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M5S: “Nel contratto c’è scritto che si lavorerà per chiudere l’Ilva”. La Fiom pronta alla battaglia

<Nel contratto c’è scritto chiaramente che si lavorerà per la chiusura dell’Ilva>: la posizione del Movimento 5 Stelle è chiara. E per chi non avesse avuto voglia di leggersi tutto il documento, il partito lo chiarisce in una pagina del blog, insieme allo stop alla Tav e al ritorno in mani pubbliche dell’acqua. Il post comincia con questa frase: <Il denaro pubblico va investito sulle vere priorità del Paese. Non sulle opere inutili e dannose. È stata sempre dritta la barra del MoVimento 5 Stelle e continua ad esserlo. E chi vuole leggere altro nel contratto sbaglia>.

Per esteso, alla pagina 13 del contratto sta scritto: <Con riferimento all’Ilva, ci impegniamo, dopo più di trent’anni, a concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale secondo i miglior standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica>. Si parla, dunque, espressamente di Taranto e non di Genova, ma pare più che sia stato dimenticato che Ilva è anche Genova e Novi piuttosto che le altre due sedi siano state escluse. Non si dettaglia, al di là degli slogan, come si intende attuare <la riconversione economica> (così come non si legge in che modo, considerato che la legge italiana non prevede gli “espropri proletari”, si intenda far tornare l’acqua in mani pubbliche) salvando i posti di lavoro.
Immediata la risposta di Fiom attraverso il segretario genovese Bruno Manganaro: <Se dovesse chiudere Taranto, sarebbe una tragedia per l’Ilva. E anche per Genova>. Manganaro aggiunge che sui posti di lavoro di Taranto decideranno i lavoratori del sud e che quelli liguri sono pronti a sostenere eventuali manifestazioni e che comunque la chiusura <sarebbe un disastro>, che esiste il modo, già attuato altrove in Europa, di “ambientalizzare” la fabbrica pugliese e che bisognerà comunque trovare il modo di far funzionare Genova e Novi anche senza Taranto.
Critiche anche per il ministro Carlo Calenda che tenta di rilanciare la trattativa bocciata dai sindacati, che hanno rotto il tavolo.
Il M5S Ligure aveva preso già in passato posizioni “anti industrialiste”, quando Alice Salvatore, in consiglio regionale, aveva fatto dichiarazioni contro le riparazioni navali, accusate da alcuni cittadini di inquinare, ma era stata costretta a correggere il tiro in fretta a causa delle polemiche.

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