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Polizia, dopo il caso Jefferson arrivano i taser. Gabrielli: “Alla firma del ministro”

È alla firma del ministro il provvedimento per dotare la polizia di taser, le “pistole elettriche” richieste ancora una volta dai sindacati dopo la vicenda Jefferson Tomalà. Lo ha detto stamani il capo della polizia Franco Gabrielli che è andato a visitare il poliziotto ferito al San Martino e, quindi, si è spostato al convegno sul terrorismo.

Gabrielli ha spiegato che i taser saranno adottati <per agire in ulteriori condizioni di sicurezza> e per <non arrecare danno eccessivo alle persone in certi interventi>. Il capo della polizia ha detto che partirà ora la fase sperimentale operativa “sul campo”. <L’amministrazione – ha detto il capo della polizia – è attenta che il personale sia posto in una situazione di sicurezza senza arrecare danno alle persone che potrebbero trovarsi dall’altra parte della barricata>. Il taser verrà sperimentato in sei province italiane (Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia) e sarà dato in dotazione anche ai carabinieri.
Il taser, dal nome della più nota delle ditte produttrici, sarebbe un’arma non letale, usata per immobilizzare con il dolore non per uccidere. Secondo Amnesty International, però, i morti, solo negli Stati Uniti, sono tra gli ottocento e i mille in meno di vent’anni.

Il taser in dotazione alla polizia di alcuni stati esteri

Nel 2007 l’Onu ha dichiarato che il taser è uno strumento di tortura. Il principio è lo stesso dell’elettroshock: cambia solo la durata della scarica. Chi viene colpito riceve una scarica ad alta tensione e bassa intensità di corrente, che ne paralizzerà i movimenti facendo contrarre violentemente i muscoli. Secondo coloro che sono contrari, non sempre basta una scarica, soprattutto per le persone più pesanti, perché la scarica è calibrata sul peso medio delle persone: da 50 a 90 chili. La seconda scarica può essere letale. I malati di cuore sono a rischio se colpiti dal taser.

Nel corso della visita di Gabrielli al sovrintendente ferito c’era anche il collega che ha sparato dopo le coltellate di Jefferson Tomalà, uccidendo il giovane e ferendo di striscio il collega che aveva già ricevuto i diversi colpi all’addome inferti dal ragazzo. <L’intervento dell’agente è stato risolutivo – ha detto il capo della polizia -, anche se queste vicende lasciano sempre amarezza. Quando muore una persona anche se ha commesso un reato, anche se si è posta in una condizione di offesa nei nostri confronti, non è mai una cosa positiva. Non dobbiamo perdere quel profilo di umanità che contraddistingue in positivo la nostra attività>.
Gabrielli, in merito all’inchiesta aperta dalla magistratura, ha detto di essere fiducioso: <La nostra è una massima assoluta convinta fiducia nei confronti dell’operato dei colleghi>.
Il capo della polizia ha anche sottolineato l’urgenza di aumentare l’organico della polizia e di ringiovanirlo. Anche sulla polizia, come su tutto l’impiego pubblico e sulle polizie locali, il lungo blocco del turnover ha portato a un forte invecchiamento delle forze in campo. Il sovrintendente ferito ha, infatti 54 anni e nonostante questo continuava a prestare servizio sulle “volanti”.

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