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Villa Croce, bugie, insulti, smentite e veleni. Il nuovo “salvatore” gestisce la pagina Fb “GErotika”

Villa Croce, cosa è stato detto veramente all’assemblea dei cittadini: Sangalli promette meraviglie, ma una mail della società precisa che il vecchio progetto non cambia se non per migliorare l’accessibilità “a tutti” di parco e villa e ora i residenti non si fidano più; Open, le smentite, i veleni e gli insulti di Mondini; tra gli eventi del nuovo socio una serata Kamasutra e una a base di assenzio e sulla sua bacheca Facebook spunta anche “GErotika” con madrina Cicciolina; annullati i concerti di Nesli e Morgan; la società concessionaria non può essere venduta pena la decadenza dello status di startup innovativa a vocazione sociale che è condizione imprescindibile dell’affidamento; il comitato tecnico varato dalla Giunta del Comune senza un esperto di Arte Contemporanea; i maxi cartelloni e la “mostra di protesta” degli artisti genovesi di Cage: “Chi ha paura dell’Arte Contemporanea?”. E intanto Genova ci sta facendo una pessima figura negli ambienti culturali di tutto il mondo. Basterà il cambio di assessore a risolvere le cose?

Villa Croce, la vicenda si complica. Dovrà essere il nuovo assessore a risolvere un problema composto da tre temi: il Museo di Arte Contemporanea (ora chiuso), il recupero del parco, l’utilizzo degli spazi di entrambi. Intanto, sono stati “rimandanti” i concerti che vi erano previsti, quelli di Nesli (non il rapper, ma un parente che farebbe musica melodica) e di Morgan.
La riunione organizzata dai cittadini di “Carignano per noi“, ma a cui hanno partecipato anche altre associazioni, mercoledì scorso (a cui era ancora presente, in qualità di assessore, Elisa Serafini), non è andata proprio come qualcuno ha detto in giro. Potete chiedere nel gruppo Facebook “Carignano per noi” dove molti dei presenti potranno dirvi che è andata diversamente. Noi c’eravamo e abbiamo anche un video da mostrarvi.

Simone Sangalli

Chi parla è Simone Sangalli, che dice (lo sentite anche nel video) di rappresentare Open, la società di gestione di cui ha rilevato parte delle quote. Dice che un progetto per il parco c’è (ma anche per la villa) e che già lo si sta vagliando (anche sul campo) con la Soprintendenza. E parla facendo capire che è lui a trattare tutto. Aggiunge che parte dei fondi ce li avrebbe messi lui, che di mestiere fa l’organizzatore di eventi, dice, soprattutto nell’Europa dell’Est. Parla di rifare il prato, di rendere di nuovo operativi gli antichi giochi d’acqua, del posizionamento del chiosco dei gelati vicino all’area giochi, dell’ascensore che vorrebbe installare nella villa perché si possa raggiungere agevolmente il tetto (probabilmente per insediare lì qualche altra attività). Parla del recupero dei fondi da usare per scopi diversi da quello museale. <Io ho detto – dice nel video al minuto 11.49 – che il museo fa il museo, ma può anche fare altro>.
Quello che è certo è che Sangalli, milanese, con un bracciale da Rolex oro-acciaio per ogni polso che ben testimonia le frequentazioni russe, non sa come funziona un museo di Arte Contemporanea (<Ci facevano delle mostre private> dice un po’ scandalizzato, aspettandosi forse che si scandalizzino anche gli altri, ma in tutto il mondo da sempre i musei di Arte Contemporanea funzionano così). Sa, però, che con la sola collezione permanente (piuttosto modesta) il museo non avrebbe appeal. Dipende tutto da come lo si vuole costruire questo appeal: con un Museo di Arte Contemporanea degno di questo nome o con silent disco, concerti, serate alternative e affittando le sale? Serafini ha detto mercoledì che per il museo ci sono 50 mila euro stanziati dal Comune. Ma questa è un’altra storia e ne parleremo dopo. Con un nutrito gruppo di cittadini, Sangalli ha parlato anche dei concerti: i due che aveva programmato, quelli di Nesli e di Morgan sono stati rimandati ufficialmente “per ragioni tecniche”, in realtà per non esacerbare gli animi. A margine dell’assemblea, ma davanti a molti dei presenti rimasti a continuare il discorso, si è detto confidente che i controlli, chiamati in corso d’opera, arriverebbero a concerto ormai finito. I cittadini hanno detto chiaro di essere pronti a chiedere preventivamente la misurazione dei decibel in area acustica I, quella di più forte tutela, confinante a un’altra area I, quella dell’ospedale, dove il rumore di notte non può superare i 40 decibel, pari a 2 persone che parlano tra di loro a tono di voce normale. È chiaro che non sono disposti a vedere inseriti concerti o eventi chiassosi nella programmazione, molti chiedono che siano esclusivamente culturali nella villa o, al massimo, dedicati alle famiglie e ai bambini nel parco storico e, come tale, coperto sa specifico regolamento comunale. reg_parchi_storici_2016_con_link_0In realtà basta che una sola persona si lagni di un evento potenzialmente rumoroso e chieda preventivamente la verifica coi fonometri che viene normalmente effettuata dall’Ambiente del reparto Giudiziaria della polizia locale. Le misurazioni vengono effettuate dalla casa di chi ha richiesto l’intervento durante l’evento e se ci sono inottemperanze alla legge scatta automaticamente la denuncia penale. Ora i cittadini attendono di vedere il progetto per il parco e per la villa prima di iniziare la discussione sugli eventi. Ma, ancora prima, vogliono sapere con chi stanno parlando

