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Via Buozzi, il vice presidente del Civ fa capitozzare gli oleandri e rivendica il gesto su Facebook. Ma è un reato

“Cos’è il genio?  È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”. Ecco, è la velocità che è mancata. Quella di togliere le ramaglie gettate per terra e che sono andate a costituire un ostacolo e un pericolo per i pedoni. Poi è mancato, per passare dalla citazione dal film “Amici miei” alle frasi della nonna, quel “pizzico di come si chiama”. Vantarsi su Facebook di quello che è un reato non è esattamente un colpo di genio. Ecco, perché non sappiamo se sia vero che l’autore dello scempio di almeno 4 oleandri di proprietà comunale in via Buozzi sia davvero lui (lo stabilirà la polizia locale che sta indagando sulla vicenda), però il vice presidente del locale Civ “Il Fronte del Porto” ha orgogliosamente rivendicato il gesto su Facebook con un post, ampiamente condiviso sul social.
Nell’immagine, dietro l’accusa ad Aster (che non ha tagliato nulla perché nulla c’era da tagliare), si vedono gli alberi letteralmente capitozzati, devastati senza criterio. È vietato dalla legge e dai regolamenti comunali farlo ai propri alberi, figurarsi quanto sia illegittimo farlo con quelli della collettività: gli (almeno) ultracinquantennali oleandri che in stagione regalano cascate di fiori rosa e bianchi. Analoghi alberi sono stati piantati all’inizio del 2017 nel parcheggio di interscambio dalla parte opposta della strada.
Le cesoie della potatura abusiva si sono abbattute in due punti: sui 4 alberi devastati e sui rami nascenti a mo’ di arbusto, alla base delle essenze arboree più vicine alla fermata della metropolitana. Chi ha effettuato il lavoro? Dubitiamo che un’azienda di giardinaggio, conoscendo le regole del settore, abbia voluto rendersi complice di un reato. Questo significa anche, probabilmente, che la drastica potatura non sia stata eseguita, oltre che contra legem, anche rispettando le regole fitosanitarie.
A chi davano fastidio quei rami bellissimi pieni di fiori in stagione? I maligni dicono che da tempo i commercianti ne chiedessero la potatura perché le fronde impedivano di vedere le loro insegne dalla strada e dalla sopraelevata. Noi non vogliamo credere che il motivo fosse così gretto, egoista e stupido. Preferiamo pensare alla malintesa cura fai da te del territorio da parte di chi non capisce un accidenti né di botanica né leggi dello Stato, né di regolamenti comunali. E che con qualche cesoiata e, probabilmente (vista la grandezza dei rami capitozzati) con uno sfrangiatore (una sorta di flessibile) o una motosega, non solo ha devastato gli alberi nell’immediato, ma ne ha anche pregiudicato la sopravvivenza. È vero che le aree più vicine alla metropolitana sono scarsamente manutenute e piene di erbacce, tanto da diventare una selva in primavera ed estate, ma gli alberi sono un’altra cosa e il Civ, se davvero ha commissionato lo scempio, lo scoprirà a proprie spese.

Gli oleandri fioriti in stagione

Il perché lo spiega tra le righe il regolamento comunale del verde che si riferisce, è bene dirlo, a piante di proprietà privata. Perché toccare piante comunali è proprio vietato in toto:

E’ fatto divieto di:
Capitozzare, in quanto il fatto costituisce danneggiamento, gli esemplari arborei, poiché tale tipologia di intervento modifica negativamente il quadro morfofisiologico delle piante, con conseguenze sia sullo stato fitosanitario sia fotostatico degli individui. La capitozzatura danneggia infatti gravemente e irrimediabilmente gli alberi, in quanto favorisce l’insorgenza di patologie del legno, può rendere più instabile e pericolosa la pianta, accorcia sempre significatamente la vita dell’albero e ne snatura la forma della chioma173.
Tale divieto è derogabile in caso di necessità volta a tutelare l’incolumità pubblica e privata, la dichiarazione di necessità sarà a carico dei competenti Uffici Tecnici del Comune.
Recidere a strappo le radici e lesionare le stesse con ferite laceranti, in quanto il fatto costituisce danneggiamento e facilita l’insorgenza e la successiva propagazione di patologie radicali.
E’ vietato l’uso, sulle strade di interesse comunale 96, di attrezzi meccanici rotanti (sfrangiatori) per potare alberi, cespugli e siepi, in quanto producono lesioni fortemente lacerate, sfilacciamenti, tagli multipli nei fusti e favoriscono la propagazione di fitopatogeni da ferita.
In deroga a quanto previsto al precedente punto 3. del presente articolo, possono essere effettuati interventi di potatura su rami di diametro superiore a cm 10 esclusivamente in caso di grave ed imminente situazione di pericolo. Detti interventi di potatura possono essere effettuati anche al di fuori dei periodi di cui al precedente comma 4. Si sconsiglia il taglio di rami di diametro superiore a 10 cm.

Il regolamento obbliga anche alla <disinfezione degli strumenti di taglio, all’inizio e al termine degli interventi, mediante l’uso di soluzioni di sali quaternari di ammonio al 1–2% o di ipoclorito di sodio al 2–3%>. È stato fatto? Chissà? Per questo anche quel che resta degli alberi, presumibilmente messi a dimora nell’immediato dopoguerra (ci sono foto degli anni ’30 in cui operai preparano le aiuole) potrebbe essere condannato.
Poi ci sono le leggi regionale e dello Stato secondo le quale, quanto è stato fatto in via Buozzi ha, appunto, rilevanza penale. Oltre ai guai con la legge, chi si è arrogato il diritto di danneggiare i civici oleandri rischia, per il solo regolamento comunale sanzioni da 60 a 480 euro a pianta. Più la sanzione per l’ingombro con le ramaglie che avrebbero potuto causare incidenti ai pedoni, più il costo dello smaltimento delle ramaglie stesse. Nemmeno Aster avrebbe potuto, per la legge che tutela gli alberi, fare un intervento del genere, anche fosse stato fatto a regola d’arte e non nel modo dissennato in cui, invece, è stato fatto.
Chiunque sia il responsabile del gesto, scoprirà a sue spese che le “regole” dei social non valgono nella vita reale: non sempre quel che si pensa è davvero giusto e corretto e, soprattutto, non sempre è permesso dalla legge. La frenesia di mettere alla berlina Aster su Facebook (per una cosa che né doveva né poteva fare) costerà probabilmente molto cara a chi s’è fatto prendere la mano dal qualunquismo forcaiolo che dilaga in rete. Non ci si fa giustizia da soli. Nemmeno nei confronti degli (incolpevoli) oleandri.

 

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