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Bancarelle in San Lorenzo, ecco cosa prevede la legge. Sugli “opi” nemmeno il Comune ha libertà di decidere. Vi spieghiamo perché

A Tursi si apre la “questione opi”: facciamo chiarezza sulla legge che supera ogni volontà degli operatori, dei cittadini e persino quella del Comune. Opi sta per “operati del proprio ingegno”, che per legge nazionale sono disegnatori, pittori, scultori, fotografi e non hobbisti o artigiani. Gli opi si sottraggono al titolo V della Costituzione che include, invece, il commercio, quindi su di loro il Comune non ha alcuna potestà (non può includere altre categorie in aggiunta a quelle di legge, ad esempio). Può definire delle aree dove possono piazzarsi e può, come nel 2015 ha stabilito un regolamento del consiglio comunale (qui il testo regolamento_registro_operatori_proprio_ingegno_con_link-lrv_0), determinare un registro degli opi che hanno diritto a sistemarsi nell’area secondo le modalità stabilite. Pare che il registro non abbia mai visto la luce (e comunque non comprova lo stato di opi, che viene poi verificato sanzionando chi rilascia dichiarazioni mendaci), quindi, tecnicamente, nessuno di quelli che oggi piazza in via San Lorenzo è autorizzato. Men che meno quelli che non sono veramente opi.

Il Ministero ha fornito tempo fa un chiarimento.

Secondo tale disciplina, la quale si riferisce non solo all’opera d’arte, ma anche alla realizzazione dell’intelletto che abbia il requisito intrinseco del carattere creativo, quest’ultimo inteso come novità in riferimento alle preesistenti creazioni, anche se di genere diverso, ed originalità rispetto al contributo dell’autore, l’opera dell’ingegno dovrà essere costituita esclusivamente da elementi di non facile riproducibilità in modo seriale e su larga scala.
La fattispecie che gli agenti operanti riscontrano quotidianamente sul territorio comunale, invece, è costituita da operatori che effettuano la vendita di oggetti compresi tra accessori di abbigliamento, soprammobili e oggettistica varia, dei quali il venditore rivendica la paternità ed anche l’originalità ed unicità.
A parere di codesto Comando (la Direzione generale per la concorrenza, i consumatori, la vigilanza e la normativa tecnica n. d. r.) tali prodotti potrebbero rientrare nella disciplina prevista per l’artigianato, per cui l’esercizio dell’attività di vendita di beni autoprodotti può essere effettuato nei locali di produzione o in quelli adiacenti. […]

La Direzione del Ministero ha precisato di non poter considerare come opera dell’ingegno creativo ogni attività che presenti i caratteri dell’artigianato, anche artistico. Ha ritenuto, infatti, che come opere dell’ingegno a carattere creativo potessero intendersi tutte quelle opere frutto del proprio ingegno, prodotte non professionalmente, cioè non realizzate in serie, non classificabili come opere d’arte e vendute direttamente ai privati. Ha sostenuto, altresì, l’importanza del criterio della occasionalità: ovvero l’attività di specie deve essere svolta in modo occasionale e saltuario senza il carattere della continuità in modo da non configurarsi come attività di impresa.

Qui trovate l’intero parere opi ministero.

Perché interviene la Direzione per la concorrenza del Ministero? Perché gli opi sono esclusi all’Iva e non possono pagare nessuna tassa, inclusa l’occupazione suolo. Chiaro che se si consente a chi non è opi per legge di presentarsi come tale, questo farà concorrenza sleale ai colleghi che pagano tutto quello che è previsto o per un commerciante, o per un artigiano, o per un hobbista. Leggendo il chiarimento del ministero è chiaro che molti di quelli che piazzano in San Lorenzo non sono opi e, in qualche caso, nemmeno artigiani artistici, perché vendono oggetti prodotti in serie e, in qualche caso, persino confezionati. Tanto che l’ammissione nell’eventuale registro, per legge, non sostituisce l’autocertificazione di legge. La responsabilità della dichiarazione è personale. Il pubblico amministratore che rinunciasse a introitare l’occupazione suolo da un non opi finirebbe alla Corte dei conti.

Su questa vicenda, il questore Sergio Bracco, nei giorni scorsi, ha dato un giro di vite. Non sfuggirà a nessuno che, tra l’altro, via San Lorenzo, dopo i fatti di Barcellona, è una delle vie sotto attenzione per via del terrorismo e una marea di bancarelle certo non aiuta a migliorare le condizioni di sicurezza.
Il Questore ha chiesto alla polizia locale di intervenire con decisione e subito c’è stata una levata di scudi, capitanata da un cittadino abitante nella zona che oggi si è presentato in consiglio comunale con alcuni hobbisti interessati.
La richiesta è quella di lasciare tutto come è. Ovvio che questo non può accadere. Gli opi sottostanno, come si è visto, alla normativa nazionale e non locale, che, non trattandosi di commercio, sfugge completamente alla potestà del Comune se non per l’individuazione delle aree e per il registro che prende atto delle autocertificazioni (a qualcuno è stato rilasciato un tesserino) che però vengono verificate in loco dalla polizia locale che si deve attenere alla legge nazionale e solo a quella e che sanzionano secondo la normativa chi si è auto proclamato opi non essendolo. Se un Comune vuole un mercatino degli hobbisti e dell’artigianato artistico deve deliberarlo e far pagare l’occupazione suolo come a tutti gli altri per evitare di favorire la concorrenza sleale (prendendosene poi le responsabilità) e problemi con la corte dei conti per il mancato introito dell’occupazione suolo. Nel caso di via San Lorenzo, alla luce delle misure di sicurezza anti terrorismo, deve discuterne anche con Prefettura e Questura.

I controlli della polizia locale sono difficili. C’è metà della popolazione che segnala gli artisti di strada che non rispettano le regole e metà che li difende, metà della popolazione che segnala come le bancarelle di San Lorenzo costituiscano di fatto in gran parte un mercatino abusivo di commercianti e artigiani e metà che li vorrebbe salvaguarare. Quando gli agenti intervengono vengono applauditi sarcasticamente o avvicinati da chi vorrebbe difendere chi viene allontanato.
In passato ci fu una levata di scudi quando fu allontana una produttrice di saponi e le fu sequestrata la merce. Si trattava, evidentemente, di un’artigiana, più volte invitata in precedenza a non piazzare più in via San Lorenzo. Ma un agente di polizia locale non poteva che allontanarla e comminare la prevista sanzione di 5 mila euro.
Nel caso degli opi, l’amministrazione non può che rispettare la legge senza eccezioni, realizzando il registro pubblico per gli artisti che rientrano nella normativa (ci sono alcuni pittori, ad esempio) e allontanando gli altri che non possono essere inclusi a termini di legge, da sistemare, se lo desidera, in un altro mercatino “no tax free”. Nemmeno il consiglio comunale a cui gli artigiani si sono rivolti oggi può modificare la normativa nazionale.

 

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