 

La smentita di Open

Il giorno dopo la riunione sulla rotonda di Carignano è arrivata ai giornali questa mail di Open firmata dalla legale rappresentante Paola Inconis.

 

In sostanza, Sangalli non è che un socio, almeno per adesso, e l’ampliamento del progetto Open non è mirato che a migliorare l’accessibilità “a tutti” di parco e villa. Tutto i resto che Sangalli ha illustrato nella riunione ai cittadini, quindi, non avrebbe valore come progetto della stessa Open.

 

Gli insulti di Mondini

L’intervento di Sangalli non è piaciuto, forse, al socio Mario Mondini che, entrato nella Open qualche tempo fa con una quota del 10%, aveva parlato anche in qualità di rappresentante e certamente, per sua stessa ammissione, aveva scritto attraverso le pagine social ufficiali di Villa Croce (con l’account della villa stessa) scrivendo frasi omofobe all’indirizzo del presidente dell’associazione Amixi di Villa Croce e distribuendo insulti. Anche questa volta si è distinto con la consueta “signorilità”, ma dall’account privato, scagliandosi, pare, contro Sangalli che ha fatto capire che a decidere sarebbe stato lui. Vogliate scusarci se abbiamo coperto gli insulti, ma non siamo soliti pubblicarli né accettarli nei commenti sulle nostre pagine social. Il senso si capisce comunque.

Tra chi parla come rappresentante della società di gestione a un’assemblea (ma non lo è) e un socio della medesima che insulta su Facebook un altro socio (o chissà quale altro partecipante alla riunione visto che tutti si sono lamentati di lui, che sarebbe ancora più grave, ma è più probabile la prima ipotesi perché forse gli hanno riferito che Sangalli ha assicurato che condurrà lui i giochi), si è passati dalla commedia alla farsa e dal confronto coi cittadini (che non volevano lo scontro, ma ora si sentono presi in giro) a quella che a Genova si chiama “figura da cioccolatai”. Tutto questo ballando sul cadavere di quello che era il secondo Museo di Arte Contemporanea d’Italia.

La società Open

Resta da vedere, comunque, quanto la Open, nella sua nuova formazione (che sembra destinata a cambiare nuovamente a voler prestare fede a Sangalli che lo ha detto ai cittadini, ma chissà se lo ha detto a Mondini) potrà mantenere la gestione. Perché? Facile: questa era stata affidata senza gara (con una procedura che qualcuno ha definito innovativa e qualcun altro sul filo della legalità) a una società nata ad hoc nel 2016 tra le tre migliori partecipanti ad un Master in Mangement dei Beni Culturali: Paola Iconis, unica genovese e attuale legale rappresentante, Elena Piazza di Palermo e Alessia Moraglia, imperiese. Questo il link al sito del Comune di Genova che lo descrive.
Per evitare che si perda in eventuali ristrutturazioni del sito del Comune lo abbiamo scaricato in Pdf. Eccolo: master villa croce.
È evidente che la nuova formazione societaria tradisce l’intento del bando che ha scelto le tre socie dell’impresa tra giovani laureate con competenze dirette che hanno partecipato a un master specifico, cose che i nuovi soci non hanno fatto, non avendo peraltro competenze dirette. Mondini ha scritto chiaro e tondo su Facebook di non avere alcuna esperienza nel campo della cultura.

