Annunci

Genova, la Liguria e le città tabarkine si uniscono per chiedere che l’epopea del popolo partito da Pegli diventi patrimonio immateriale dell’umanità Unesco

Nel 1540 partirono da Pegli per colonizzare l’isola di Tabarka, dominio dei Lomellini (che facevano parte della cerchia dei Doria ed erano imparentati coi Grimaldi) per “concessione” del bey di Tunisi che, probabilmente, così pagò il prezzo per la liberazione del corsaro turco Dragut, catturato nel 1540 da Giannettino Doria, nipote di Andrea Doria. Oggi Genova, insieme, le località che discendono da quei pegliesi, chiede che l’epopea del popolo tabarkino venga dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità Unesco. Genova, città d’origine, si ritrova con Tabarka, Carloforte, Calasetta e Nueva Tabarka, l’isola a 20 chilometri da Alicante, in Spagna, fondata da quella parte di popolazione che nel 1741, quando il bey di Tunisi invase l’isola africana, dopo essersi librata dalla schiavitù grazie all’interessamento del Papa, raggiunse l’isola spagnola di San Pablo mentre gli altri sbarcarono in Sardegna, a Carloforte e a Calasetta (nel 1770), nell’isola di Sant’Antioc. I tabarkini in Sardegna, malgrado il passare dei secoli, non hanno mai perso il loro dialetto mentre a Nueva Tabarca persero la lingua, integrandosi con gli spagnoli, ma mantennero quasi inalterati i cognomi che ne tradiscono l’origine genovese: Chacopino (Giacoppino), Luchoro (Luxoro), Manzanaro (Mazzanaro), Salieto (Saglietto), Parodi, Pianello, Russo e molti altri che siamo abituati a leggere sui nostri citofoni.

Tabarka nel XVII secolo. Sulla torre del forte sventola la bandiera genovese

La città di Tabarka è sede in questi giorni (fino a domenica 6 maggio) di un importante evento dal titolo “L’eredità culturale dell’avventura storica dei tabarchini, un patrimonio mediterraneo condiviso”, organizzato intorno al progetto di candidatura a patrimonio immateriale dell’umanità Unesco dell’epopea del popolo tabarchino.

A Tabarka c’è ancora il forte genovese. I primi italiani a radicarsi in Tunisia, proprio a Tabarka, furono i genovesi, attratti dal corallo e per avere una base commerciale. L’isola appartenne ai domini della famiglia dei Lomellini dal 1540 al 1742 che fecero colonizzare l’isola proprio dai pegliesi i quali occuparono l’isola per vari secoli fino all’abbandono durante il XVIII secolo a causa dell’esaurirsi dei coralli e delle tensioni con le vicine popolazioni arabe. I pegliesi-tabarchini lasciarono l’isola per andare a colonizzare Carloforte in Sardegna grazie all’intervento di Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna.

Il 6 maggio, al termine dei lavori del convegno, un documento congiunto tra il Comune di Genova, rappresentato dal consigliere Luca Remuzzi, e la municipalità di Tabarka sancirà la volontà di proseguire insieme in un progetto al quale l’Amministrazione comunale, affiancata dalla Regione Liguria e dal Municipio Ponente, ma anche dal Governo tunisino, ha dato fin dall’inizio grande importanza. Il consigliere regionale Sergio Rossetti firmerà, in rappresentanza della Regione, il protocollo di intesa.

La vicenda storica dell’isola di Tabarka è una straordinaria narrazione di tradizione, koiné culturale e condivisione di identità e valori,  che accomuna un popolo e che ha superato eventi storici, drammi e peregrinazioni: <Un patrimonio di storia comune che verrà arricchito di nuove progettualità – dichiara l’assessore al Commercio e Turismo Paola Bordilli – per legare ancora più le città partner che conservano la lingua e la cultura dei fondatori.  Gli stanziamenti fondati da cittadini pegliesi non erano colonie, ma veri insediamenti, punti di commercio in cui i pegliesi fecero affari, ma soprattutto portarono e condivisero l’identità culturale genovese, la nostra lingua, i nostri usi e costumi. Si potrà fare molto insieme, dal recupero di vestigia e reperti genovesi alle molte iniziative allo studio in campo teatrale, cinematografico, artistico, alle attività sportive, per arrivare a una possibile strategica comune in campo turistico e di sviluppo territoriale>.
Il riconoscimento Unesco, che viene richiesto per le città di Genova, Tabarka, Carloforte, Calasetta e Nueva Tabarka, potrà costituire, per il futuro, una base comune di lavoro che aiuti le Istituzioni a salvaguardare la continuità e l’identità del popolo tabarchino.
Parte attiva delle iniziative legate a questo percorso è il Circolo Culturale Norberto Sopranzi che ha coinvolto l’amministrazione cittadina in occasione della scorsa Giornata Storica Pegliese in un momento importante di valorizzazione del Ponente genovese.

Annunci

GenovaQuotidiana

Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana Partita Iva 02485610998 Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

Un pensiero riguardo “Genova, la Liguria e le città tabarkine si uniscono per chiedere che l’epopea del popolo partito da Pegli diventi patrimonio immateriale dell’umanità Unesco

  • 4 maggio 2018 in 17:52
    Permalink

    Sono nato e cresciuto a Pegli. L’idea è bella e mi piace.
    Ora vivo in Svizzera.
    Buona serata.
    Quarc

    Risposta

Rispondi

Annunci
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: