Annunci

La dolorosa giornata del ricordo che ha unito i genovesi nel lutto, ma anche nella voglia di ripartire

A 31 giorni dal crollo del ponte, le cerimonie del ricordo in Valpolcevera e a De Ferrari dove sono arrivate 10 mila persone. Gli abitanti di Certosa e della Valpolcevera si sono riunite in via Fillak. È nato Pietro, il figlio di uno degli scampati alla tragedia. Posizionati i primi sensori sui monconi del ponte. Il premier Conte: <Commissario entro 10 giorni>. Toti: <Giuro che Genova riavrà il suo ponte>. Bucci: <Io commissario? Se me lo chiedono mi tiro su le maniche>. Mezzi pubblici presi d’assalto, viabilità in crisi. Le magliette “Genovanelcuore” vanno a ruba: commercialista le vede sulla bacheca dell’assessore Garassino e ne compera 100

 

Il cuore di Genova sta nel mare ondeggiante di gente col cellulare in mano, puntato sul palco, o che applaude le forze dell’ordine, che si spella le mani quando appaiono il sindaco marco Bucci e il presidente della Regione Giovanni Toti, che piange con Tullio Solenghi quando legge i nomi delle 43 vittime del crollo di Ponte Morandi.

LE MAGLIETTE – Ma sta anche nelle code in via Garibaldi per comprare le magliette “Genova nel cuore”, la cui vendita finanzia gli interventi dell’emergenza. Tutti in fila, al mattino e al pomeriggio, per consegnare i 10 euro e avere in cambio le T-Shirt che in molti indossano in serata a De Ferrari, una sorta di divisa di quelli che piangono la tragedia, ma sanno anche non rassegnarsi. Tutti lì, ad aspettare senza mugugnare, per una sorta di incantesimo che si chiama “orgoglio di essere genovesi”. Le magliette vengono continuamente rifornite ai punti vendita, gli Iat, gli uffici di informazione turistica. Ci sono Civ del centro storico che di magliette ne hanno comperate una trentina e qualche titolare di bar ha deciso che sarà la divisa dei propri dipendenti per un po’.
Ci sono quelli che ordinano online dall’estero, quelli che chiedono agli amici di acquistare e spedire. E un <commercialista che non conosco personalmente – racconta l’assessore Stefano Garassino – che avendo visto i video appelli sulla sua bacheca Facebook mi ha scritto per assicurarsene un centinaio>, versando poi allo Iat mille euro esatti. Gli incassi continuano a salire e non è finita qui. La promozione di questa singolare forma di auto finanziamento pubblico viene proseguita senza sosta dagli assessori comunali e regionali con tutti i mezzi, sui social, ma anche di persona. I genovesi rispondono, ma non soltanto loro. Le richieste di acquisto stanno arrivando da tutto il mondo, ma anche da diversi paesi esteri.

IN DIECIMILA PER PIANGERE, RINGRAZIARE E CHIEDERE IL PONTE

 

In diecimila questa sera sono arrivati a De Ferrari. Con la signora bene molto bionda e molto griffata accanto all’operaio con ancora addosso i vestiti da lavoro. Gente di destra e di sinistra, italiani e stranieri, come italiani e stranieri sono stati i moti nel crollo. Quasi come se si fossero messi d’accordo per partecipare a un rito catartico: piangere assieme, promettersi assieme di trovare la forza per fare in modo che Genova non muoia. Il panorama, da Palazzo Ducale, era simile a quello delle grandi manifestazioni sindacali degli anni ’70 o alle immagini dell’Istituto Luce sulle visite di Mussolini alla città. Solo che stavolta l’impressionante massa umana non aveva colore se non quello delle divise delle pubbliche assistenze e del bianco della maglietta “genovanelcuore“, tutti uniti a a dirsi e a dire che senza ponte non si va avanti e che ognuno deve fare la sua parte.

Toti: <Giuro che Genova riavrà il suo ponte>

<Io giuro che questa città riavrà il suo ponte, costi quello che costi, perché non è solo un ponte ma è il simbolo di una città di una regione e di un paese che guardano al futuro con coraggio. Lo meritano quelle 43 persone che saranno ricordate sempre e le molte centinaia di migliaia di genovesi che ci credono: ricostruiremo un ponte bellissimo e sarà il risultato di tutti, prima di tutto di tutti voi che siete qui stasera. Grazie Genova> ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti dal palco della commemorazione. <Abbiamo iniziato con 43 nomi di persone che non ci sono più – ha detto il presidente Toti iniziando il suo intervento – e siamo in questa piazza per chiedere per loro verità e giustizia. Ma c’è un altro nome che vorrei fosse presente in questa piazza, si chiama Pietro, è nato ieri e quando ho conosciuto suo papà Gianluca stava in una camera dove sta ancora al San Martino per le ferite riportate. Ai soccorritori e ai medici che lo hanno estratto dalle macerie e curato ha continuato a dire: ‘Devo vivere per veder nascere Pietro’. E questo, oggi, deve essere il grido di questa piazza: Genova deve vivere per i tanti Pietro che sono nati ieri, che nascono oggi e nasceranno domani e hanno diritto a vivere in una città sicura e prospera. Dobbiamo essere orgogliosi di tutte le cose fatte fino ad oggi, in questo mese dalla tragedia: ci siamo rimboccati tutti le maniche, abbiamo costruito strade, consegnato case a tutti coloro che ne avevano bisogno, rimosso le macerie dal torrente Polcevera, passo dopo passo, con la concretezza e la determinazione dei liguri, della gente che va per mare e sa bene quanto può essere pericoloso essere velleitari, sbagliare vento e rotta>.

<Vi ho sentito vicini e vorrei ringraziarvi tutti, non solo chi è salito sul palco: i vigili del fuoco, le forze di sicurezza, i volontari, i medici e gli infermieri degli ospedali. Tutti si sono messi a disposizione chiedendo come potevano dare una mano per ripartire. Genova – ha proseguito il governatore – ha già imboccato la rotta giusta. Questa è per Genova la piazza degli eventi solenni, di quelli allegri e di quelli tristi. Quando vogliamo stare insieme ed essere una sola famiglia. È la piazza dei giuramenti e delle grandi battaglie. È la piazza in cui nel 1979 vennero celebrati i funerali di Guido Rossa e la città giurò che il terrorismo non avrebbe vinto. Oggi siamo qui per ripetere un giuramento: io giuro, e voi lo giurate con me, che questa città riavrà il suo ponte, costi quello che costi, perché non è solo un ponte ma è il simbolo di una città di una regione e di un paese che guardano al futuro con coraggio. Lo meritano quelle 43 persone che saranno ricordate da quel ponte e le molte centinaia di migliaia di genovesi che ci credono: ricostruiremo un ponte bellissimo – ha concluso – e sarà il risultato del lavoro di tutti. Grazie Genova>.

<Non me lo hanno chiesto, ma se lo chiedono mi tiro su le maniche e mi darò da fare. Figuratevi se dico di no, se me lo chiedono, cosa pensa poi Genova?> ha detto stasera il sindaco Marco Bucci rispondendo ai giornalisti. In mattinata aveva detto di non aver nulla in contrario nemmeno a una nomina di Edoardo Rixi, che però è diventato ieri sera vice ministro, tra l’altro all'”edilizia speciale”, quindi anche alla ricostruzione del ponte.
Il Sindaco insiste sulla necessità di trasformare la crisi in opportunità: <La città non solo sa camminare, sa correre – ha detto – Bisogna essere ottimisti, tirarsi su le maniche e pensare sempre che domani può essere meglio di oggi>.

