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Divagazioni sulla 194

Ho lasciato che il clamore si sopisse. Che la manifestazione popolata per la maggior parte da donne, in corso Buenos Aires, di fronte alla chiesa di Santa Zita, contro quell’enorme manifesto si sciogliesse. Ho anche cercato di digerire i commenti di coloro i quali, di fronte al corteo che aveva bloccato una carreggiata della parte terminale di corso Buenos Ayres, inveivano contro i manifestanti che avevano osato intralciare il traffico del rientro di un tranquillo lunedì pomeriggio. Senza avere almeno la buona creanza di sollevare lo sguardo e inquadrare il manifesto in questione, quello all’origine della protesta. Ho praticato e predicato calma nei confronti del cerchiobottismo pilatesco di un sindaco che in nome di una falsa equidistanza basata sulla libertà di espressione ha finito per far finta di non schierarsi ma si è assolutamente schierato. Ho spulciato post e commenti facebook alla ricerca, quasi vana, di qualche donna del centro destra che rifacendosi a qualche rigurgito di solidarietà femminile – cose già viste in parlamento con Laura Boldrini che ha condannato gli insulti sessisti a Giorgia Meloni sulla sua gravidanza. Cose accadute due anni fa , eh… mica miracoli- che prendesse le distanze dal primo cittadino di centro destra a palazzo Tursi da 28 anni a questa parte. Ho messo la sordina ai pensieri che si accavallavano. Meditato, limato, introiettato commenti. Tante donne, più rari quegli degli uomini. 

Ho persino trovato il post  della mia amica facebook Anna Pettene, fino a qualche tempo fa, in epoca appena post Referendum, indicata persino come futuro candidato sindaco del centro destra, o almeno consigliere comunale. Poi, come si sa e’ andata a finire diversamente. Che la solidarietà femminile quando si tratta di giocarsi le poltrone e i posti di comando funziona diversamente. Anzi non funziona proprio.

Eppero’ Anna Pettene che ha avuto in sorte la possibilità di permettersi una pausa sabbatica dal suo lavoro di avvocato per diventare mediatore familiare, con un atto di coraggio, in mezzo a un silenzio assordante, comunque per certi versi una scelta precisa, già qualche giorno fa e’ uscita allo scoperto tanto che già una settimana fa, rifacendosi ai manifesti di Roma scriveva sul suo profilo “Anche io condivido che questo cartellone, al di là delle posizioni pro o contra l’aborto, sia assolutamente mistificatorio e non renda giustizia alla realtà. Quindi condivido la posizione di chi ne ha chiesto la rimozione.

Due fenomeni completamente diversi, lontani, non accostabili se non con forzature ideologiche”. Dando la stura a una fiumana di commenti. Molti a suo favore.  Con ripetuti interventi a favore del manifesto di Mauro Ghiglione, che mi piace definire impegnato sul fronte cattolico e ultraconservatore. Uno per tutti, dopo il parere negativo sui manifesti genovesi del Garante regionale dei diritti dell’infanzia Francesco Lalla che imponeva all’associazione Pro Vita di rivederne il testo e le immagini:  “Le riflessioni del Garante non scalfiscono minimamente la validità e la sensibilità del manifesto nè soprattutto lo scopo di far riflettere sull’aborto. I genitori DEVONO essere in grado di dare ai loro piccoli risposte calibrate alla loro età e sensibilità, in questa come in tutte le altre occasioni. L’eventuale imbarazzo dei medesimi, leggasi incapacità, non mina la serietà e la gravità della problematica, questa come tutte le altre che I bambini vedono. Di questo passo bisognerebbe censurare molte cose, ad esempio I servizi televisivi sulle stragi che quasi quotidianamente ci vengono serviti all’ora di cena. È compito dei genitori valutare se e cosa proporre ai loro figli e parlarne con loro con la dovuta prudenza”.

 

Ma, come dicevo, il problema non è il dibattito nemmeno troppo sereno che si è svolto sulla bacheca di Anna Pettene che, a sfida all ‘ Ok Corral avvenuta,  chiosava in un altro post “E anche oggi abbiamo lanciato il sasso nello stagno…come sempre escono anelli vibranti di vita e libertà”, osservando poi sul parere di Lalla “Il garante dei diritti dell’infanzia parla il linguaggio della gentilezza, della sensibilità, dell’umanità…la risposta che si attendeva”. Il problema, a mio modesto parere, riguarda la sensibilità del sindaco che, in materia di sessualità, prima nega il patrocinio del Comune al Gay Pride e poi si nasconde, anzi si barrica dietro al dito agitando la libertà di pensiero e di espressione per i manifesti poi bocciati dal garante. Libertà di espressione, ma è sempre un mio modestissimo parere, avrebbe voluto che in giunta o almeno all’interno della maggioranza qualche donna intervenisse. Invece silenzio assoluto. Tutti ossequiosi al pensiero unico.

