Annunci

Sortilegi, sfiga e morti viventi

Partiamo da una delle leggi di Murphy più conosciute. La cita spesso anche lupo Alberto, personaggio dei fumetti, frutto della fantasia di Silver. Un canide nemmeno troppo feroce di colore azzurro con vistoso naso rosso. Dice l’assioma del più conosciuto pessimista e menagramo della storia inventore, fra l’altro, della frustrante premonizione “se qualcosa può andar male lo farà”: “ La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo”. Tanto che qualche catastrofista cosmico si è sentito persino di aggiungere…. “E talvolta prende la mira”.

Perciò la sfiga.  Addirittura con un decalogo

1) Sfigati non si diventa, si nasce!

2) Se ami una persona perdutamente……la perderai!

3) A scuola riuscirai a copiare solo i compiti sbagliati!

4) In auto porta tre gomme di scorta e lo spray buco-stop!

5) Se ti rovesci il gelato sul vestito, sicuramente è quello nuovo!

6) Tutte le sfighe vengono per nuocere!

7) Se schiacci qualcosa per terra, non ti porterà bene!

8) Se giochi a tombola o a Monopoli compra tutte le cartelle!

9) Se vuoi sentirti meno sfigato trova uno più sfigato di te

10) Sfiga non scaccia sfiga, ma si somma!

Perciò, si diceva, la sfiga. Per esempio quella della monetina che ci ha negato la sede dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, a Milano dirottandola verso Amsterdam. Una perdita economica consistente sfumata per il capriccio di un testa o croce. Scrive Giuditta Mosca su Wired.it “L’Ema ha un budget di circa 300 milioni di euro l’anno che viene destinato alla gestione corrente, agli stipendi e ai servizi, tra i quali i meeting organizzati che portano nella città in cui la sede è ubicata fino a 65mila persone, il che significa una spinta alle strutture ricettive e all’indotto limitrofo. I quasi 900 dipendenti dell’Ema portano un valore aggiunto di 40 milioni di euro all’economia locale, così come ricostruito dalla Bocconi, oltre ai 30 milioni di euro che l’Ema stessa distribuisce alla propria rete di fornitori. Un indotto totale calcolato in ragione di 1,5 – 1,7 miliardi di euro l’anno ma, nonostante la cifra sia importante, la questione economico-finanziaria non merita il ruolo di primadonna, perché la regina del red carpet è l’Italia del farmaco e della ricerca. Quella italiana è la seconda industria farmaceutica in Europa e esporta il 70% di ciò che produce. Un comparto che impiega, in modo diretto o periferico, circa 60mila persone. L’Ema avrebbe permesso di fare crescere la rete di laboratori di ricerca e la filiera di produzione con un aumento degli investimenti di circa l’8% e la creazione di 3mila posti di lavoro”.

