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Manifesto antiabortista, una petizione al Sindaco per farlo rimuovere

L’associazione “Iodecidoio” ha lanciato su Change (al seguente indirizzo: https://www.change.org/p/sindaco-bucci-lo-decido-io ) una petizione indirizzata al sindaco di Genova Marco Bucci, relativa al manifesto di Provita comparso in città:

 

A Marco Bucci
Sindaco del Comune di Genova

LO DECIDO IO
La Legge 194, ovvero la possibilità di interrompere la gravidanza in modo consapevole ed in strutture protette pubbliche nasce per tutelare la libertà di scelta delle donne.
L’aver permesso l’affissione del manifesto Provita è per noi, quindi, un atto gravissimo perché infidamente impone la decisione, colpevolizza, passa sopra come un carro armato sull’intimità unica di ciascuno di noi
L’uso strumentale dei bambini, poi, è qualcosa di miserabile ed è da condannare come il non aver tenuto conto delle mille esperienze legate all’aborto che, alla vista del manifesto, possono aver riprovato un dolore o veder riaffiorare un triste ricordo sopito con difficoltà.
Come a Roma alla Sindaco Raggi, chiediamo anche al Sindaco Bucci di far eliminare immediatamente questo insulto dalle mura della nostra città.
Riportiamo fedelmente le parole di Monica Cirinnà che condividiamo totalmente:
“Mi aspetto che davanti a un’azione così culturalmente grave tutto l’arco parlamentare, voglia difendere una legge dello stato che garantisce libertà delle donne, indipendentemente dalla propria morale”
No! alla violenza contro le donne, mescolando femmicidio e aborto
No! all’uso scriteriato dei bambini: giù le zampe dal loro uso
No! all’uso del senso di colpa altrui, come se fossimo tutte prodotti di un unico pensiero, fatte in serie.
Sì alla autodeterminazione, consapevole
Sì alla prevenzione
Sì alla responsabilità personale
Sì al RISPETTO

Sul tema si registra, inoltre, una serie di reazioni

Comitato “SenonoraquandoGenova”

Il Comitato SenonoraquandoGenova chiede al Sindaco Marco Bucci di intervenire immediatamente  affinché venga  rimosso il cartellone affisso in Corso Buenos Aires raffigurante  l’immagine di un feto accompagnata da  varie scritte, tra le quali “ Tu eri così a 11 settimane” e “  Ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito”.
Come Donne e come Madri  affermiamo che il contenuto  di questo manifesto mistifica totalmente il significato della Legge 194 , il cui scopo è quello di riconoscere alla Donna la piena autorevolezza a conseguire una maternità libera e responsabile e a tutelarne i diritti alla sua saluteIl manifesto invece stigmatizza le donne  e il loro diritto di autodeterminazione con un messaggio violento, fortemente ricattatorio e  colpevolizzanteL’esposizione pubblicitaria di ProVita è connotata da un contenuto gravemente lesivo del rispetto dei diritti e libertà individuali di ogni persona e offende non solo le donne ma anche gli uomini che vengono totalmente deresponsabilizzati secondo una visione  arcaica e patriarcale.

Per chi non conoscesse la storia e il carico di profonde riflessioni maturate dalle donne negli anni della costruzione di questa legge fondamentale, ricordiamo e invitiamo a partecipare all’evento del 22 maggio a Palazzo Ducale per i 40 anni della 194.
Informiamo inoltre che Venerdì 18 maggio  su Rai3  in seconda serata ( ore 23,10) verrà trasmessa puntata interamente dedicata a Teresa Forcades, monaca Benedettina Catalana il cui pensiero presentammo a Genova e in anteprima nazionale  A palazzo Ducale nel 2015.
Teresa Forcades è nota anche per la sua battaglia etica nell’ambito della chiesa istituzionale proprio  a favore della legge194 con argomentazioni teologiche valide e coraggiose.

Lega

«Il Pd genovese reputa “un attacco alle donne” il manifesto apparso in questi giorni in Corso Buenos Aires dei Pro Vita, già affisso e rimosso nelle scorse settimane anche nel Comune di Roma. Non capisco dove stia l’offesa nell’affiggere un manifesto che oltretutto non dichiara nulla di falso, preso atto dell’evidente messaggio di invito alla riflessione prima di compiere un gesto estremo come quello dell’aborto> lo dice Francesca Corso – Consigliere Lega e presidente della commissione “Pari Opportunità” del Comune
Non reputo sbagliato che una madre in coscienza propria abbia la possibilità di scegliere e decidere cosa fare della propria vita e di quella del suo bambino, valutando quelle che sono le situazioni e condizioni al momento della gravidanza.
La Cgil si indigna, sostenendo che la dissuasione all’aborto debba divenire reato, citando la Francia come esempio. Perché allora non citare l’Ungheria, nazione dove esiste una forte identità cristiana e nazionale che ha condotto a una legislazione in difesa della vita?
Quella di abortire è una decisione che una madre, per mille diversi motivi, ha la possibilità di prendere. Molto spesso sono fattori esterni che spingono le donne a compiere il gesto, per questo l’amministrazione dovrebbe intervenire su tutti i tipi di disagio, che siano essi di tipo sociale o economico, questo per dare a ogni donna la possibilità di diventare madre. Il messaggio deve essere ben chiaro: interrompere una gravidanza, significa interrompere una vita. E questo, a mio avviso, non è mai qualcosa di trascurabile».

L’indignazione di Gianni Crivello

 

 

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