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Lungomare Canepa, la nuova strada “mura” gli abitanti. Nasce un comitato, parte una petizione

Per informare residenti e commercianti a proposito del progetto, il comitato di Lungomare Canepa si incontrerà al Bambocchia Caffè di via Giovanetti 36 alle 10 di sabato prossimo, 17 febbraio. Saranno presenti, oltre alla presidente del comitato Silvia Giardella, la vice presidente Barbara Resta e il segretario Fabrizio Bozzo. I cittadini raccoglieranno le richieste di tutti e cominceranno la raccolta firme in calce a una petizione

Un muro che stringe le case, copre i locali commerciali, crea un budello nascosto di cui già approfittano i tossicodipendenti e diventa un potenziale trampolino per i ladri. Oltre: una strada a 6 corsie a scorrimento veloce. L’ultimo affronto alla Sampierdarena delle troppe aziende chiuse e, di conseguenza, dei tanti abitanti trasferiti altrove, degli appartamenti che hanno visto minimizzarsi i valori e del successivo assalto abitativo delle fasce più povere, spesso straniere, che hanno modificato qualità e quantità dei consumi e soffocato i negozi tradizionali. Quelli sopravvissuti all’apertura della Fiumara, che ha fatto tirare giù le saracinesche a tanti negozi non alimentari. Quelli alimentari che sono riusciti a sopravvivere (seppur vedendo ridursi i guadagni) sono minacciati dall’ipotesi di un ipermercato che dovrebbe aprire in via di Francia.
A tutto questo e ai problemi di vivibilità imposti dai frequentatori di alcuni circoli e pubblici esercizi troppo inclini a “fiestas” nel fine settimana (ma non solo) si aggiungono il muro che chiude, sigilla in un ghetto gli edifici tra via Sampierdarena e lo “stradone” in costruzione che porterà Lungomare Canepa a 6 corsie.

Silvia Giardella

Proprio ieri è stato costituito il Comitato Lungomare Canepa, con lo scopo di <difendere gli abitanti e commercianti che subiscono o subiranno gli effetti negativi del cantiere e della futura strada a scorrimento veloce>. Sarebbe stato tutto più facile se gli abitanti avessero potuto capire prima, e non a cantiere in avanzato stato di realizzazione cosa stesse succedendo. Invece, racconta Silvia Giardella, la presidente, tutto quello che si era riusciti a capire era che ci sarebbe stata una sorta di “fascia di rispetto” tra la strada e le case, con alberi e posteggi a pettine. Almeno, questo sembrava dai prospetti pubblicati dalla Società per Cornigliano.

Caso vuole che la sezione del progetto, con l’alberello, cada proprio all’altezza delle piazzette che diventeranno chiuse <habitat ideale per i tossicodipendenti e per ogni genere di degrado> dice Giardella, mentre per tutto il resto della via il muraglione chiude gli edifici che vi si affacciano, in qualche caso lasciando appena qualche decina i centimetri. Rende accessibili i balconi ai primi piani a chi voglia scavalcarlo e usarlo per arrampicarsi, mura cortili e piani bassi. Le foto sono piuttosto eloquenti e raccontano perfettamente quanto nel progetto non si sia tenuto in alcun conto né la vivibilità della zona né il valore della proprietà privata di chi possiede una casa nella zona.

<Il progetto lo vedevamo come una possibile rinascita nonostante la strada – dice la presidente – poi ci siamo accorti che il muraglione veniva costruito a ridosso dei palazzi e che avrebbe rappresentato ulteriore degrado>.
Così gli abitanti, nei mesi scorsi, hanno scritto al sindaco Marco Bucci, ben sapendo che il progetto non è comunale, ma dell’Anas (si connetterà alla strada Guido Rossa e con la gronda) e che comunque le pratiche autorizzative sono state portate a termine prima che questa giunta entrasse in carica. <Bucci ci ha risposto – dice Giardella – e ci ha detto di rivolgerci all’assessore ai lavori pubblici Paolo Fanghella, il quale ci ha detto che il Comune non ha alcun potere di cambiare il progetto>.
I cittadini riuniti nel comitato non sono tra quelli che chiedono la luna. Quasi si colpevolizzano per non essere riusciti a vedere prima il progetto particolareggiato, di cui sono entrati in possesso solo adesso e per vie traverse. Adesso che cambiare le cose è molto, molto difficile. È come se sul piano non si fosse voluto dire più di tanto, proprio per evitare che i cittadini scendessero sul piede i guerra in tempo utile.
Fatto sta che la sesta corsia, invece di essere una via per la mobilità del quartiere, il quartiere lo chiude (l’unico accesso è da piazzetta dei Minolli e permette di andare solo in direzione ponente, lasciando fuori tutta la parte a levante) e arriva proprio sotto i palazzi mentre da piazzetta dei Minolli il muro si alza parecchia, fino a un metro e 70 cm. Quasi a toccare un caseggiato che raggruppa 4 condomìni, rimanendo a soli 59 centimetri di distanza. <Ci sono 2 locali commerciali oscurati, chiusi dal muraglione – prosegue la presidente del comitato -. Dal muraglione possono entrare ladri in casa. Qualcuno se lo trova all’altezza del terrazzo al piano dell’appartamento>.
<La situazione peggiore – continua la presidente – è quella del civico 30, una casa indipendente abitata da una famiglia con bambini. Il muro a creato un pertugio che è stato immediatamente eletto dai tossicodipendenti per drogarsi. La famiglia ha già dovuto installare portone blindato, inferriata e allarme anti intrusione e ogni mattina raccoglie le siringhe. Perché nessuno è venuto a spiegarci questo?>.
Una delle richieste che il comitato sta formulando è quella di pagare a chi viene danneggiato da muraglione e strada (che senza controviale alberato farà arrivare tutto il proprio rumore alle case, è quella di risarcire tutte le opere necessarie per la sicurezza e la vivibilità delle case: inferriate, cancelli, porte blindate, doppi vetri e condizionatori d’aria, perché è chiaro che quando la strada sarà completamente operativa le condizioni di vivibilità si abbatteranno fortemente e alle case che vi si affacciano non si potrà mai aprire una finestra, né d’inverno né d’estate.

<Perché nessuno è venuto a spiegarci come sarebbe stato davvero – prosegue Giardella -. Abitanti e commercianti non ne sapevano nulla. Ci siamo fidati del disegno sulla pagina di Società per cornigliano e della voce che ci sarebbero stato alberi a dividerci dalla strada, invece c’è un muro che degrada ancora più la zona e ci ghettizza. Il progetto non prevede varchi per i sampierdarenesi. I negozianti sono arrabbiatissimi. La zona sarà ancora più isolata, perché la strada sarà impermeabile>.
C’è la questione del traffico, che a interventi conclusi passerà a 1.000/1.500 veicoli l’ora a 2.500 veicoli l’ora (con relativi inquinamento e rumore). I cittadini che ora hanno formato il comitato hanno parlato con il responsabile di Sviluppo Genova e hanno scoperto che non si possono installare le barriere acustiche perché non ci sono gli spazi. <Diventerebbero una muraglia – spiega la presidente del comitato. Avrebbero dovuto avvertirci, demolire gli edifici e trovarci un’altra collocazione. Chi ha fatto il progetto non ha pensato al territorio. Cosa avremo adesso? Rumore, il muro davanti alle case, varchi ciechi in mezzo ai palazzi  dove si ritroveranno i tossicodipendenti per non essere disturbati, commercianti disperati, una pista ciclabile dall’altra parte della strada, a ridosso della ferrovia portuale, dove non riusciremo ad accedere se non uscendo dal quartiere>.

Intanto gli abitanti chiedono che sia esposto come prevede la legge il cartello che illustra chi sono i responsabili dei cantieri, oggi “imboscato” nel cantiere stesso nonostante richieste ed esposti.

 

 

 

 

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