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L’intervista – Il partigiano Remo in corteo tra amarcord, storia e politica del terzo millennio

Il partigiano Remo, il novantaduenne che in gioventù salì in montagna e oggi marcia con la quarta generazione dopo di lui: <La libertà è un’illusione e la democrazia un inganno. Meglio una dittatura onesta che una democrazia di ladri. I partigiani? Siate degni di loro! Abbiamo lavato la bandiera italiana col nostro sangue. Il vero fascismo è il capitale. Quando non riesce a vincere usando le regole democratiche che ha usato per tanti anni è tornata la violenza. Le telecamere? Un modo per controllate il popolo. Volete le pistole? Ma l’avete mai sentito un colpo di pistola? E ora si dà la colpa di tutto ai neri. Provate a fare con loro un viaggio della disperazione sui barconi>

Il partigiano Remo, classe 1926, una data che molti sanno pensare solo nei libri di storia. Nel 1944, quando i tedeschi bruciarono Barbagelata, nella cui zona era “salito in collina”, ne aveva appena 18. Racconta l’incontro con un ufficiale tedesco a cavallo.


Intervista di Monica Di Carlo

Lo sguardo di entrambi. Il capitano tedesco circondato dai suoi uomini, a pochi metri. Remo che imbracciava lo Sten, un mitra a canna corta, e teneva il dito nell’anello di una bomba a mano. Non finisce come ne “La guerra di Piero”. Finisce che gli occhi si incontrano. <Poteva uccidermi, io potevo ucciderlo – dice Remo-. Si è fermato, ha visto che io non avevo paura. Bisogna aver paura di quelli che hanno paura>. Dopo qualche secondo, lunghissimo come possono essere solo gli attimi in cui vedi la morte in faccia, ognuno se n’è andato per la sua strada. Perché non ha sparato. <Forse non uccidere il cavallo> scherza, rompendo la tensione del ricordo di attimi drammatici. Remo parla col senno di poi dei suoi 92 anni, sciorina ricordi lucidi e tremendi, dice che l’istinto era quello di ammazzare, ma che è stato meglio così, perché la rappresaglia sarebbe stata durissima, sarebbe costata tante vite. Nel corso della seconda guerra mondiale la frazione di Barbagelata (comune di Lorsica), per la sua collocazione strategica, fu un avamposto importante per le formazioni partigiane. Per questo motivo, nel corso di un rastrellamento, fu data alle fiamme dai nazi-fascisti. L’incendio avvenne nella notte fra il 12 il 13 agosto 1944. In quella occasione furono uccisi tre contadini che erano stati utilizzati come guide. Se Remo avesse ucciso, tanti altri sarebbero morti per la vendetta dei tedeschi che altrove tentarono, ora possiamo dire “inutilmente”, di reprimere la rivolta ammazzando i partigiani e i loro fiancheggiatori a dieci, venti per volta. Nel video potete ascoltare come fu quell’incontro, raccontato chissà quanti milioni di volte negli ultimi 73 anni. Lo potete ascoltare dalla viva voce dell’anziano che si definisce “ex partigiano”, quasi a chiudere nel passato un pezzo della nostra storia che fa paura a chi lo ricorda.

Remo non si perde una manifestazione antifascista. Ieri ha percorso a piè fermo i quasi tre chilometri del corteo nel cordone di sicurezza e alla fine si è messo a cantare canzoni partigiane al microfono e a lanciare con tono deciso un monito ai più giovani: <Viva i partigiani, viva la Resistenza. Siamo degni di loro, siate degni di loro! Hanno dato la loro vita per dare la libertà a tutti, anche a chi oggi non la rispetta oggi e si deve vergognare. Gode i frutti (della Resistenza n. d. r.), ma non li merita. Purtroppo li abbiamo perdonati (i fascisti n. d. r.), gli abbiamo permesso di tornare alle loro case, loro che avevano distrutto le nostre case>.

Poi racconta perché, nel 2018, porta in piazza il suo quasi secolo di vita accanto ai tanti giovani e alle famiglie che hanno partecipato alla manifestazione, a quei tremila che di fascismo e resistenza possono parlare solo per sentito dire o perché ne hanno letto sui libri di storia. I più giovani, probabilmente, non hanno nemmeno conosciuto i bisnonni che sono passati nell’orrore di quegli anni.

Occhiali quadrati fumée anni Ottanta, camicia a maniche corte come quelle che ormai portano solo gli anziani sulle panchine ai giardinetti o nelle sale d’aspetto del medico, pantaloni ben stirati e stretti in vita dalla cintura in pelle, sul viso un accenno di abbronzatura a confondere le macchie dell’età, sulle spalle la bandiera rossa. <Io sono comunista – rivendica con orgoglio, stringendo la mano sinistra in un pugno -, ma non il comunismo di adesso. Io sono un vecchio comunista. Il 30 giugno è il proseguimento della lotta partigiana per difendere la Costituzione: la cosa principale che abbiamo dato agli Italiani noi partigiani, la cosa principale. L’abbiamo lavata col sangue perché il re, il Duce, avevano gettato la bandiera italiana nel fango, l’avevano sporcata. Noi partigiani l’abbiamo raccolta, l’abbiamo lavata col nostro sangue e l’abbiamo consegnata pulita al popolo italiano tramite la Costituzione che dà la libertà a chi non l’aveva conosciuta. La dittatura? È meglio una dittatura onesta che una democrazia di ladri. Noi stiamo vivendo in una democrazia di ladri. Io, partigiano, sono arrivato a questa conclusione: la libertà è un sogno. La libertà è un’illusione e la democrazia un inganno. Cos’è il fascismo? Il fascismo è il potere, è quel capitale che è contro tutti noi. È quello il fascismo. Sì, poi c’è anche l’altro (il fascismo politico vero e proprio n. d. r.)>. Il primo, secondo il partigiano Remo, si serve di tutto. Quando non è più riuscito a vincere usando le regole democratiche che ha usato per tanti anni è tornata la violenza. <Ora si serve di tutta questa violenza e spuntano fascisti ovunque, guardiamo anche le squadre di calcio. Non c’è libertà. Le telecamere installate con la scusa della sicurezza sono un modo per controllare i cittadini. Sono una cosa vergognosa e a noi sembrano chissacché. Ora sono usciti che vogliono tutti la pistola. Ma l’hanno mai sentito un colpo di pistola? Poi la colpa addossata sempre a questi neri. Hanno mai provato a stare su una barca 10 giorni? Con le donne incinte che vomitano, nello sporco, con la paura e la disperazione?>.

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Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana Partita Iva 02485610998 Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

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