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A cinquant’anni dalla tragica frana di via Digione, l’Ordine dei geologi lancia l’allarme: “Mancano ancora strumenti efficaci”

A rischio ci sono anche la Commenda di Pre’ e le cisterne dell’Albergo dei Poveri

<Il 21 marzo 1968 alle 18.40 circa una massa di roccia stimabile in 16.000 metri cubici di volume, circa 40.000 tonnellate di peso, si stacca dal fronte di una cava abbandonata e travolge il sottostante condominio di via Digione facendone collassare un’intera ala. Trentaquattro sono gli appartamenti distrutti e diciannove i morti di cui diciassette tra donne e bambini. Per le vittime non ci sarà giustizia penale né ci sarà giustizia civile per i numerosi sinistrati> A ricordare quello che accadde in via Digione, esattamente 50 anni fa, è stato, al convegno del suo Ordine professionale, il geologo Vittorio Bonaria.
<La triste vicenda del civico nº 8 di via Digione, accaduta solo cinque anni dopo la catastrofe del Vajont (duemila morti) e due anni prima dell’alluvione del Bisagno (quarantaquattro morti) – ha proseguito -, può essere considerata una delle prime tragiche tappe che hanno imposto, a livello nazionale, una presa di coscienza ed una consapevolezza, dell’importanza della prevenzione del rischio idrogeologico. Saranno tuttavia necessarie numerose ulteriori tragiche lezioni e numerosissime vittime inermi prima che vengano resi obbligatori strumenti urbanistici corredati da efficaci studi geologici e geomorfologici atti ad individuare e perimetrare aree pericolose o esposte ad elevato rischio>.

<La tragedia che sconvolse la città di Genova – ha proseguito Bonaria – è il risultato della totale imperizia che per grande parte del XX secolo contraddistingue lo sviluppo urbanistico ed edilizio del capoluogo ligure. Il tessuto urbano si è sviluppato velocemente in totale spregio del delicato assetto idro-geomorfologico del territorio>.

A cinquant’anni dalla frana di via Digione a Genova (1968-2018) l’Ordine dei Geologi della Liguria organizza un convegno per parlare di corretta gestione del territorio e di geomorfologia urbana.
“Conoscenza del Territorio e Mitigazione del rischio” vede la partecipazione attiva non solo dell’Ordine dei Geologi della Liguria, ma anche del Centro Studi Sotterranei e di SIGEA, Società Italiana di Geologia Ambientale. Il convegno si terrà mercoledì 21 marzo a partire dalle ore 9.30 presso l’Aula Magna dell’Istituto Einaudi-Casaregis-Galilei in piazza Sopranis.


<Il convegno non vuole essere un momento meramente commemorativo, ma un’occasione per rivolgere uno sguardo al futuro e riflettere sul corretto uso del territorio e la gestione dei rischi naturali, in particolare per quanto riguarda la prevenzione. – ad affermarlo Carlo Civelli presidente Ordine dei Geologi della Liguria – Rispetto a cinquant’anni fa la percezione sociale dei rischi naturali – frane, alluvioni, terremoti – è notevolmente aumentata e le amministrazioni pubbliche hanno affinato i mezzi di conoscenza rendendo obbligatori gli studi geologi sia all’interno della pianificazione territoriale che per i singoli interventi. Tuttavia la conoscenza di un territorio soggetto a un estremo dinamismo come quello ligure, sia per quanto riguarda i processi geomorfologici sia per quanto riguarda le interazioni tra questi ed il costruito/costruibile, va costantemente aggiornata ed approfondita. La corretta gestione del territorio e la prevenzione dei rischi ha come base imprescindibile la conoscenza! Il convegno vuole quindi essere uno stimolo per le pubbliche amministrazioni e per la cittadinanza per aumentare la conoscenza del territorio e non sottovalutare in fase di gestione dello stesso le peculiarità e pericolosità che lo caratterizzano>.

<La conoscenza completa di un territorio, soprattutto in zona urbana, non può limitarsi alla sua superficie ma necessita di uno sguardo approfondito al sottosuolo e alle sue preesistenze antropizzate – spiega Stefano Saj, presidente di Centro Studi Sotterranei (CSS) – Sotto la superficie della città di Genova si estende una fitta rete di gallerie e condotti che si ramifica per quasi cento chilometri e costituisce una sorta di “città rovesciata>. Cinquant’anni fa la frana di Via Digione demolì una parte di un condominio e ostruì gli accessi alla galleria del rifugio antiaereo scavato in quell’area nel 1943. Questo è uno dei ricoveri cosiddetti “in galleria” fatti approntare dal comune durante il periodo bellico. Il CSS ha condotto varie esplorazioni all’interno di quella e di molte altre strutture ipogee e da anni auspica ed è attivo perché Genova si doti di un Piano Regolatore del sottosuolo come già hanno fatto altri centri europei. Uno strumento che sarebbe fondamentale per una pianificazione urbana sostenibile e resiliente>.

 

 

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