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Ascensori e resto in “pagherò”, il mugugno dei genovesi portato in consiglio da De Benedictis

Balleari assicura: <All’inizio del 2019 entreranno in funzione le nuove macchinette emettitrici che consentono il pagamento anche con bancomat e carte di credito>

Franco De Benedictis (Direzione Italia) non molla la presa e ripropone, oggi, in consiglio comunale la stessa interpellanza sottoposta nel passato ciclo amministrativo all’allora assessore ai Trasporti Anna Maria Dagnino al nuovo assessore, il vice sindaco Stefano Balleari. Nel mirino: le “maligne” macchinette emettitrici di biglietti che, invece di dare il resto, consegnano un laconico biglietto, un “pagherò” in cui si spiega dove andarsi a recuperare il credito di pochi centesimi: nelle biglietterie Amt di via Avio, via D’Annunzio, alla stazione del trenino di Casella e a Brignole e, nel caso di Castelletto, presso una locale tabaccheria, sempre che si sia in orario e giornata di apertura dei negozi. Insomma, un recupero spesso non conveniente (perché spendere 1,60 euro di biglietto del bus per recuperare pochi centesimi?) e fonte di perdita di tempo per i genovesi, quasi impossibile per i turisti nei giorni di festa. De Benedictis racconta di un suo amico un po’ tirchio ma molto ligio che non vedendosi accettate dalla macchia le monetine contate, inserisce 10 euro e riceve un bel bigliettino con un credito pari a 8,40 euro da ritirare con le scomode modalità descritte. Tutto questo, dice, succede in particolare per l’ascensore di Castelletto (quello della poesia di Caproni) e della funicolare di Sant’Anna.
Al consigliere di Direzione Italia risponde Balleari annunciando che a maggio sarà terminata la gara per sostituire tutte le emettitrici in modo che funzionino anche con bancomat e carta di credito. Saranno in servizio, dice, entro il 2019. Le vecchie emettritrici, che hanno poco spazio per il resto, sarebbero costosissime da modificare e quando qualcuno, come l’amico tirchio ma ligio di De Benedictis inserisce 10 euro, il resto disponibile dura poco. I resti non riscossi, a “botte” di 40 centesimi (nel caso, frequente, dell’inserimento di 2 euro), finiscono nel bilancio Amt come crediti verso terzo e dopo 5 anni nella partita dei ricavi.

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