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Tutti contro il registro delle famiglie di Tursi, il medioevo non è costituzionale

C’è la città in ginocchio, il Sindaco e gli assessori da quasi un mese stanno facendo i salti mortali per riuscire a limitare danni e disagi, eppure la maggioranza, prima firmataria Forza Italia, ha trovato il tempo di sfornare il registro delle famiglie. Famiglia nel senso inteso da Santa Romana Chiesa, s’intende. Un lista in positivo che diventa “lista di proscrizione” per gli altri, i figli nati fuori dal sacro vincolo del matrimonio. Peccato che ormai siano quasi la metà dei genovesi che nascono. Peccato che il termine “figli naturali” sia scomparso dall’ordinamento dopo il fascismo per dare piena attuazione alla Costituzione. Peccato che discriminare sia vietato per legge. Peccato che il Medioevo sia terminato e che persino la Santa Inquisizione sia passata di moda. Ma chi ha scritto il testo lo sa perfettamente. Tanto che poi specifica che eventuali benefici dovranno però esser dati a tutti (sic). Perché questo vuole la legge. E allora, a cosa serve il registro che vuole la maggioranza se non a fare un po’ di ammonia per arraffare quattro voti tra gli ultracattolici che non masticano né di legge né di costituzione? Non c’è forse altro da fare, ora, che partorire schedature per i virtuosi che, per sottrazione, schedano i reietti (per un manipolo di benpensanti e non per la legge, né più, per fortuna, per la società, di cui rappresentano la metà esatta). Non c’è forse la fittà paralizzata? Non ci sono forse le aziende a rischio chiusura? I novelli paladini delle regole bigotte, però, preferiscono estendere una norma che dia valore alle famiglie che rispetta le regole di stampo religioso di una società che non esiste più in qualsiasi paese occidentale e progredito. Per loro la priorità è quella. Distinguere tra neonato e neonato, tra madre unita in matrimonio e madre single, magari solo all’anagrafe, semplicemente perché non ritiene per qualsiasi motivo di entrare in chiesa col velo bianco. Escluderà anche i figli di una madre abbandonata del marito scappato con una ballerina brasiliana? Certamente escluderà le famiglie gay che chissà mai quale paura evocano nell’inconscio dei benpensanti timorati. Fatica e tempo persi, s’intende, perché poi sarà la legge nazionale, che è superiore, a impedire che il provvedimento “morale”, ma per nulla etico, trovi attuazione pratica. La fatica di escludere. Escludere metà dei nati, ma anche i sindacati, le associazioni delle donne, il terzo settore, che volevano un’audizione che, in omaggio al grande senso di democrazia che pervade i proponenti, è stata rifiutata.

Oggi alle 15, a respingere il Medioevo prossimo venturo saranno le associazioni delle donne, del terzo settore e i sindacati.

Dice la Camera del lavoro: <Il Comune di Genova ha deciso di istituire un ‘registro amministrativo delle famiglie’ dove per famiglia si intende solo la coppia donna/uomo unita in matrimonio e composta da genitori e figli. Si tratta di un requisito che non fa altro che creare divisioni tra i diversi modelli di relazioni affettive mettendo in discussione il principio costituzionale della pari dignità sociale. La peculiarità è che poi i benefici previsti per le famiglie e ricollegati all’iscrizione al registro si estendono anche alle convivenze e alle unioni civili che al registro non possono essere iscritti, rendendo di fatto inutile l’esistenza del registro stesso, salvo che voler distinguere le “vere” famiglie da tutto il resto. Noi riteniamo che in una città già così drammaticamente colpita da una divisione fisica forzata, in seguito al crollo del Ponte Morandi, sia inopportuno rimarcare qualsiasi tipo di divisione tra le persone, soprattutto per le famiglie che mai come oggi hanno necessità di rapportarsi con le istituzioni senza etichette e frantumazioni anche se di carattere formale>.

Appuntamento alle 15 sotto Tursi.

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