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Palazzo Reale racconta la storia di re Carlo Alberto grazie a una mostra nei suoi appartamenti – IL VIDEO

Re Carlo Alberto raccontato nelle stanze che fece realizzare nel palazzo Balbi Durazzo da Luca Leoncini, direttore delle collezioni del Museo di Palazzo Reale. Il mini documentario di GenovaQuotidiana con l’intervista e le immagini della mostra.

Oggi, 1º Maggio, Palazzo Reale è aperto fino alle 19. L’appartamento dei Principi Ereditari, ospita la mostra “Il re nuovo. Carlo Alberto nel Palazzo Reale di Genova”.

Palazzo Reale ricorda con questa mostra il re che più di ogni altro contribuì a disegnare e definire la sua fisionomia, in una delle fasi più delicate della sua storia, coinvolgendo il complesso architettonico, le sue collezioni, gli arredi e gli apparati decorativi. Lo fa con opere d’arte, memorie e cimeli provenienti da collezioni private e pubbliche, esposti nell’appartamento dei principi ereditari, allestito e arredato per ordine di Carlo Alberto nel 1842, in occasione delle nozze dei duchi di Savoia Vittorio Emanuele e Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena.

Carlo Alberto di Savoia nacque a Palazzo Carignano a Torino, figlio di Carlo Emanuele di Savoia, principe di Carignano e della principessa Maria Cristina di Sassonia-Curlandia. Al battesimo ebbe quali padrini il Re di Sardegna Carlo Emanuele IV e la moglie Venerabile Maria Clotilde di Borbone, persone molto pie e devote. Il 30 settembre 1817 a Firenze in Santa Maria del Fiore sposò Maria Teresa d’Asburgo-Toscana, figlia di Ferdinando III di Asburgo-Lorena, dalla quale ebbe tre figli, tra cui il futuro Vittorio Emanuele II. Carlo Alberto divenne Re di Sardegna il 27 aprile 1831 alla morte del lontano cugino Carlo Felice, morto senza eredi. Ha legato indelebilmente il suo nome alla promulgazione in data 4 marzo 1848 dello Statuto fondamentale della Monarchia di Savoia, noto appunto come Statuto albertino. Dopo l’abdicazione, morì esule in Portogallo. La sua salma riposa nella cripta della Basilica di Superga a Torino.

Carlo Alberto fu il committente dell’Appartamento dei Principi Ereditari, la nobile suite di sale che ospita un’esposizione che intende ricordare il sovrano piemontese, promotore di fondamentali evoluzioni della reggia genovese, a conclusione di una trilogia di mostre che, tra il 2016 e il 2017, Palazzo Reale di Genova ha voluto dedicare a memorie legate a Casa Savoia.

 

Primo re di Sardegna del ramo dei Savoia-Carignano, egli fu figura chiave nella storia del palazzo genovese e nel suo storico passaggio da residenza patrizia a grande reggia. La maggior parte delle trasformazioni degli interni del palazzo si deve infatti a lui, ai suoi funzionari e agli artisti che gravitavano attorno alla sua corte.

 

 

Sarà in particolare Carlo Alberto a commissionare il riallestimento di alcuni degli ambienti più importanti, soprattutto in occasione delle nozze dei duchi di Savoia Vittorio Emanuele e Maria Adelaide nel 1842. Nei primi anni quaranta dell’Ottocento è ripensata, ad esempio, la grande anticamera centrale del secondo piano nobile per ottenere l’attuale Salone da Ballo, interamente disegnato da Michele Canzio che ne decora la volta insieme a Giuseppe Isola. Le pareti sono impreziosite dagli stucchi di Santo Varni, scultore poi prediletto anche da Vittorio Emanuele II. Profonde varianti riguardano l’antica Sala del Giordano, trasformata in Sala del Trono grazie a opulenti apparati in legno dorato ideati da Michele Canzio, realizzati a Torino da Gabriele Capello e trasferiti a Genova nella primavera del 1846. Sullo stesso piano, due dei quattro salotti degli Elementi sono riuniti a formare l’odierna Sala delle Udienze, progettata da Giacomo Varese con pitture di Giuseppe Isola e Giuseppe Frascheri, stucchi dorati, lampassi di seta e una serie di arredi di sapore eclettico.

 

 

Il Museo di Palazzo Reale ricorda dunque con una mostra il re che più di ogni altro contribuì a questa sua evoluzione cruciale, in una delle fasi più delicate della sua storia, coinvolgendo il complesso architettonico, le sue collezioni, gli arredi e gli apparati decorativi. Lo fa con opere d’arte, memorie e cimeli provenienti da collezioni private e pubbliche, esposti nell’appartamento dei principi ereditari, allestito e arredato per ordine di Carlo Alberto nel 1842, in occasione delle nozze dei duchi di Savoia Vittorio Emanuele e Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena. Ritratti su tela, su cammei e miniature, avori e porcellane, si alternano a busti in marmo e bronzo dorato, stampe e disegni, documenti e libri, arredi e oggetti preziosi. Si vuole fissare in questo modo l’iconografia del sovrano, sia quella ufficiale, sia quella più intima e familiare, fermando i punti salienti della biografia del re, della regina Maria Teresa e dei figli, sullo sfondo della storia della nazione nascente, ma soprattutto attraverso i suoi rapporti con Genova e la reggia genovese. Un itinerario che lega dunque le opere provenienti da gallerie pubbliche e raccolte private (spesso inedite o esposte qui per la prima volta) alle collezioni permanenti del Palazzo Reale di Genova.

 

 

L’invito è anche quello di riscoprire gli ambienti intimamente connessi alla figura di Carlo Alberto, alla sua tormentata epoca e ai suoi passaggi genovesi fino a quello estremo, il feretro giunto in mare dal Portogallo, approdato nel porto genovese per l’ultimo viaggio verso Superga. Dalle effigi che lo ritraggono giovane, bello, elegante, promesso a un brillante avvenire, ai ritratti in maestà, circondati dai simboli del potere assoluto. Dalla tela dipinta dai giovani pittori del Regio Istituto dei Sordomuti di Genova sostenuto dal sovrano, agli stucchi di Santo Varni del Gran Salone da Ballo che riaccendono i fasti delle feste genovesi per il reale matrimonio del 1842. Dalle volte affrescate dai migliori pittori dell’Accademia Ligustica, alla carrozza commissionata dopo il 1831 e tuttora esposta nell’atrio del palazzo.

 

 

Idealista e romantico, ultimo difensore della regalità di antico regime e padre dello Statuto Albertino, travolto da rivolgimenti storici spesso traumatici, Carlo Alberto, Re Nuovo per la circostanza in gran parte inaspettata di salire al trono all’esaurirsi della genealogia principale di Casa Savoia, primo rappresentante di un ramo cadetto che avrà in destino il trono d’Italia, Nuovo per essere il primo della dinastia a orientarne la politica in una prospettiva tutta italiana, e Nuovo infine, nel caso particolare, per aver rinnovato in modo indelebile e irreversibile l’aspetto e le funzioni del Palazzo Reale di Genova.

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