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Violenza sessuale oppure truffa, calunnia e simulazione di reato? Indaga la polizia municipale

Testimonianze contrastanti, accuse reciproche, i riscontri delle analisi mediche ad aiutare a chiarire il quadro. A un intricato caso stanno lavorando gli uomini della polizia municipale della I Distretto e della Pg. Tutto è cominciato ieri sera alle 18 quando una pattuglia della pm del territorio è stata avvicinata da due persone: un’italiana di 28 anni e un cittadini ghanese di 18. Lui reclamava un telefono di sua proprietà dato in prestito alla donna e mai restituito. Alle insistenze del ragazzo, la donna, nota come tossicodipendente, ha detto allora che sarebbe stata violentata da lui la notte precedente e intendeva sporgere denuncia e andare all’ospedale per una visita e perché i medici le somministrassero la pillola del giorno dopo alla luce del fatto che temeva di essere rimasta incinta.
La ventottenne ha raccontato che tutto sarebbe successo nel suo appartamento di Sampierdarena dove il ragazzo l’avrebbe tenuta per i polsi e costretta a un rapporto completo al termine del quale lei avrebbe chiesto e ottenuto il telefono che poi avrebbe venduto. Non ricorda, però, a chi.
Diversa la testimonianza del giovane, in Italia dalla fine del 2015, incensurato, in regola col permesso di soggiorno, richiedente asilo, mai protagonista di fatti cronaca, ospite di una comunità in Piemonte dalla quale non esce quasi mai se non per giocare in una squadretta di calcio locale e dove è benvoluto. Non ha mai passato la notte fuori dalla comunità. Racconta di essere andato ad Aqui Terme per acquistare un telefono offerto a prezzo concorrenziale e di aver perso l’ultimo treno per tornare alla cittadina dove si trova la sua comunità. Qualcuno in stazione gli avrebbe consigliato di venire a Genova, da cui sarebbero partiti treni anche più tardi in direzione del luogo che voleva raggiungere. Lui lo ha fatto, ma giunto nella nostra città, a Principe, si sarebbe reso conto che quanto gli era stato detto non era vero e quindi si sarebbe sistemato su una panchina per attendere il primo treno del giorno seguente. Lì lo ha contattato la ventottenne che gli ha offerto di passare la notte a casa sua, dove gli ha anche preparato la cena. È a questo punto che le testimonianze diventano divergenti. Lei parla della violenza, lui racconta che dopo cena si sarebbero seduti sul divano dove sarebbe cominciata, con reciproco coinvolgimento, una fase di petting che, però, non sarebbe terminata col rapporto completo. <Sono un uomo e non ho resistito alla corte della donna – ha spiegato -, ma ho evitato il rapporto completo perché non la conoscevo e avevo paura di prendere una malattia>. A stabilire come sino andate le cose saranno le analisi disposte dal magistrato di turno che ha anche deciso il sequestro della biancheria intima della donna e del numero di telefono che il ragazzo avrebbe lasciato a lei, scritto su un foglio, per essere ricontattato il giorno dopo per la promessa riconsegna del telefono. La vista ginecologica effettuata all’ospedale Galliera non avrebbe rilevato traccia di rapporti completi negli ultimi giorni. Gli orari del treno che il giovane ha detto di aver perso ad Arquata e di quello preso per venire a Genova corrispondono. Il ragazzo racconta di aver ceduto il telefono alla donna perché questa gli avrebbe detto di essere in crisi d’astinenza, di stare molto male e che lo avrebbe dato al suo pusher che glielo avrebbe reso il giorno dopo (ieri), quando lei avrebbe riscosso i soldi dello stipendio per un lavoro che svolgeva in nero. Lo straniero ha acconsentito. Il giorno dopo, però, la donna non glielo ha riportato, ragion per cui il ragazzo si è rivolto alla pattuglia della Municipale di passaggio. Difficile rintracciare il telefono sparito. Pur avendo cuffie e accessori originali, infatti, il cellulare acquistato a prezzo ridotto dal giovane è stato consegnato in una scatola non originale, quindi priva di codice Imei.
Sarà ora la magistratura, a seguito delle indagini della polizia municipale e dei riscontri scientifici e medici, a dover decidere se si tratti di violenza sessuale nei confronti della donna o se, piuttosto, sia lei responsabile di truffa, calunnia e simulazione di reato.

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