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Ponte Morandi, in mille alla fiaccolata di Certosa. Il parroco: “Il quartiere non deve morire”

 

Certosa isolata chiede di essere liberata al più presto. Molti commercianti temono che i loro negozi, che hanno perso il 70% degli incassi, non arrivino a Natale e chiedono finanziamenti a fondo perduto allo Stato e alla Società Autostrade. Stasera mille residenti in piazza. Alla fine della manifestazione una giovanissima cantante ha intonato le note di le note di Hallelujah di Leonard Cohen e sono stati liberati 43 palloncini bianchi, tanti quante le vittime della tragedia di Ponte Morandi – FOTO E VIDEO

In mille alla fiaccolata di Certosa che non vuole morire. Parroco in testa. <Siamo qui anche per gridare che non possono permettere di lasciarci isolati. Questo non è possibile. Questo deve risolversi. E allora chiediamo con forza, tutti quanti, che questo avvenga e avvenga quanto prima, perché il nostro quartiere muore e questo noi non lo vogliamo> ha detto Don Gianni, parroco di San Bartolomeo della Certosa. Ed è stato interrotto da un lungo applauso. <La morte nel cuore l’abbiamo già – ha continuato -. Non si può continuare in questa maniera. Dateci una via d’uscita!>. Poi la preghiera per i defunti, per le loro famiglie e per quelle degli sfollati affidate alla Madonna della Guardia, il cui santuario sta dall’altra parte del Polcevera, sul Monte Figogna, a guardare una valle che oggi avrebbe proprio bisogno di un miracolo.

Don Gianni ha detto che bisogna fare presto, ha incitato la popolazione a chiedere con forza di non essere dimenticata, a chiedere interventi veloci. Certosa ora è un’isola, collegata alla città solo da una metropolitana giocoforza sempre stipata, nonostante siano state aumentate le corse. E meno male che c’è, altrimenti sarebbe impossibile andare in centro a piedi. E chi si muove necessariamente in auto a tornare a casa ci mette anche due ore, passando dal casello di Bolzaneto dell’A7 e tornando indietro in un traffico infernale. <È anche per questo che i nostri negozi hanno perso il 70% dell’incasso – spiega Ylenia Mocci, commerciante -, perché non solo qui non arriva più nessuno da fuori, ma i residenti che prima facevano la spesa tornando a casa ora arrivano troppo tardi> e così comprano prima di rientrare, in altre zone. Molti negozi temono di non arrivare a Natale in queste condizioni.
<Bisogna che lo Stato e la società Autostrade ci aiutino – dice Ylenia -. Servono finanziamenti a fondo perduto perché altrimenti qui a Natale siamo tutti chiusi. Gli incassi sono crollati, ma noi dobbiamo continuare a pagare affitti e bollette>.
Nonostante questa drammatica situazione, i negozianti non pensano solo ai loro guai. Hanno realizzato e fatto stampare da un’azienda della zona una maglietta col logo del ponte, un cuore e la scritta CertosiAmo. Il ricavato andrà interamente alle famiglie delle vittime. Il prezzo è di 10 euro.
Venerdì, a un mese esatto dalla tragedia, mentre sull’altro lato del Polcevera si teneva la manifestazione ufficiale con le famiglie delle vittime e gli sfollati, in via Fillak la gente di Certosa piangeva i morti e lanciava in aria 43 palloncini, tanti quanti i bambini, i ragazzi, gli uomini e le donne che hanno perso la vita.

 

 

Anche stasera, all’ombra del moncone di levante del ponte, sono stati liberati 43 palloncini bianchi, una sorta di silente preghiera al cielo, mentre una giovanissima cantante, di soli 12 anni, intonava le note di Hallelujah di Leonard Cohen (nella seconda parte del primo video) e nella folla con le candele accese la commozione prendeva il sopravvento.
In strada, con la gente di Certosa, i capigruppo in consiglio comunale del Pd, Cristina Lodi, e della Lista Crivello, Gianni Crivello, i capigruppo del Pd e di Rete a Sinistra-LiberaMente in consiglio regionale Giovanni Lunardon e Gianni Pastrorino, il presidente del Municipio Valpolcevera Federico Romeo con i consiglieri di centrosinistra e della Lega, i consiglieri del Municipio Centro Est Fabrizio Maranini, Lucia Amedeo e Stefania Mazzucchelli (Pd).

 

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