Un segnale inequivocabile dell’aria che tira visto che i manifesti, evidentemente provocatori, sono stati affissi a Roma da Citizengo e a Genova da Pro Vita proprio nell’imminenza della celebrazione del quarantesimo anno della 194. 

Non Una legge nata da un referendum, tanto per intenderci, che non parla solo di aborto, ma istituisce i consultori, affronta il problema dell’educazione sessuale a scuola. Il fine e’ quello di arrivare ad una maternità consapevole, proprio nell’ottica del futuro della madre, della famiglia e del bambino. E dal 1978 su questi temi mi sembrava che nel paese si fossero fatti molti passi in avanti. Invece strumentalmente quel messaggio di Citizengo ha deciso di affiancare l’aborto al femminicidio, con quel messaggio oscurantista “L’aborto e la prima causa di femminicidio nel mondo”. Con l’eterno dilemma se parlarne su facebook in fondo non sia il risultato che le associazioni antiaborto si proponevano, cioè assumere e far assumere consapevolezza che esistono.

Spiega il mio amico e collega Giovanni Giaccone, solitamente così stringato e fulminante nei suoi messaggi e stavolta, al contrario, più ragionatore

Qualche considerazione sul manifesto ProVita, installato su corso Buenos Aires a Genova: In primo luogo, credo che la richiesta di rimuoverlo sia un errore enorme da parte di forze (associazioni, partiti etc.) che si riconoscono nella libertà di pensiero e nel perimetro delle condizioni in cui si definisce una democrazia liberale. In secondo luogo, anche se é banale dirlo, si é fatto il gioco dei promotori diffondendo tramite “post di profonda indignazione” l’immagine di quel manifesto e infestando così i social della stessa immagine che si voleva stigmatizzare. L’avrebbero visto, al contrario, poche centinaia di persone.
In terzo luogo, per chi sostiene quelle tesi dico che quel manifesto non é “ProVita” come, con un certo ardire, si definisce l’associazione che l’ha promosso, ma una miserabile, farisaica, condanna sessista nei confronti delle donne che sono passate attraverso quella terribile esperienza e un tentativo culturale di ridefinire il ruolo della donna a mera procreatrice senza indentità agli ordini della fantasmatica figura paternalistica e padronale dell’uomo. Senza misericordia e senza pietà.
P. S. Suggerisco a chi ha postato quell’immagine di rimuoverla e casomai di ricordare che la legge 194 fu votata dal popolo italiano in un referendum libero e democratico”. Insomma il sessismo ancora da sconfiggere sotto plurime forme ma anche la maternità consapevole.

 

Gia’, la maternità consapevole, ma anche la paternità e i diritti dei bambini. Sempre Anna Pettene sul suo blog osservava sulla tragedia di Francavilla

Ho guardato più volte il video di Fausto Filippone, l’uomo che dopo aver spinto la figlia dal cavalcavia, forse anche la moglie, morta nella stessa giornata,per essere caduta dal secondo piano di un palazzo, ha ucciso se stesso lanciandosi nel vuoto e atterrando vicino al corpo senza vita di Ludovica, 10 anni. Ho anche osservato alcune foto che lo ritraggono mentre guarda giù tenendosi stretto alla rete metallica. Cosa è stato? Che mostri hanno abitato quella mente a tal punto da rendere possibile una strage familiare del genere? Qualche indizio, in precedenza, aveva segnalato un abisso di questa dimensione? E quando leggo che non aveva problemi psichici particolari sento di non avere riferimenti, schemi , categorie davanti a un orrore del genere e provo una grande angoscia e paura per le inspiegabili e imprevedibili pieghe che la mente evidentemente può prendere”. Già lei fa la mediatrice familiare ed e’ normale che si interroghi di fronte a simili drammi che hanno per ambito proprio la famiglia. Con pacatezza rivendicando l’utilizzo, anche nel confronto del rispetto reciproco “In qualunque momento possiamo tentare di essere più umani e gentili con le persone che soffrono”. Ma nel caso specifico dei manifesti senza indietreggiare di un millimetro “Dopo la buriana scatenatasi a seguito del post di ieri che ripropongo tale e quale con molta più convinzione, prendo in prestito dal libro del Prof.Eugenio Borgna, L’ ascolto gentile, un pensiero che rappresenta il mio sentimento sempre più radicato sulla importanza delle parole. Così, non posso ogni volta non chiedermi come rintracciare negli abissi della mia interiorità LE PAROLE CHE CURANO E ALIMENTANO LA SPERANZA…”.

