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Pullmino in zona rossa per i servizi dei media, “affare di stato” o tanto rumore per nulla?

In merito al passaggio dei giornalisti nella zona rossa di via Porro e via Fillak, il Comune precisa che <l’azione messa in atto dall’amministrazione comunale era l’unica praticabile a tutela del diritto di cronaca e della professione su un fatto che è considerato di estrema rilevanza nazionale ed internazionale. La scelta è stata presa in piena sintonia con Vigili del Fuoco e Protezione Civile, realizzata in maniera da non intralciare le operazioni di chi ha lavorato in via Porro e via Fillak. Il tutto si è svolto nel pieno rispetto e tutela delle famiglie impegnate nel trasloco che – in zona rossa – non sono state in alcun modo ostacolate e tantomeno sono state riprese da telecamere, smartphone e macchine fotografiche dei giornalisti accreditati durante le operazioni>.
<Dallo scorso 14 agosto – prosegue la nota di Tursi – abbiamo sempre operato per tutelare le famiglie sfollate impedendo ai mezzi di comunicazione l’accesso in aree nelle quali avrebbe potuto essere violata la privacy delle persone, non permettendo l’ingresso in zone vietate e in aree dove i giornalisti avrebbero potuto essere d’intralcio alle operazioni delle persone autorizzate. Anche alla luce di quanto sta emergendo, rispetto a critiche che arrivano direttamente dalla categoria, ricordiamo che abbiamo cercato di rispondere alla richiesta che ci è arrivata da molti media locali, nazionali ed internazionali: il fatto che al Comune di Genova siano arrivate oltre cento richieste di autorizzazione dimostra quanta attenzione vi fosse sull’argomento>.
<Fa molto riflettere – conclude la nota di Tursi – che le critiche arrivino anche da testate che risultano accreditate e che sono salite sul pulmino con fotografi, operatori e giornalisti all’interno della zona rossa pubblicando subito dopo il materiale realizzato>.


Per quanto ci riguarda, vogliamo aggiungere che: il nostro mestiere, quello del giornalista, è raccontare. Come lo abbiamo fatto nelle alluvioni, come lo abbiamo fatto nel momento del crollo della torre piloti. Non dobbiamo interpretare o scegliere cosa raccontare se quello che raccontiamo sta nelle regole della deontologia della nostra professione. Poi ci sono sensibilità diverse. Noi, ad esempio, abbiamo deciso di non andare a intervistare i superstiti o le famiglie delle vittime. Non ce ne facciamo un vanto, non ha sbagliato chi lo ha fatto. Semplicemente non era nelle nostre corde, nella nostra sensibilità. Abbiamo, però, dato notizia delle morti e del ritrovamento dei cadaveri (sono “fatti storici”), delle condizioni di salute degli sfollati e di quando sono usciti dall’ospedale. Quello di oggi è stato il primo passo verso la normalità per gli sfollati. La prima notizia positiva dopo tanto tempo. Non abbiamo ripreso le famiglie, le persone (se non quelle che hanno volontariamente parlato con noi fuori dalla zona rossa, prima o dopo). Nessuno di noi ha visto il servizio in zona rossa come una gita turistica: vedere e raccontare per noi è lavoro. Abbiamo raccontato anche questa volta del lavoro dei vigili del fuoco, degli uomini della protezione civile. Abbiamo ripreso il ponte sopra le case, le piattaforme che andavano su e giù dai balconi, i pompieri che le riempivano. Narrando come sempre quello che stava accadendo. È andato tutto secondo il progetto, ma se ci fosse stato qualcosa di storto avremmo raccontato anche quello, anche per questo motivo era importante esserci.
La scelta del pulmino aperto è stata, per quanto ci riguarda, oculata: si dovevano fare delle riprese e serviva il tetto aperto. Tutte le insegne del pullman erano state coperte. Non era opportuno scendere perché nel caso dell’allarme dei sensori bisogna essere fuori dalla zona rossa in 4 minuti. A nostro parere c’è un solo modo di fare il giornalista: esserci e raccontare ciò che si vede. Nessuno di noi costringe gli sfollati a dichiarazioni. Si raccolgono solo quelle che vengono concesse, a volte perché per loro è un modo di sfogarsi e di parlare dei problemi “singoli” che altrimenti rischierebbero di passare sotto silenzio. Crediamo che tutti i media abbiano fatto un grande lavoro perché la loro condizione non venisse ignorata o dimenticata. Serviamo anche a quello: siamo quelli che ribaltano la loro voce a Genova, in Italia, nel Mondo. Tutto deve essere fatto nel massimo rispetto, questo è ovvio. ma non farlo è tradire la missione del nostro lavoro.

Monica Di Carlo

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GenovaQuotidiana

Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana Partita Iva 02485610998 Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

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