Annunci

Scuola e tarocchi

Ho un’amica, giornalista come me, incontrata insieme ad un altro amico giornalista, Michele Giordano, sulle scrivanie della redazione del “fu” Corriere Mercantile, che per qualche caso della vita si è messa a studiare i tarocchi. Escluderei che abbia capacità divinatorie o almeno non me ne ha mai dato le prove. Pero’ la mia collega Elisabetta Rossi è persona che fa le cose seriamente, perciò si è diplomata a Londra nella lettura psicologica dei Tarocchi Mitologici secondo il metodo di Liz Greene, presso The Mythic Triumphs Centre. E ieri pomeriggio alla libreria Feltrinelli, davanti a una sala gremita, a dire la verità molte, moltissime più donne che uomini, ha presentato il suo nuovo libro. “Tarocchi narranti. Arcani Veneziani” edito da Erga. Un volume con le belle foto di Michele Alassio. Devo dire, sin dall’inizio, che mi sono accostato all’evento con il tipico scetticismo di chi ha sempre cercato di far prevalere la parte razionale e il rigore scientifico, e comunque con la curiosità subdola di chi si aspetta di incontrare in libreria, una delle tante sette che, in questa era tipicamente tecnologica e comunque in preda all’incoscienza, cavalca e vive il suo proscenio, interpretando il dogma esclusivo “dell’io sono”, e per questo non concedendo al dubbio e agli altri alcuna possibilità di esistere.

Eppero’ mi sono accorto che ero lì per ascoltare dalle parole di Elisabetta e di Michele Giordano l’esatto opposto. Ovviamente, essendo razionalista pratico il dubbio in maniera quasi dogmatica e, altrettanto ovviamente mi piace sperimentare. E al termine di qualsiasi esperimento applico come un lato essenzialmente positivo del mio caratteraccio la predisposizione, che a mio avviso è essenzialmente una capacità, a ricredermi e a chiedere scusa. Come un esempio di forza più che una debolezza.

Percio’ il volume di Elisabetta Rossi, da ieri, fa parte della mia libreria. Insieme al bellissimo mazzo di  78 carte allegato con i disegni di Michele Alassio, fotografo veneziano di fama internazionale che ha collaborato con le principali riviste del mondo sia nel campo del reportage artistico che quello della comunicazione pubblicitaria. Elisabetta, originaria della Spezia, dopo aver trascorso e lavorato per buona parte della sua vita a Genova, si è trasferita a Venezia, città esoterica per antonomasia, continuando a sviluppare li’ la sua passione che è diventata anche fonte ispiratrice per lo studio e per la sua attività di scrittrice. Dico sin da subito che, a mio modesto parere, l’autrice che io ho conosciuto molto giovane nella redazione del Corriere Mercantile, quotidiano del pomeriggio per il quale collaborava, è stata molto brava nel suo ultimo lavoro a rendere più fruibile un mondo a cui, per i più diversi motivi, ma essenzialmente per comprendere meglio se stessi legandosi alle vicessitudini e all’interpretazione della propria esistenza, si sono avvicinati, nel corso della loro vita, intellettuali, artisti, letterati e scrittori di fama. Da Italo Calvino a Federico Fellini, da Milo Manara a Tonino Conte, sino a Fabrizio De Andre’. E solo per citare i più’ famosi. Senza dimenticare, ovviamente Alejandro Jodorowsky e Liz Greene. Spiega Elisabetta Rossi, tanto per stuzzicare l’appetito di noi profani – e pure un po’ scettici- “Se scrittori, pittori, scultori, registi, psicologi, fumettisti, storici dell’arte, fotografi, cantautori, collezionisti  prima o dopo nella loro vita si cimentano con il linguaggio simbolico dei tarocchi, il motivo è da ricercare all’origine dell’atto creativo. Karl Jaspers stabilisce che “come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla , così di fronte alla forza vitale dell’opera d’arte non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita”.