Infine la ragione ultima per cui con difficoltà e pacatezza ho cercato stasera di riallacciare tutto il filo rosso dei mie pensieri di fronte al caso dei manifesti e ai post che mi sono letto. Per curiosità, non per altro. Proprio martedì l’Aied che il 10 ottobre compirà 65 anni ha organizzato nella sede genovese di via Cesarea un incontro per i 40 anni della legge 194. Certe provocazioni non vanno ignorate perché il rischio, forte, è quello che la battaglia sostenuta per arrivare ad una nuova visione della famiglia attraverso la libera sessualità e la maternità e la paternità consapevole, finisca per tornare a segnare il passo. All’interno della Chiesa vengono ospitate varie visioni, anche se al suo interno il conservatorismo non aspetta altro che tornare a fare capolino. Gli anni Settanta sono stati nel nostro paese quelli in cui si sono verificate le maggiori rivoluzioni sociali. Non a caso con due referendum, quello sul divorzio del 1974 e quello sull’aborto del 1978 con due colpi inferti allo stato confessionale, con il concordato rivisto nel 1985. Poi scopri che le associazioni Pro life riprendono fiato, che il numero di aborti è drasticamente calato che i medici obiettori negli ospedali sono il 75 per cento e che talvolta si rifiutano di fare le ecografie alle puerpere che si presentano per abortire. E infine che al sud negli ospedali si cercano con insistenza medici non obiettori. E ti domandi se la rivoluzione sia mai avvenuta completamente. Con quella nostalgia per gli anni della giovinezza in cui gli ideali, forse, erano più saldi.

E allora mi piace ricordare per concludere le parole di Michela Fasce, restauratrice ed esponente del Pd “

Oggi purtroppo non sono riuscita ad andare in Corso Buenos Aires e leggendo alcuni post di personaggi su fb CONTRO la 194 non mi resta altro che postare qui la mia volontà a fare di tutto perchè questa Legge venga fatta valere!!!! #194 #nonsitocca”.

Che tanto per chiarire include “Piccola storia ignobile” del maestro Francesco Guccini. Composta nel 1976  e  incisa nell’Album Via Paolo Fabbri 43 di cui Guccini racconta “Piccola storia ignobile è una canzone sull’aborto. Era tanto che ci pensavo, avevo timore di dire cose non giuste, e non ho inventato allora un tema ed una storia, ma ho messo assieme tante storie che mi hanno raccontato cercando di ricavarne una storia tipica, esemplare”

Ma poi mi capita di pensare che il rovescio della medaglia non può che essere Venezia, brano dell’Album Metropolis composto da Giampiero Alloisio e cantato dallo stesso Guccini che si snoda sulla metafora fra Venezia città che muore e il decesso di parto di Stefania, ventenne che in un’ospedale da alla luce un bimbo e muore.

Stefania era bella, Stefania non stava mai male,

è morta di parto gridando in un letto sudato d’ un grande ospedale; 

aveva vent’ anni, un marito, e l’anello nel dito: 

mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava nei denti…

Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa: 

Novella Duemila e una rosa sul suo comodino, Stefania ha lasciato un bambino. 

Non so se ai parenti gli ha fatto davvero del male 

vederla morire ammazzata, morire da sola, in un grande ospedale…

Venezia è un imbroglio che riempie la testa soltanto di fatalità: 

del resto del mondo non sai più una sega, Venezia è la gente che se ne frega! 

Stefania è un bambino, comprare o smerciare Venezia sarà il suo destino: 

può darsi che un giorno saremo contenti di esserne solo lontani parenti…”.

 

Ecco, perché lo dicevo in un mio post proprio oggi “ che poi decidere autonomamente di abortire o partorire è comunque una precisa assunzione di responsabilità’”

Il Max Turbatore

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