 

Il premier: <Commissario entro 10 giorni dall’approvazione del decreto>

Sia Toti, sia Bucci sono stati accolti con un caloroso applauso dalla folla della piazza. Applausi (concentrati in particolar modo in un gruppo sul lato sinistro rispetto al palco), ma con qualche fischio, anche per il premier Giuseppe Conte. Qualcuno ha scandito più volte la parola “ponte”. <A dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto – ha detto il presidente del Consiglio – ci sarà il commissario con un mio decreto, ed è un commissario che avrà pieni poteri>. A quel punto da un gruppo di persone è partito il coro: “Toti, Toti”. Intanto è stato chiarito che, anche se non era stata citata in conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, è stata prevista la cassa integrazione in deroga. Gli enti locali chiedono anche assunzioni in deroga alla legge Madia, che invece non sono stati previste, ma potrebbero essere inserite. Parlando di assunzioni, una frase ha fatto sobbalzare i presenti, quando il presidente del Consiglio ha parlato dell’assunzione di <giovani laureati con esperienza>, un ossimoro che qualcuno ha contestato.
Dopo la messa in cattedrale, Conte ha incontrato Presidente della Regione e Sindaco. Il dialogo riprenderà martedì a Roma con un tavolo di lavoro con gli enti locali. Sul commissario straordinario, Conte non ha detto solo che <sarà bravissimo>.

Cerimonia del ricordo in via Tea Benedetti, cittadini di Certosa e della Valpolcevera in via Fillak

Quello che è certo è che la città si è compattata sul tema “ponte”. Anche nell’opposizione pochi  (fondamentalmente solo il M5S in coerenza con le posizioni dei ministri Di Maio e Toninelli) contestano l’operato di Toti e Bucci nell’emergenza.
Gli sfollati vorrebbero certezze sui tempi di rientro nelle loro case per recuperare gli effetti personali. Sono stati installati i primi dei 300 sensori che saranno posizionati per capire se i monconi del ponte sono stabili e poter aprire, dopo una decina di giorni di monitoraggio, la possibilità di rientrare nelle case per portare via almeno le cose più care e preziose.
Intanto, mentre dall’altra parte del Polcevera si svolgeva la cerimonia del ricordo a un mese esatto dalla tragedia, alla presenza dei parenti delle vittime, in via Fillak si sono date appuntamento centinaia di persone, compresi molti degli sfollati di via Porro. Dopo il minuto di silenzio osservato in tutta la città, sono cominciati 43 rintocchi di campana tibetana e sono stati liberati 43 palloncini bianchi, uno per ogni vittima della tragedia. ceri, fiori e bigliettini sono stati depositati ai piedi di uno striscione, realizzato con un lenzuolo, che recava la scritta: “14 agosto ’18, una comunità che vuole rinascere”. La vallata è ancora chiusa completamente al traffico su entrambe le sponde. Anche in questo caso, il responso dei sensori e i piani per l’abbattimento saranno fondamentali.

 

Vallata in crisi senza trasporti

Senza viabilità (se non dal casello di Bolzaneto per i mezzi pesanti e da Borzoli per le auto e le moto) la vallata muore. Muoiono le attività commerciali. L’unica via pedonale è la metropolitana, che è gratuita tra Dinegro e Brin, ma spesso sovraffollata. Per arrivare a Sampierdarena, poi, bisogna fare un giro lunghissimo.

In crisi a causa della viabilità di emergenza un po’ tutto il ponente che si sostituisce al ponte anche per il passaggio dei mezzi pesanti. Questa la situazione a Sampierdarena.

Per fortuna sta davvero per terminare la strada del papa, in area portuale, realizzata in un mese (le foto sono di stanotte). E allora qualcosa potrebbe cambiare. L’apertura dovrebbe avvenire lunedì, contestualmente all”apertura delle scuole. Allo stato attuale, nonostante i molti provvedimenti, l’unico mezzo che non espone a lunghe code è il treno.

 

 

Annunci

GenovaQuotidiana

Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana Partita Iva 02485610998 Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Annunci
Annunci
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: