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Tartarughe acquatiche, vanno denunciate entro agosto. Abbandonate, mettono a rischio la biodiversità

Tartarughe acquatiche, una volta le regalavano ai baracconi a chi centrava i barattoli e si comperavano nelle fiere di paese, piccole come una moneta. Ma, una volta a casa, alimentata e protetta, la Trachemys Agassiz cresce, e parecchio. Così spesso, quando crescono troppo per stare nella vaschetta di casa, vengono portate nei laghetti delle ville cittadine e abbandonate lì. Probabilmente in pochi sanno che entro il 13 agosto 2018 va effettuata la denuncia di possesso al Ministero dell’Ambiente compilando l’apposito modulo che potete scaricare al link. Chi non lo facesse, è soggetto ad una sanzione amministrativa che va da 150 a 20.000 euro. Questa specie è considerata “invasiva” se rilasciata impropriamente nell’ambiente naturale perché entra in competizione con le specie autoctone ed è per questo che viene “censita”. Il rischio che ne vengano liberate molte tutte assieme per non compilare il modulo viene paventato dal portavoce genovese dei Verdi Angelo Spanò. Questo comportamento rappresenterebbe un grave rischio per la biodiverità. La Trachemys Agassiz è un genere di rettile appartenente all’ordine delle testuggini. È una tartaruga d’acqua dolce diurna che in cattività può vivere in media fino a 35 anni se tenuta in condizioni ottimali, mentre allo stato brado supera con difficoltà i 25-30 anni. È inserita nell’elenco mondiale delle 100 specie più invasive e la sua presenza è dovuta solo al continuo rilascio di esemplari. Si stima che in Italia ogni anno giungano circa 900.000 testuggini e l’abnorme diffusione degli esemplari, negli specchi, corsi d’acqua, persino nelle fontane e laghi dei parchi pubblici sia dovuta esclusivamente al continuo rilascio di esemplari adulti o subadulti capaci di superare con un fase di letargo i rigori invernali, cosa non possibile per i giovani esemplari. Nelle varie zone climatiche italiane è stato osservato che le deposizioni di uova raramente portano alla schiusa e che gli esemplari sopravvivono solo in condizioni di semilibertà in ambienti lacustri protetti e nelle zone meridionali con inverni meno rigidi.
La Trachemys è soggetta a tutti i fattori antropici negativi a cui è soggetta la Emys Orbicilaris, autoctona, e la sua massiccia presenza è dovuta solo al continuo costante rilascio di svariate decine di migliaia di esemplari adulti e subadulti ben alimentati nella fase di allevamento domestico, cosa che fa superare la fase di riduzione naturale per predazione a cui sono sottoposti i giovani esemplari selvatici. Analizzando tutti questi fattori è stato ipotizzato che senza questi continui rilasci questa specie sarebbe destinata a scomparire in alcune decine di anni per la sua incapacità di riprodursi e quindi sia da ritenere sì alloctona ma non specie acclimatata.

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