare.
La domanda vera è: a cosa serve un assessorato alla Cultura, con le spese che mantenere un assessore e tutti i funzionari e dipendenti comunali fa pesare sulla collettività, se l’assessore non sa quel che scrive e ammette nero su bianco che l’amministrazione in quasi 2 anni non è riuscita ad organizzare niente di meglio di una mostra, peraltro privata, da 60 ingressi al giorno? Tutto questo si aggiunge alla chiusura del museo di arte contemporanea di Villa Croce, ai disastri in termini di visitatori del Chiossone (il secondo museo di arte orientale al mondo dopo quello di Tokio che forse 60 ingressi li fa in un mese) e del Museo di Sant’Agostino. Con diversi musei compreso Palazzo Rosso che rischiano la chiusura per mano della Asl visto che non sono adeguati alle norme di sicurezza.
Via: chiudiamo la “bottega” della Cultura, viviamo da trogloditi e non se ne parli più. Almeno la collettività risparmierebbe i quasi 100 mila euro dello stipendio direttore del marketing territoriale, promozione e attività culturali della città Cesare Torre. Oltre a quello dell’assessore.

Sotto: l’imbarazzante risposta dell’assessore Grosso a Terrile

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2 thoughts on “Loggia di Banchi, la Cultura di Palazzo Tursi si conquista il berretto da somaro

  1. “La Cultura, quella con la “C” maiuscola, per il Comune è le vetrate ottocentesche della Loggia di Banchi” rileggere… C’e’ un errore di sintassi…

    1. No, è voluto. Un modo di scrivere colloquiale. Uno stile, se vuole. Ma grazie per la segnalazione.

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