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Via Brindisi, Amiu razionalizza e toglie i bidoni. Disagi insostenibili per gli anziani (1 residente su 3)

Amiu toglie i bidoni per la raccolta dei rifiuti in via Brindisi. Obiettivo: razionalizzazione. Cioè: quando la burocrazia e la conduzione “privatistica” di soggetti controllati dal pubblico rendono ciechi i servizi e, alla fine, rischiano di compromettere il risultato oltre che a creare una situazione di forte disagio a una fascia debole della popolazione, quella degli anziani che in zona sono uno su 3. Tutto succede a Oregina dove ci sono molte vie private. No, non si tratta dell’accesso a condomini esclusivi, ma del risultato dell’urbanizzazione selvaggia degli anni ’50 e ’60. Una serie di strade che si dipartono da via Bari è rimasta di competenza dei proprietari degli appartamenti dei palazzi. All’epoca si fece fronte incastrando gli edifici come mattoncini Lego sulla collina al boom demografico post bellico, ma anche alla forte immigrazione dal sud, tanto che nel quartiere la presenza di cittadini di origine meridionale e insulare è ancora oggi piuttosto elevata rispetto alla media. Ben 17,7 cittadini di Oregina ogni cento sono nati nel meridione o nelle isole. Sono per la maggior parte immigrati di prima generazione, cioè, ormai, anziani che ancora vivono in quelle case. Ci sono andati a stare quando erano giovani, ci hanno cresciuto i figli, se le sono comprate col lavoro, spesso umile e faticoso. Certo non hanno mai goduto dell’ambiente esclusivo della strada privata che oggi i residenti scoprono un ostacolo concreto per la propria vivibilità. Soprattutto quando, come nel caso di via Brindisi, la via ha una pendenza così elevata: il dislivello rispetto a via Bari è di 24 metri di altitudine in 160 metri lineari.

 

Un dislivello che ora i residenti dovranno affrontare tutti i giorni per portare spazzatura organica, differenziata e indifferenziata per decisione unilaterale di Amiu che ha affisso sui portoni i cartelli che indicano i contenitori più vicini, quelli di via Bari. Una “batteria” è a 550 metri a passo “da giovane”, l’altra a 220 metri, che possono sembrare nulla a chi non ha problemi deambulatori ma, anche alla luce del dislivello, per chi è malfermo sulle gambe a causa dell’età, per chi deve uscire di casa col carrello perché non ce la fa a portare i pesi della spesa, per chi è costretto a camminare col bastone diventa una via crucis quotidiana

Torniamo dunque al contesto demografico e sociale del quartiere. Abbiamo raccontato come quella zona si sia popolata ai tempi della costruzione dei palazzi, vediamo, ora, la fotografia contemporanea. A Oregina, a differenza del totale del territorio del Municipio (dove l’indice di vecchia è fortemente abbassato dal centro storico e del Lagaccio grazie alla forte presenza di minori delle famiglie straniere immigrate) l’eta media e più alta della media cittadina: è di 48,3 anni (a fronte di 47,1 anni della città) con un’indice di vecchiaia di 280,9 (232,2 quello di Genova). Questo vuole dire che ci sono quasi 281 anziani ogni 100 ragazzi di età inferiore ai 15 anni. Non basta: di questi anziani, ben 31 su 100 vivono soli, senza contare quelli che vivono con soli altri pazienti coetanei, quindi anche loro anziani. Per dirla in soldoni, tutta questa gente non ce la fa a percorrere i famosi 220 metri in pendenza con il bastone e i vari sacchetti della differenziata. Ma ad Amiu non importa: via i contenitori dalle strade perché così si ottimizza, si risparmia tempo e personale, si usano solo mezzi grandi. A farne le spese sono i nonni. Si fa presto a razionalizzare senza tener conto del “fattore umano”, del contesto demografico, di quel numero abnorme di persone che, per vari motivi, si è concentrato lì negli anni ’50 e ’60 e ora sono anziane e molto spesso sole. Per loro è già difficile sollevare i coperchi dei cassonetti col pedale e contemporaneamente alzare il braccio per inserire i sacchetti. Ma la “ragion d’azienda” non tiene conto di tutto questo. Si pretende che i nonni percorrano strade in forte pendenza e poi “litighino” con contenitori difficili da aprire anche per un giovane per fare una rigorosa la differenziata perché, altrimenti, come ha detto diverse volte il sindaco Marco Bucci in consiglio comunale, aumenterà la Tari. È vero che a volte i cittadini sono pigri a fare la differenziata, ma è anche vero che porre davanti ai soggetti deboli un percorso a ostacoli vuole dire pregiudicare il raggiungimento dell’obiettivo con una politica del conferimento quantomeno miope. Alla luce di tutto questo, il volantino apposto nei portoni di via Brindisi suona come un cieco sopruso nei confronti dei più deboli, un “facciamo di meno e voi arrangiatevi” detto a chi, per età e conseguenti condizioni di salute, non solo non può “arrangiarsi” se non con una fatica intollerabile, ma ha anche difficoltà a comprendere le nuove regole.

<È stato deciso – dice il presidente del Municipio, Andrea Carratù, che si debbano disporre ovunque batterie di contenitori per la raccolta differenziata, quindi tutta la serie di contenitori per indifferenziata, organica e differenziata. Ovviamente, in strade come via Brindisi non ci stanno e, in più, i grandi mezzi per svuotare i cassonetti, tra l’altro, nelle strade collinari nemmeno ci passano o non riescono a fare manovra>. Il timore è quello che i contenitori spariscano da tutte le strade collinari, non solo a Oregina. Amiu diminuirebbe gli sforzi e il personale scaricando sui cittadini, e ci può anche stare. Ma non dove gli anziani (ultrasessantacinquenni) sfiorano il 30% e il 15,5% della popolazione ha addirittura più di 75 anni. Cioè: un abitante su 3 è a rischio per età, di problemi di deambulazione e più di uno su 6 è impensabile che ce la faccia. Tutti i dati statistici che abbiamo snocciolato sono quelli ufficiali dell’Atlante demografico 2017 del Comune di Genova e per l’andamento demografico previsto, che va verso l’inesorabile invecchiamento della popolazione residente,  possono soltanto peggiorare. Pretendere che tutti questi anziani si sottopongano a quotidiani “Giochi senza frontiere” per raggiungere i cassonetti, se non fosse disumano, sarebbe ridicolo.

C’è, poi, un altro problema, spiegato dal presidente Carratù: i bidoni dell’umido non vengono svuotati tutti i giorni (perché non si riempiono) e farlo è anti economico ed esporrebbe l’azienda a un carico di lavoro e a una spesa maggiore. Solo che i contenitori, che secondo Carratù in certi casi non vengono liberati dal contenuto anche per parecchi giorni. Diventano, così, fonte di un fetore insopportabile, come accade, ad esempio, anche in piazza Goffredo Villa, praticamente in Spianata Castelletto, dove incrociano anche parecchi turisti. Ma non succede solo. Accade un po’ su tutto il territorio, sotto le finestre dei cittadini che, se abitano ai primi piani, asfissiano.

La città non è un’azienda che può funzionare solo con una logica di contenimento dei costi e di riduzione del personale. La città è una comunità fatta di persone che hanno diritto di non vivere a quotidiano contatto con la puzza di discarica di un bidone dell’umido, dove la spazzatura fermenta, e di non dover affrontare fatiche insostenibili e addirittura impossibili, come per i 2.047 abitanti anziani (su 6.824) di Oregina.

L’imbocco di via Brindisi da via Bari.

 

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