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In venti “assaltano” market in via Gramsci, ma erano solo consumatori inferociti

La vicenda rimbalza sui social e diventa una “questione razziale”: nigeriani vs cinesi. Per il corposo assembramento, intervengono polizia di Stato e Municipale, insieme alla Asl che decide che il prodotto contestato era in regola, ma prescrive alla media superficie di vendita pulizie e interventi nelle celle frigo e nell’area di confezionamento degli alimenti

Storie da centro storico: l’assedio dei consumatori a un supermercato gestito da cinesi. Tanti consumatori: 20 nigeriani, tra cui 8 donne inferocite in prima linea, che hanno contestato la qualità del pesce surgelato comperato da una di loro nella bottega. A due giorni dall’acquisto, a scongelamento avvenuto, la falange indignata dal mancato pranzo è calata in via Gramsci dal Lagaccio con tanto di bambini in collo, portando lo scompiglio nella zona.
Tutto è documentato anche da due video diffusi da uno dei contestatori, un cattolicissimo marcantonio (a vedere il suo profilo social) che parla, in inglese, di “pesce di plastica” e raccoglie commenti alcuni dei quali decisamente razzisti nei confronti degli orientali: <Che Dio ci preservi da questo stupido popolo cinese. Persone molto malvagie con gli occhi piccoli> scrive una donna. <Solo quando avranno raggiunto il loro scopo diabolico la gente capirà e smetterà di appoggiarli> aggiunge un’altra. I commenti (parecchi, perché le condivisioni sono state oltre 70) sono pesantissimi, investono anche questioni internazionali (come l’invasione economica cinese dell’Africa) e promettono il boicottaggio dell’attività commerciale.
Sabato scorso, la calata del gruppo familiare di clienti insoddisfatti ha mobilitato addirittura le volanti della polizia e la Municipale del centro storico, oltre alla Asl.
Per primi sono arrivati i poliziotti di Stato perché la protesta della ventina di africani (tutti regolari) inviperiti cominciava a dare qualche preoccupazione sul fronte dell’ordine pubblico. Controllati i documenti e appurato che si trattava di una questione amministrativa, è stata chiamata la polizia municipale, insieme alla Asl, alle quali è stata lasciata da gestire la partita, mentre i contestatori sembravano sempre più agitati.

I consumatori insoddisfatti hanno portato con sé alcune borse contenenti il pesce ritenuto di scarsa qualità. La signora che li ha riteneva non degni di finire in pentola, però, non aveva con sé né imballo né scontrino. I commercianti cinesi non hanno comunque avuto difficoltà a riconoscere la merce come loro. In negozio avevano ancora tre confezioni delle quattro presenti nella bolla. Mentre la signora nigeriana mostrava i pesci, alcuni dei quali letteralmente strappati (presumibilmente per “testarli”), sosteneva che la pelle fosse “di plastica” e che prendesse fuoco come come se fosse davvero fatta di quella sostanza. I commercianti cinesi hanno raccontato, invece, che la donna spesso fa acquisti nella bottega, tornando poi con confezioni mezze aperte e ne pretende la sostituzione o il rimborso. Queste, in sostanza, le rispettive posizioni.

La “sentenza” sul prodotto ittico l’ha data la Asl: quello nelle confezioni correttamente conservate era in regola mentre quello riportato al negozi presentava problemi di conservazione post scongelamento, quindi non attribuibili al commerciante.
Gli ispettori dell’azienda sanitaria, però, qualche sanzione al market, con relativa prescrizione di migliorie da apportare l’hanno fatta. Riguarda la mancanza di alcune piastrelle nelle celle frigorifere e nell’area di confezionanamento dei cibi e di pulizie da fare. Alla fine i contendenti si sono accordati anche grazie alla mediazione della Municipale e il numeroso presidio in via Gramsci è terminato. Ma l’azione di discredito al negozio, con tutte le implicazioni geopolitiche annesse e connesse, è continuata sui social.

 

 

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