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Humilté e magliette rosse

La predicava già, almeno diciassette anni fa, all’inizio del terzo millennio, il profeta di Fusignano”, al secolo Arrigo Sacchi, allora allenatore del Parma, poi vincitore di trofei al Milan, al Real Madrid e C.t. della nazionale azzurra e, attualmente, opinionista sportivo per le reti Mediaset. Un uomo  “straordinerio” che ne aveva fatto una parola d’ordine  è un karma personale, ispirando il comico genovese Maurizio Crozza. Predicava Humilté’ alla sua squadra, ai suoi giocatori e ai suoi fuoriclasse. Che, nonostante tutto, facevano la differenza permettendogli di vincere e affermarsi in Europa.

Già l’Humilté’ concetto leggermente desueto, parola ormai fuori uso nel mondo, social e non, della comunicazione in cui tutti sanno di tutto e si sentono preparati a tutto e su tutto.

Matteo Renzi, per esempio, ricomparso all’assemblea del Pd all’Ergife, per un bagno di arroganza, che ha terminato il suo intervento preannunciando, ammonendo e promettendo “Vado via ci rivedremo al congresso. E perderete di nuovo”. Irritando oltremodo Matteo Frulio, assessore del municipio del ponente. Che ha testimoniato con un post: “Ho partecipato come delegato genovese all’Assemblea Nazionale del PD. Pensavo di annoiarmi. E invece…. Il primo intervento, giustamente, sarebbe stato di Matteo Renzi, da dimissionario. Un intervento a cui ho reagito, anche con veemenza, facendolo irritare. Ma dopo che ci metti 4 mesi a dimetterti formalmente e per la terza volta spieghi che sono gli altri che non hanno capito, dopo che fai lo splendido e invochi lealtá, collaborazione facendo l’esempio di Roma mi é uscito proprio il rigurgito di rinfacciare l’episodio di Marino, finito poi in una bolla di sapone, accusato e messo da parte come una pezza da piedi. Ed era uno nostro, a cui concedere la medesima lealtá. E mi ha risposto, sempre come se non si sapesse come é andata. Come se lui i caminetti, quelli veri, quelli in cui si é piazzato i suoi candidati senza coinvolgere la minoranza, non li avesse mai fatti. Non avró né nostalgia né rimpianti perché anche oggi é stato arrogante e tracotante. “Ritorneró e perderete di nuovo”, ha detto rispondendomi, come una minaccia da risparmiarsi per qualche birreria, non in un’assemblea. E, dopo il suo intervento, se ne va. Che degli altri non gliene frega niente. E fa bene Cuperlo a chiedere: ma Matteo dove é? Sono stato ad ascoltarlo oggi, come tutte le volte e sarebbe il caso che anche lui ascoltasse.
Ringrazio Martina che non ha sta gran verve ma si é messo in gioco per farci ripartire. Per darci finalmente un congresso senza finte dimissioni. Solo 5 contrari. Ora vorrei voltare pagina. Non voglio piú, da oggi, parlare di Renzi. Ma del PD. Voglio guardare al futuro per un partito nuovo, vicino ai bisogni della gente. Quelli reali.
Perché l’esempio del rider che “deve pensare che quello é solo un momento e poi crescerá” va bene se vuoi raccontartela ancora. Mentre i rider affogano nella mancanza di diritti e, di crescita, rischiano proprio di non averne. Mai. Ciao Renzi. Ci rivedremo al congresso. E sará un altro momento bellissimo di democrazia interna, nonostante la tua minaccia… perché il partito non é il leader. Sono le persone”.

E dire che un altro mio collega e amico social toscano, Lorenzo Benocci, aveva invitato il Pd, sostenendo Zingaretti “L’ultima possibilità della sinistra, un po’ di umiltà senza arroganza e presunzione”. Mentre un altro mio amico, Gianluca Marconi, aveva postato con oggetto congresso Pd “Ultimo post sulle questioni interne del PD, il passaggio che più mi trova d’accordo, in un discorso che per la quasi totalità è impeccabile, è “aspettare di fare un congresso fino a quando non si è sicuri di sapere chi vince è il contrario di quello che dovrebbe essere il partito democratico”. Sipario”.

Va così perché  i buoni propositi restano e resteranno buoni propositi. Insomma, di Humilté, sacchianamente intesa, neanche l’ombra. Anche da parte di chi negli ultimi ventiquattro mesi di scoppole ne ha messe in fila parecchie.

Un altro ex renziano, per esempio, che dopo la debacle personale e dell’ex segretario e senatore del Pd si è defilato per restituire la tessera, arrivando, in seguito a esternare personale ammirazione riguardo al potere e alla potenza della narrazione del ministro dell’interno Matteo Salvini, il popfilosofo Simone Regazzoni. Recentemente, messo in mezzo dal puntuale e puntuto Marco Preve, giornalista de “La Repubblica” che in un articolo lo annoverava nelle fila di coloro i quali hanno effettuato il classico “salto della quaglia” inserendolo nella lista dei futuribili, o già in carica, gratificati dal sindaco Marco Bucci e dalla sua inseparabile assessore alla cultura Elisa Serafini, ha fatto finta di nulla. Anzi. Preve lo vellicava pubblicando una succulenta notizia di una sua prossima ascesa al Ducale con un incarico in sostituzione di Nicla Vassallo messa alla porta proprio dalla Serafini. E Regazzoni in un suo post non entrava nel merito  di una possibile futuribile nomina. Anzi rimbrottava il Preve “Io lo dicevo che certi giornalisti di “Repubblica Genova” sono vagamente imprecisi. Oggi scrivono di me “filosofo e karateka”. Karateka??? Male, molto male Marco Preve.

“Dio è nei dettagli””. Già Regazzoni non e’ un karateka, ad onor del vero, ma un praticante e studioso di arti marziali. E “Dio sarà pure nei dettagli”. Pero’ non dice se oltre all’imprcisione Preve abbia dato una notizia fasulla. Ma lui, lo sanno tutti, e’ cazzuto e divisivo. Ed è tornato ad estrarre la colt del giustiziere da tempo. Risentito, oppure non so,tanto per calcolo, mira nel mucchio dei resistenti del Pd, dei dirigenti e dei rappresentanti – noblesse oblige- della sinistra au caviar. Quella dei Rolex. E della Kultura e di Capalbio: “DICIAMOLO: SIETE DEGLI INCAPACI

Quando pensi che il suicidio comunicativo e politico a sinistra sia compiuto, ma non avevi messo in conto la catastrofe, ecco che arrivano Emma Marrone (sic), Costantino della Gherardesca (sic), Linus (sic), a firmare un manifesto contro Salvini pubblicato su “Rolling Stone””. Oppure “E Salvini vince ancora. Ringraziamo “Rolling Stone” e tutti coloro che ne hanno condiviso la demenziale battaglia”. Insomma, riposizionamenti, e messaggi più brevi e diretti, lasciando da parte la filosofia, che tanto quelli, i nuovi amici, non la praticano. Ma, il tutto, con poca Humilté’.

E comunque dall’altra parte della barricata…. “ i sinistri” ci mettono anche del loro. Scadendo nel vuoto dell’ autocelebrazionismo. La trovata della maglietta rossa sa tanto di fiocco celebrativo. Rosso, blu, arcobaleno, fucsia. O dell’acqua che sgorga miracolosamente colorata nella vasca di De Ferrari. Spiega Mauro Barbera “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità.” Il rosso è il colore con il quale le mamme vestono i propri bambini, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.Per l’accoglienza e l’integrazione, contro ogni forma di guerra e di ingiustizia che fa degli uomini esseri che migrano alla ricerca di una vita normale. Come ha detto Angela Davis “il movimento dei migranti è il movimento del ventunesimo secolo, è il movimento che sta sfidando gli effetti del capitalismo globale, è il movimento che reclama i diritti civili per tutti gli esseri umani”. Lo sostiene Giovanni Giaccone, indossando la maglietta rossa, con evidente allusione al tuffo dallo scivolo di De Ferrari “Ricordando, tra un tuffo e l’altro, i bambini che indossano qualcosa di rosso per essere salvati dalle onde del mare…”.

Obbietta un altro mio amico social Marco Marsano “Posso dire che sta roba della maglietta rossa si inserisce tranquillamente nel filone delle cose che fanno perdere la sinistra? Un consiglio tornate sul campo, andate nelle periferie. Cominciate a macchiarla di sudore quella maglietta, va…”. Cerca di ricordare che la solidarietà non è un vuoto esercizio retorico e celebrativo Monica Magnani, sostenitrice di Bucci, spesso critica nei confronti del centro destra: “Nessuno in questa calda estate che riesca a spiegare ad un daltonico la differenza tra una maglia rossa ed una felpa verde. Ecchecavolo … son problemi grossi ! 😆😊😅”.  Qualcuno, Paolo Bianchini, celia: “rosso sangue – verde speranza, rosso rabbia – verde allegria, rosso fermati – verde vai avanti! Tra l’altro col verde e col rosso farebbe il tricolore!”. E la Magnani risponde in un commento “Fai con onestà intellettuale ciò che ritieni giusto, non sono le maglie rosse o quelle verdi lo snodo, sono le motivazioni che sorreggono le azioni a sostegno delle cause. Io ho messo una maglia bianca a sostegno dei poveri italiani e dei bambini morti in mare. Ho deciso di andare oltre… i colori , progressista fino alla fine. Del resto, come ha osservato Paolo, anche nella nostra bandiera il bianco è quello che tiene insieme il rosso e il verde. Perché non dovrebbero esserci strumentalizzazioni di parte quando si sostengono giustizia sociale, diritti umani, civiltà e democrazia “. Qualcuno osservava, giusto con la dovuta Humilté’, che la solidarietà non ha colori specifici e che come ebbe occasione di dire Don Dino Pirri, sacerdote social e autore di aforismi della diocesi di San Benedetto del Tronto “Non mi piace chiunque trasformi la solidarietà in competizione, la carità in marketing, l’elemosina in esibizionismo”. Con molta Humilté’.

Il Max Turbatore

 

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