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Finito il restauro del Pallio di San Lorenzo. Torna a casa la storia di Genova – IL VIDEO

 

È finito il restauro del Pallio di San Lorenzo presso il laboratorio specializzato dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze <Stiamo ora lavorando per una bella vetrina e un degno apparato didattico> dicono al Museo di Sant’Agostino, dove il Pallio tornerà. <Grazie a tutti coloro che hanno contribuito partecipando alla raccolta fondi – dicono al Museo – Poi si dice dei genovesi: in realtà abbiamo raccolto più di centomila euro. Ma la campagna dura ancora! Occorre avere il massimo delle disponibilità per tutti gli apparati didattici e didascalici! A questo link potete vedere, centimetro quadrato per centimetro quadrato, chi ha pagato l’intervento. Si va da piccole donazioni utili per restaurare un centimetro a quella che ha permesso di recuperare poco meno di mezzo metro del Pallio grazie alla donazione della Fondazione Bruschettini che dona Sant’Agostino, a patto che la valorizzi, la sua collezione di arte medioevale orientale, coeva della collezione del museo. Sant’Agostino, se il Comune ne saprà approfittare, potrebbe diventare così uno dei più prestigiosi musei medievali del mondo, catturando così non solo studiosi e appassionati ma, col marketing giusto e un apparato espositivo multimediale innovativo, una vera calamita per visitatori meno “tecnici”, ma che si potrebbero accostare alla struttura attraverso fumetti, film, libri e videogiochi ambientati nel periodo.

C’è stato un tempo in cui Genova era grande, la più grande. Si permetteva il lusso di mettere in ginocchio Pisa e di sconfiggere Venezia ed era così forte da poter essere determinante per un imperatore nella riconquista del suo trono. Parliamo dell’Imperatore di Costantinopoli. Si trattava del “basileus” Michele VIII Paleologo. Il basileus fu così riconoscente che regalò a Genova il preziosissimo Pallio e, soprattutto, come spiega il curatore del Museo di Sant’Agostino, Adelmo Taddei, infiniti privilegi commerciali, tanto che <Il Mar Nero – spiega Taddei -, come dicevano i veneziani, era diventato il “Lago genovese”>. Il curatore del Museo di Sant’Agostino (dove il palio sarà esposto alla fine del restauro, cioè entro la fine del 2016), spiega che il dono fu costruito su misura per rendere i maggiori onori ai genovesi: le misure sono in “palmi genovesi” (un palmo è pari a 0,248 metri), le storie sono scritte in Latino, la grafia è quella gotica ufficiale e i santi sono quelli del culto occidentale. Tutto è stato realizzato in seta sciamita a sei fili, particolarmente robusta e costosissima, ricamata con fili di seta colorati rivestiti di lamina d’argento e lamina d’argento dorato. Il rosso è ottenuto con la pregiatissima porpora.

Il Pallio di San Lorenzo fu donato alla città di Genova dall’imperatore Michele VIII Paleologo, presumibilmente nel 1261 come indica didascalia ricamata in calce alla scena dedicatoria centrale, in osservanza di patti politico-militari e commerciali stipulati tra l’Impero Bizantino e La Superba. L’opera di grandi dimensioni (circa 374 cm x 136 cm) ricamata con sete policrome e filati metallici narra le scene di vita e il martirio dei Santi Lorenzo, Ippolito e Sisto. Dalle indagini preliminari è emersa per i ricami la presenza di filati argentei e la probabile presenza di filati aurei, oltre a probabili sete di svariate cromie.

Intervento di restauro

L’opera è stata per lungo tempo conservata in una teca all’interno del Museo di Palazzo Bianco a Genova. Nel 2010 il Pallio è giunto presso i laboratori della Fortezza da Basso dove è iniziata una complessa fase preliminare di studio ai fini della conoscenza dei materiali costitutivi e della tecnica esecutiva. Parallelamente alla fase di studio e mappatura di materiali, tecniche e stato di conservazione, sono state avviate le indagini diagnostiche e prove tecniche preliminari. Questa complessa fase ha permesso di progettare, secondo la prassi operativa del Settore di Restauro dei Tessili, un corretto e rispettoso intervento conservativo.

In relazione alla grande quantità di dati che verranno raccolti è stato inoltre avviato un progetto di sviluppo e inserimento del materiale in un programma di archiviazione dei dati appositamente creato. Lo strumento nel quale so è fatta confluire tutta la massa dei dati che sono stati raccolti è rappresentato dal programma informatico di nuova concezione “Modus Operandi”. Tale programma è servita all’acquisizione e alla gestione, in un sistema informatico integrato, di tutta la documentazione informatica prodotta dalle indagini diagnostico-conoscitive e dagli interventi di restauro riguardanti un manufatto, che è stato appositamente concepito e realizzato per questo scopo.

 

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