 

Gli eventi imbarazzanti, da Serata Kamasutra a GErotika con Cicciolina

 

Sangalli, dice, è un organizzatore di concerti e feste soprattutto in Ucraina e nei paesi dell’Est. Noi abbiamo curiosato su Facebook e lo abbiamo trovato gestore delle pagine “Sapori Italiani” con base a Kiev (ma il link del sito internet riportato non esiste più), del locale Cocoa di Forte dei Marmi che su internet risulta “chiuso definitivamente” e di GErotika, <la prima Expo Genovese dedicata all’intramontabile binomio “SEX&LOVE”> che doveva tenersi nel marzo scorso alla Fiera, con madrina l’onorevole Cicciolina, ma che noi non ricordiamo e della quale non abbiamo trovato alcuna traccia sul web. Forse la Fiera (che il prossimo 2 settembre ospiterà invece il concerto di Gabri Ponte, disc jockey, produttore discografico, conduttore radiofonico organizzato sempre dalla Monumentum Events di Sangalli), avrà deciso di soprassedere, chissà?

 

Non intendiamo indagare su quali esperienze <sensoriali e cognitive>, oltre a quelle visive ovviamente, intendesse proporre l’iniziativa, ma siamo certi che l’evento non avrebbe mandato in visibilio la componente cattolica della giunta comunale. Tra gli eventi di Monumentum Events anche l’ “Absynth party” al Frida di via Giustiniani, dedicato alla “fata verde”, il distillato ad alta gradazione alcolica noto specialmente a causa dell’associazione con gli scrittori ed artisti parigini del Decadentismo e i cui effetti sono ben definiti da Émile Zola nel suo romanzo “L’ammazzatoio”, soltanto di recente riammesso al commercio dall’Unione Europea dopo essere stato dichiarato per anni illegale in molti stati. Sempre al Frida, Monumentum Events ha organizzato il “Kamasutra Party“. Ecco, non esattamente il genere di eventi che la gente di Carignano pensa per Villa Croce. La stessa società aveva organizzato, nel novembre scorso, il concerto di Povia a Nervi per cui Sangalli fu insultato e minacciato.

 

Open non può essere venduta per non perdere lo status di startup sociale

 

Ma proviamo a tornare alle cose serie: con la procedura che ha dato vita a Open è stata creata una startup, una Srl Siavs. Ma cosa vuol dire Siavs? Vuole dire che è una delle startup innovative a vocazione sociale che sono state istituite dal decreto-legge 179/2012 convertito con la legge 221/2012 che ha introdotto nel nostro ordinamento le imprese innovative ad alto valore tecnologico. Nel provvedimento, all’articolo 25 comma quattro, sono riconosciute altresì le start-up innovative vocazione sociale che possiedono gli stessi requisiti di quelle innovative ma operano in settori specifici di alto valore sociale, tra cui la cultura. Devono essere imprese nuove o con meno di quattro anni di attività sede principale in Italia, fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro, non devono distribuire utili. Hanno come oggetto sociale uno dei settori sociali individuati dalla disciplina dell’impresa sociale, non devono essere frutto di una fusione scissione societaria o cessione di un’azienda o di ramo di azienda. Ulteriori condizioni sono il possesso di almeno uno dei seguenti requisiti: almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi costi annui deve derivare dall’attività di ricerche sviluppo; la forza lavoro deve essere costituita per almeno un terzo da dottorandi dottore di ricerca o ricercatori oppure per almeno due terzi da soci con una laurea magistrale; l’impresa deve essere depositaria o licenziataria di un brevetto registrato.
La Open deve continuare a garantire il possesso di queste caratteristiche, pena la decadenza della concessione che, partita nel 2016, durerebbe ancora due anni.

 

Tursi, un comitato tecnico quasi tutto marchiato Tursi e senza esperti

 

Beh, si dirà, comunque vadano le cose, il museo di Arte Contemporanea sarà una partita del Comune e la ripartenza sarà finanziata, ha detto mercoledì scorso Elisa Serafini, con 50 mila euro. ll fatto è che il comitato tecnico-scientifico che il Comune ha deliberato in giunta è per lo più composto da membri comunali o di enti collegati al Comune dei quali, tra l’altro, nessuno ha competenza in tema di arte contemporanea, che il membro delle associazioni competenti in materia di arte contemporanea sarà scelto dal Comune e che se il rappresentante del Mibact sarà l'(ottimo) sovrintendente Vincenzo Tiné il Ministero sarà rappresentato da un archeologo. Non resta che sperare nel membro dell’Università.
Siccome ci hanno detto in molti che non riescono a trovare la delibera di giunta sul sito del Comune, la alleghiamo qui delib.117 su Villa Croce. Alleghiamo anche il verbale delle ultime audizioni. Verbale Commissione 4 del 19 03 2018 ore 09 30 Villa Croce; Verbale Comm. 4 del 18.06.2018 ore 09.00 Villa Croce

Nessuno degli interlocutori del Comune e di Open che hanno dichiarato in pubblico ha dimostrato di sapere esattamente cosa è un Museo di Arte Contemporanea. Non è un museo di Arte Antica e nemmeno un museo di Arte Moderna, sebbene l’arte di ogni periodo sia stata, a suo tempo contemporanea. Volendo semplificare molto, è sperimentazione. Passa necessariamente per le gallerie (come passò per mercanti e mecenati). Non copre i costi in nessun museo al mondo. Ma è imprescindibile perché se si ammazza l’Arte Contemporanea si uccide definitivamente ogni futuro per l’Arte. L’Arte contemporanea non è le installazioni didattiche multimediali annunciate da Serafini perché quella è, appunto, didattica. Ben venga, ma non è arte. Voler mixare nello stesso contenitore Arte Contemporanea e proposte intensive di concerti, cene a tema e, magari festicciole alternative, alcoliche o pornografiche che facciano cassetta equivale a dichiarare di voler uccidere la cultura di questa città. Che, però si ribella.

 

Mostra e cartelloni, la rivolta degli artisti genovesi

 

Intanto gli artisti genovesi si uniscono in coordinamento, il C.a.ge. (Coordinamento Artisti Genovesi), con riferimento anche a John Cage. No, non Johnny Cage, il personaggio fittizio dei videogiochi appartenente alla saga Mortal Kombat, ma il compositore e teorico musicale statunitense morto nel 1992, considerato una delle personalità più rilevanti e significative del Novecento e la cui opera è centrale nell’evoluzione della musica contemporanea. È il secondo passo dopo l’inaugurazione presso la Galleria Entr’Acte, della mostra, curata da Sandro Ricaldone e Giuliano Galletta, “Chi ha paura dell’arte contemporanea?”. Il titolo è la scritta comparsa da ieri in città sui grandi manifesti (quelli larghi 6 metri) in nero su campo giallo.

 

CHI HA PAURA
DELL’ARTE CONTEMPORANEA?
Mostra a cura di Giuliano Galletta e Sandro Ricaldone
Entr’acte, via sant’Agnese 19R – Genova
ROBERTO AGUS – FRANCESCO ARENA – BEPPE DELLEPIANE – GIULIANO GALLETTA & THOMAS GORI – MAURO GHIGLIONE – VINCENZO LAGALLA – GIULIANO MENEGON – CARLO MERELLO – PIETRO MILLEFIORE – MAURO PANICHELLA – LORENZO PENCO – ANGELO PRETOLANI – ROBERTO ROSSINI – ANTONELLA SPALLUTO – CHRISTIAN TRIPODINA – GIULIA VASTA – LUCA VITONE.
L’indicatore del denaro, il più usato e abusato nel nostro tempo, sembrerebbe porre l’arte contemporanea in vetta ai valori della società di oggi. I risultati d’asta dei cosiddetti artistar mostrano come, se non altro a livello speculativo, l’arte odierna raggiunga quotazioni di vertice. Ma, escludendo le elites finanziarie, l’apprezzamento del pubblico risulta decisamente più sfuggente, tanto da far pensare che, in generale, la propensione all’innovazione così diffusa al livello delle nuove apparecchiature tecnologiche (computer, smartphone e simili) non si estenda al settore artistico e che la grande maggioranza delle persone vorrebbe che l’arte fosse sempre la stessa. La contraddizione di un simile atteggiamento è palese: seguendo questo criterio non avremmo né Giotto né Leonardo, Caravaggio o Monet, ci arresteremmo ai primi dipinti rupestri. Gli artisti di ogni epoca hanno esplorato il mondo delle forme (e delle idee) in rispondenza alle peculiarità del loro ambiente e del periodo storico in cui hanno vissuto.
Al presente, mentre talune realtà integrano l’arte contemporanea in un processo dinamico di trasformazione urbana, altre – come la nostra – hanno assunto, nel loro insieme, un atteggiamento di indifferenza, se non di rifiuto, verso la creazione artistica attuale.
“Who’s afraid of the big bad wolf?” recitava la canzone di Frank Churchill e Ann Ronell inserita in un celebre cortometraggio disneyano. Per i genovesi l’arte contemporanea è il lupo cattivo da cui ci si deve proteggere rinchiudendosi fra le pareti inalterabili della pittura del Seicento?

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GenovaQuotidiana

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