E, sono sempre parole tratte dal libro, “Franco Arminio, peta-paesologo che spopola sul web incita  a ripartire “dal sacro che ci rimane””. Con l’avvertenza “ Da quando abbiamo smesso di credere all’invisibile e al sacro, tutto il visibile e il profano non ci basta più e ci bastera’ sempre meno”. Spiegando, almeno in parte, la crisi di identità’ di questi tempi, in cui tutto  sembrerebbe più semplice e a portata di mano e immagine, con la necessità di tornare alla esigenza di un esame interiore che non viaggi esclusivamente su formule comunicative e dimostrazioni esteriori della propria esistenza. Dal selfie, al food, dagli slogan politici, alla ricerca di autorevolezza attraverso interminabili disquisizioni social che ammettono esclusivamente le proprie convinzioni e finiscono per demonizzare quelle degli altri. E’ la crisi della società occidentale, si potrebbe obiettare, basata sul successo e sull’idea esteriore che, anche sul web preferiamo dare di noi stessi.

Ancora Elisabetta Rossi spiega “Attraverso i tarocchi è’ possibile  riconoscere, come parte integrante  della natura umana, gli impulsi aggressivi al pari delle qualità, comprendere di essere più grandi dell’idea che abbiamo di noi stessi, scoprire mondi nuovi. Più si impara a vedere l’ombra più si vede la luce. E viceversa. Gli arcani non descrivono parabole fini a se stesse e, soprattutto, non sono immagini rassicuranti. Parlano di Amore e Morte, Morte e Resurrezione, Crisi e Opportunita’, di tutte le ambivalenze che ci abitano e che ci rendono permeabili alla vita. Gli Arcani aiutano a individuare la visione autentica e non convenzionale della vita, a porre domande, a comprendere che nulla è irrimediabile, ma solo incompleto”.

E non a caso il libro di Elisabetta Rossi vuole essere una chiave per parlare a noi stessi e per meglio consentirci di scoprire noi stessi. Perciò il capitolo “Grammatica”, che prelude una sorta di vocabolario in cui si spiegano i significati tra amore, lavoro e mito degli Arcani maggiori, si apre con una frase di Jodorowsky “ I Tarocchi, quando tu li studi, li memorizzi e ci lavori sono uno strumento che ti permette di cambiare, di mutare, di vedere più lontano, di ampliare la visione. Al di la’ delle parole”. E l’ultimo lavoro della Rossi vuole essere in definitiva un manuale per entrare in più stretta connessione con noi stessi attraverso i vari modi di stesura.

E mi piace legare la mia prima esperienza al cospetto con la tarologa a un recentissimo post di Simone Regazzoni, il popfilosofo scrittore di romanzi thriller e studioso, il cui ultimo lavoro appena licenziato è un saggio su Jacques Deridda, filosofo e maestro di Regazzoni all’Università di Parigi. Uscirà l’11 ottobre edito da Feltrinelli. Spiega il popfilosofo “Una monografia tutta incentrata attorno al “desiderio della scrittura” come eredità del pensiero di Deridda. Il mio omaggio al pensiero di un filosofo e a un maestro che non dimenticherò mai”.

Ovviamente complimenti a Regazzoni che incrocia politica, arti marziali e scrittura. Ma non è del Regazzoni scrittore, ne’ del saggista, ne’ del cultore di arti marziali che intendo parlare. E tantomeno del politico, politologo, comunicatore che negli ultimi tempi ha imboccato derive e omaggi alla comunicazione del capitano Salvini, che sono in grado di assecondare soltanto sino a un certo punto.

 

 

Il Regazzoni che seguo comunque ma mi piace condividere maggiormente è quello che mi riconcilia con la sua entità terrena. Di papà attento, di marito che ha festeggiato i dieci anni di matrimonio. Quello che ammette prontamente di essere stato sconfitto dalla praticità della figlioletta Julia, che si avvia a frequentare il secondo anno delle elementari. Insomma quello che ogni tanto sveste i panni del superuomo per ridiscendere, tra razionale e sentimento, fra noi comuni mortali.

E mi piace legare Simone a Elisabetta, anche lei – vedi caso – scrittrice. Ed entrambi, casualmente, oppure no, a creare un parallelo creativo fra le proprie esperienze e la scrittura.

 

 

 

Comunque, il post di Simone di cui voglio parlare in questo caso è apparentemente, ma solo apparentemente, altra cosa. Al pari del libro di Elisabetta Rossi costituisce un manuale. E se quello dei tarocchi può essere, in ultima analisi, incentivo e motivo per guardare meglio e più approfonditamente nell’essenza della nostra esistenza, le cinque regole auree, già santificate o in odore di santità’, dispensate dal popfilosofo in uno dei suoi ultimi post sul suo profilo facebook, ci consentiranno, senza ombra di dubbio, di vivere meglio dopo questo convulso inizio di anno scolastico. Basterà osservarle interamente per non cadere in secche indesiderate e finire miseramente per naufragare.

Scrive il professore “Cinque regole per sopravvivere alle elementari dei nostri figli

1)Non socializzare con gli altri genitori: una volta creato il gruppo sarete irretiti nelle spire di una delle forme più subdole e pericolose di setta contemporanea da cui si esce solo con un sacrificio umano.

2)Non partecipate alle chat WhatsHapp, al terzo giorno, dopo che si sarà discusso, ininterrottamente, del colore giallo Giotto scomparso dall’astuccio di Debora, con sottodiscussioni che spaziano dalla qualità delle matite alla moralità pubblica (con l’intermezzo di un papa’ che avrà proposto di realizzare a mano lui stesso i colori per tutti, ma che sarà stato guardato con sospetto), samara si “The ring”vi sembrerà una simpatica, amorevole compagnia.

3)A domanda diretta, di qualsiasi tipo, sorridere e rispondere sempre “Le maestre hanno ragione”. Verrete emarginati immediatamente su ordine della mamma leader che vuole prendere il posto delle maestre: sarà la vostra salvezza.

4)Non prendere parte a gruppi di genitori che vogliono “supportare” le maestre, né a gruppi di papà  ne vogliono fare lavoretti di restauro a scuola: è l’inizio della scuola ombra che conduce al punto 5.

5)Non prendere parte a gruppi di lavoro sulle prossime 10 riforme della scuola che uno dei genitori, architetto, ha abbozzato durante l’estate e che vorrebbe discutere con voi. Potrebbe iniziare a mandarvi messaggi vocali in cui legge i documenti che ha elaborato”. E vabbe’, verrebbe da dire, quanta saggezza in un uomo solo.

Manca pero’ un arcano fondamentale per leggere e interpretare in maniera corretta tutto il post di Regazzoni. Una sorta di sesta regola aurea che ci fornisce la moglie Micaela Scaranello in un commento al post del coniuge “Ti manca il punto 6: delegare TUTTO e dico TUTTO a tua moglie”. Con pronta risposta del Regazzoni, già messo alla gogna dalle amiche social della moglie “E’ il minimo ma poi accade “lo. Dai che la mamma X ha scritto che… e la mamma di Y ha risposto che…. ma poi la mamma di Z che l’anno scorso era amica “ E io comincio a dare le testate sul mobile della cucina”. Con Giovanni Viberti che ci mette la sua pietra tombale “Hai descritto il male”. E viene comunque da pensare che dietro un grande uomo ci debba per forza essere una grande donna. A volte capace di dimostrarsi persino superiore. Ma con tutta l’umilta’ necessaria per lasciargli completamente la scena. Proprio ieri guardavo TikiTaka- il calcio è il nostro gioco – la trasmissione condotta da Pierluigi Pardo in seconda serata su Italia 1 – a cui era invitata Wanda Nara, la moglie di Maurito Icardi, il bomber dell’Inter. E fatte le dovute proporzioni, e, soprattutto, senza alcuna intenzione di mancare di rispetto al popfilosofo e signora, pensavo esattamente la stessa cosa.

Non mi resta che blandire con comprensione e per comprensione almeno un po’ il popfilosofo. E naturalmente la di lui decennale signora. In fondo è questo il Regazzoni che prediligo per la sua lucidita’. Astuta e terrena.

Il Max Turbatore

Annunci

GenovaQuotidiana

Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana Partita Iva 02485610998 Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Annunci
Annunci
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: