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II Museo dell’Emigrazione alla Commenda, 5 milioni di euro, 3 anni e l’ambizione di rilanciare Pre’

Il sindaco Marco Bucci: <Il Museo dell’emigrazione completa un’offerta museale e turistica di primo livello>
Il direttore del Polo Museale della Liguria Serena Bertolucci: <I musei ci aiutano a riempire le nostre valigie di coscienza e di conoscenza e, nel caso specifico, a progettare recupero e sviluppo per il quartiere>

La Commenda, da qui partivano i crociati. Da poco distante, dai moli del porto di Genova, partivano invece, qualche secolo dopo, gli emigranti  italiani che andavano a cercare fortuna nelle Americhe. Chi di noi non ha un lontano parente negli Stati Uniti o nell’America del Sud. Nell’Antico “ospitale”  troverà spazio il Mei, Museo (nazionale) dell’Emigrazione Italiana, i cui pezzi arriveranno da Roma per rimanere nella città che per diverse generazioni ha visto partire i nostri connazionali spinti per lo più dalla fame e dalla povertà. I visitatori di riferimento saranno i giovani, i genovesi, gli italiani che vivono all’estero, ma anche i turisti.

Oggi lanciamo il Museo dell’Emigrazione Italiana, un museo nazionale a Genova – ha detto oggi il sindaco Marco Bucci alla presentazione del progetto -. Penso che tutte le famiglie italiane abbiano qualcuno che ha fatto l’emigrante, in un modo o nell’altro. Questo museo è importante per i giovani perché conoscano la nostra storia, è importante per tutti i cittadini italiani che possono magari ritrovare qui alcuni riferimenti alla propria famiglia di origine ed è importante per tutti i turisti perché possano vedere quale è stato l’impronta degli italiani e della italianità nel mondo. Con l’Acquario e il Museo del Mare a due passi il Museo dell’emigrazione completa un’offerta museale e turistica di primo livello>.

I fondi

5 milioni di euro: 3 dai grandi progetti del Ministero dei beni culturali stanziati dal vecchio governo e già confermati da quello attuale, 2 dal Patto per Genova del 2016. A questi si aggiungono 300 mila euro della Fondazione San Paolo.

I tempi

Quest’anno, ha detto Piero Campodonico, direttore del Museo del Mare, la progettazione, il prossimo l’esecuzione dei lavori di adeguamento (che prevedono anche il tamponamento dei loggiati con vetrate) e di rinnovamento degli impianti che saranno adeguati sotto il profilo tecnologico.

Genova ha avuto un ruolo strategico nella storia dell’emigrazione italiana: da qui partirono le prime ondate migratorie e per anni e anni Genova fu punto di partenza per moltissimi migranti.
«La Commenda di San Giovanni di Prè – ha detto Campodonico – è a metà strada tra la stazione ferroviaria di Principe, dove i migranti arrivavano in città, e la stazione Marittima da cui partivano i transatlantici. Ed è proprio nelle vie della zona di Prè, tra alberghi, affittacamere e osterie, che i migranti trascorrevano i giorni nell’attesa della partenza. Per tutti la Commenda era un punto di riferimento».
Il Mei racconterà la storia dell’immigrazione italiana in tutte le sue forme, dall’Unità d’Italia alla contemporaneità: non solo l’emigrazione transatlantica, ma anche quella europea, non solo l’emigrazione all’estero, ma anche le migrazioni interne, quelle dal sud al nord e dalle campagne alle città. Ad essere narrata sarà non solo la storia di un popolo con le valigie di cartone, ma piuttosto di come gli italiani, emigrando, hanno cambiato il mondo con il lavoro, l’arte, la musica, l’architettura, l’enogastronomia.
«Il Mei sarà un museo multimediale, immersivo, interattivo e con moltissima tecnologia – ha annunciato l’assessore alla Cultura Elisa Serafini – e sarà anche il primo museo della narrazione, per ritrovare la nostra storia e per raccontare come l’italian style si è diffuso in tutto il mondo».
Nel frattempo, ci saranno alcune mostre “di avvicinamento” all’apertura del Mei che si aggiungeranno alle centinaia di eventi che, tra Museo del Mare, Palazzo Reale e Università già animano il quartiere intorno a via Pre’.

<Sono sempre stata convinta- ha detto la direttrice di Palazzo Reale e del Polo museale Liguria Serena Bertolucci  – che via Pre’ fosse fosse per Genova una grandissima opportunità. E così l’ho vissuta, non come un peso. Ho cercato di lavorare, insieme ai colleghi del Mibact che mi hanno aiutato, per ricucire con pazienza, giorno dopo giorno, il legame con la città. Questo museo si viene a inserire in una realtà già importante. Noi siamo già un polo museale importante. Magari non si vede ancora. Tra palazzo Reale, il Muma e il Museo dell’Emigrazione avremo, se tutti andrà come deve andare, cosa di cui sono convinta, un numero di visitatori altissimo. Solo in questa zona abbiamo 350 mila visitatori di musei. Produciamo, Università compresa, centinaia di eventi culturali qui. Solo che spesso ci sovrasta il problema di essere in un quartiere ancora non amato e compreso. Invece è un quartiere che potrebbe dare delle risorse e potrebbe essere il primo nucleo di questo sistema museale nazionale che vede statali, comunali e Università insieme. I musei ci aiutano a riempire le nostre valigie di coscienza e di conoscenza e, nel caso specifico, a progettare sviluppo per il quartiere. Sono veramente felice che un museo nazionale nasca qui, in quello che molti vedono per usare un termine – che io amo moltissimo – di Konrad, il “cuore di tenebra” della città, andando in “direzione ostinata e contraria come direbbe il nostro grande poeta De André. Sono sicura che potremo risolvere e cambiare. La scelta del ministro Franceschini di avere Palazzo Reale come uno dei 20 primi musei italiani è certamente politica, ma nel senso migliore del termine. Qui il museo può dare un contributo alla città e alla regione. Io vi dico: teneteci d’occhio. Secondo me noi siamo un quartiere che in pochissimo tempo diventerà un altro  cuore pulsante culturale della città>

Alla presentazione sono intervenuti, oltre al Sindaco Marco Bucci e all’assessore Elisa Serafini, l’assessore alla cultura Regione Liguria Ilaria Cavo, Marcello Tagliente del Mibact, la presidente del Mu.Ma Nicoletta Viziano, il direttore Mu.Ma Pierangelo Campodonico, la direttrice di Palazzo Reale e del Polo Museale Liguria Serena Bertolucci e Roberto Timossi della Fondazione San Paolo.

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