Annunci

Post di Sergio Gambino (Fdi) individuato da Facebok come razzista: cancellato

Di come la politica cavalchi i social per farsi campagna elettorale a basso costo e di come Fratelli d’Italia se ne stia approfittando più di un po’

Non devono avere un bel rapporto quelli di Fratelli d’Italia con Facebook. Non tutti, almeno. Mentre il capogruppo regionale Matteo Rosso (di vecchia scuola democristiana) raccoglie 112 like e 33 condivisioni in poche ore con un post contro l’abbandono degli animali, il capogruppo in Comune Alberto Campanella suscita un vespaio di polemiche storpiando il nome della ex presidente della Camera Laura Boldrini e si fa querelare e, proprio oggi Sergio Gambino, già protagonista per l’apparizione alla commemorazione dei caduti della Repubblica di Salò con la fascia del Sindaco, simbolo della condivisione dell’Amministrazione (ragion per cui Marco Bucci si è dovuto difendere fuori e dentro la Sala Rossa di Tursi), s’è fatto bannare un post razzista su Facebook. Che fosse discriminatorio non lo diciamo noi, ma Mark Zuckerberg o, meglio, chi per lui ha esaminato la segnalazione che ha portato alla cancellazione secondo l’insindacabile giudizio del social network e che ha fatto sapere al consigliere comunale di Fdi con delega alla Protezione civile che il suo post non era più visibile a tutti, ma solo a lui perché non rispettava le sue regole.

 

Si tratta di un post di quelli che le possibilità di impaginazione colorata di Facebook trasformano in “meme”, minime unità culturali (si dice per dire) come, ad esempio, una moda, uno stereotipo, un’immagine, che si propaga tra le persone attraverso la copia o l’imitazione mediante disseminazione e condivisione. Anche una frase gettata lì perché il popolo della rete la condivida 3 impesti il maggior numero possibile di pagine home. In principio sono state le frasi di poeti o filosofi o qualche righetta da libro Harmony, poi immagini con scritte ironiche, sarcastiche o satiriche che diventano virali. Tra i capisaldi della viralità dei social, oggi veicolo principe dei meme, ci sono proprio le istanze xenofobe che nel mondo virtuale approfittano della mancanza delle censure sociali determinate dal contatto diretto tra le persone e diventano prepotenti e invasive. Benché ad un osservatore ingenuo sembri ovvio che nessun utente adulto di internet possa opporsi al suo uso da parte di altri adulti, nei fatti è questo che accade. Si possono salvaguardare le persone dai meme più pericolosi? E chi decide? Nel caso specifico lo stesso Facebook che, a seguito di segnalazione, singola o plurima che fosse, ha messo in quarantena il post di Gambino che aveva chiesto “un like” per dare prova della propria solidarietà al capotreno che ha detto attraverso l’impianto di diffusione di un treno frasi contro i rom. In realtà, Gambino eccede, in perfetto accordo con lo stile della teatralità che ormai contraddistingue la comunicazione politica. Le parole della capotreno del regionale 2653 Milano-Cremona-Mantova che martedì, attraverso l’altoparlante, ha diffuso l’annuncio razzista sono: «I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. E agli zingari: scendete alla prossima fermata perché avete rotto i c…». Quel “e rubate” scritto da Gambino, insomma, è di troppo anche rispetto alla cronaca dei fatti, mai detto, completamente inventato, la moltiplicazione del razzismo sul razzismo, l’eccesso sull’eccesso. Eppure i like cominciano a piovere, ma anche le segnalazioni al social, che blocca il post.
E la pubblicità elettorale è garantita, perché il sentore è che la corsa a chi la spara più grossa sui social per finire sui giornali sia ormai una sorta di tecnica della campagna elettorale sempiterna. Non so se ve ne siete accorti, ma a Genova continua ininterrotta da almeno 4 anni ed è già cominciata quella per le Regionali del 2020. E, su cento, per dieci che inorridiscono, criticano e segnalano, ce ne sono alcune decine che passano oltre, distratti da post dedicati alla cucina, ai divi, alle belle donne o agli uomini “fisicati”, e trentasei (la percentuale del centrodestra alle politiche, che alle regionali potrebbe cambiare) orientati a scegliere candidati xenofobi che in base alla campagna elettorale condotta (a basso costo) anche sui social sceglieranno partito e nome da indicare sulla scheda. Non è un caso che il ministro dell’Interno Matteo Salvini, si sia affrettato a una pubblica difesa della capotreno, sempre a mezzo social, e nella sua qualità di leader della Lega abbia da tempo deciso di parlare più alla pancia che alla testa degli italiani, tecnica che, nei fatti, si è dimostrata quella vincente. Perché gli italiani non guardano più le tribune elettorali, condividono i meme.
<L’intelligenza è utile per la sopravvivenza se ci permette di estinguere una cattiva idea prima che la cattiva idea estingua noi> sosteneva Karl Popper, filosofo politico, difensore della democrazia e dell’ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo. Diciamocelo, era un gran bell’ottimista perché, interrogandosi sull’utilità dell’intelligenza, la dava, ingenuamente, per scontata. Magari in qualche caso non utile, ma scontata. L’approccio contemporaneo dei politici populisti è decisamente più realista a proposito dell’intelletto degli elettori social-addict.

 

Annunci

GenovaQuotidiana

Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana Partita Iva 02485610998 Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Annunci
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: