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Movida, la rivolta dei titolari dei pubblici esercizi virtuosi: “Non siamo più disposti a fare da capro espiatorio”

Il problema del chiasso in centro storico? Esiste, coinvolge ormai solo pochissimi locali, puntualmente tartassati dai controlli interforze e dipende soprattutto da una situazione di generalizzata maleducazione di certi frequentatori delle strade della movida e da gruppi di borseggiatori e spacciatori che di riuniscono dove ci sono potenziali clienti. Non investe più tutte le aree, soprattutto non quelle dei pubblici esercizi ben gestiti. Eppure c’è chi finge di non vedere che il problema è complesso, che gli schiamazzi non vengono dai bar, e continua a gettare la croce su tutti i pubblici esercizi con una continua campagna di disinformazione che travisa la realtà dei fatti e il cui unico effetto non sarebbe quello di risolvere il problema, ma di chiudere le imprese e cancellare i posti di lavoro. Cosa che, tra l’altro, non risolverebbe le criticità perché, come si è detto, i responsabili degli schiamazzi sono gruppi di giovani che stanno per strada (a volte nemmeno entrano nei locali e si portano l’alcol da casa negli zaini), e così facendo aumenterebbe l’insicurezza. Eppure ci sono, seppur minuscoli, gruppi di residenti che, facendo di tutte le erbe un fascio, si ostinano a criminalizzare anche le imprese virtuose, i titolari, i lavoratori, i frequentatori della movida che si comportano in modo corretto tra i quali, ormai, anche molti turisti. Ora i gestori dei locali che rispettano le regole non ci stanno più a fare da capro espiatorio. E rilanciano.
<I gestori dei locali virtuosi, che hanno sempre rispettato gli orari di apertura del locale nonché le norme relative alla somministrazione di bevande alcoliche ai minori, sono i primi a voler essere tutelati da ogni forma di degenerazione della movida> questo rispondono all’associazione Assest e al Comitato residenti Sarzano (che non è lo storico Comitato di Sarzano) Matteo Zedda vice presidente di Fiepet Confesercenti e Marina Porotto vice presidente Associazione Bar Fepag Ascom.
<Non si può fare di tutta l’erba un fascio – proseguono – e colpevolizzare indiscriminatamente tutti i gestori di pubblici esercizi poiché le vere problematiche di degrado e disturbo della quiete pubblica non dipendono dal comportamento della stragrande maggioranza dei locali, rispettosi di ogni ordinanza, né dagli orari di apertura, ma nascono, piuttosto, proprio quando i bar abbassano le saracinesche, cessando così la loro attività di controllo e presidio del territorio. Quello che chiediamo da sempre sono quindi controlli efficaci contro chi trasgredisce alle regole, e non un giro di vite indiscriminato contro tutte le attività economiche, che non porterebbe ai risultati sperati da tutti>.

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