Vittorio Pezzuto, ex consigliere regionale e autore di libri di inchiesta su alcuni errori giudiziari italiani, con surreale confusione fra nazionale di calcio, altra italica ferita, e la delusione patita da Sala e Maroni, fa leva sull’ironia e posta “NON STO BENE. Non ci posso, non ci voglio pensare! Un incubo, credimi. Ma come si fa, dico io, a ridursi all’ultimo allo spareggio con l’Olanda? E non ditemi che la formazione era quella giusta: che ce ne facciamo di tanti professori insigni se poi non schieriamo Insigne, pazzi che non siete altro! E la delusione degli ottantamila milanesi, che per ore avevano cantato «I tulipani, avete solo i tulipani, i tulipanii». Commoventi, da brividi. Però va detto che il sindaco Sala c’ha messo subito la faccia davanti ai microfoni. E si vedeva che era sincero quando piangendo diceva che gli dispiaceva soprattutto per i bambini. Il presidente invece no, quello mica si è fatto vedere. Però poche ore dopo Tavecchio si è dovuto dimettere, anche se schiumava rabbia e si diceva vittima di una manovra tutta politica. E i tedeschi e gli spagnoli che ci sfottono, maledetti. Però se quel voto di Darmian, invece che sul palo, fosse andato a sbattere nella giusta direzione oggi altro che Amsterdam. Un danno economico enorme, e un movimento tutto da rifondare. Non è un caso se poi in Europa non vinciamo nulla dal 1968, quando andammo in finale dopo aver battuto i comunisti dell’Unione Sovietica – vedi tu alle volte il caso – proprio col lancio di una monetina. Ma allora il presidente del Consiglio era Aldo Moro, altra tempra d’uomo. Oggi invece abbiamo ‘sto Renzi che porta una sfiga enorme. Ogni volta dà per scontata la vittoria e tutti ad applaudirlo. Ma fatelo star zitto e toccatevi le palle!… Che dici?… Ti sembro confuso? E ci credo! Dai, passami un Tavor”. Già la monetina, il palo di Darmian…. perché noi italiani, magari un po’ sfigati – anche parecchio va – lo siamo proprio. Pero’ non ci passa mai per l’anticamera del cervello, o quasi mai, di avere il senso di responsabilità delle dimissioni. La colpa è sempre della cattiva sorte. Mala sorte o sfiga che dir si voglia. L’autocritica non va di moda nel nostro paese.

Così la mia collega Miriana Rebaudo protesta su facebook “Decidere la sede di Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, con il sorteggio è assurdo. Sarebbe stato più “scientifico” giocarsi l’assegnazione a calciobalilla”. E già, perché la ferita dell’esclusione dai mondiali, ancora non rimarginata, inconsciamente torna galla.

Gli altri se la prendono con l’Europa matrigna. Andrea Cambiaso “queste sono le agenzie distribuite in europa , queste generano ricchezza e sono allo stesso tempo fortemente finanziate anche da noi…..mi sembra che le sedi siano sbilanciate e distribuite a cazzo , tuttavia d una europa inesistente ma fagocitatrice di denari cosa aspettarsi ?”. Salvatore Alemanno lo segue a ruota “grz. non conoscevo ed ora posso solo dire……che noi Italiani siamo degli imbecilli.! Siamo il terzo Paese a finanziare il Bilancio Europeo…ma gli ultimi ad averne un vantaggio.!! Superati perfino dal Portogallo e Spagna. Che poveri idioti i nostri rappresentanti….e chi li fa eleggere.!!!”.un misto di rabbia e di separatismo e indipendentismo Made in Lega. Poi c’è Giorgio Scarfi’, altro amico facebook, che decide di squarciare il velo di vittimismo “Se qualcuno vuole capire il concetto di qualità si dia un’ occhiata, anche veloce, alle presentazioni fatte da Milano ed Amsterman per la famosa assegnazione dell’ agenzia europea del farmaco. Non c’è bisogno di commenti credo…parlano da sole”. E acclude un articolo tratto dal blog di Ricpuglisi, al secolo Riccardo Puglisi, professore associato in economia politica all’Università di Pavia, in cui si spiega

“Altro che monetina del sorteggio: ecco l’orribile documento preparato da Milano per EMA
Sinceramente: basta con questi piagnistei sul fatto che -per colpa del sorteggio- abbia vinto Amsterdam invece che Milano nella selezione per l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).
Il confronto nella qualità dei documenti presentati dalle due città (qui Milano e qui Amsterdam) è sconfortante. Per noi, dico. Voi direte (anzi l’avete già detto): il problema è politico, il problema sta nel fatto che ci hanno fregati, che ce l’hanno con noi, che si è formata una coalizione contro di noi, etc etc. Dato che non siamo dentro le secrete cose, non sappiamo come siano andate queste negoziazioni politiche, ma dal livello davvero pietoso del documento presentato da Milano -in termini assoluti e in termini comparativi con Amsterdam- il sospetto è che la superficialità sia la stessa: un documento fatto male da persone che anche nelle negoziazioni politiche fanno le cose in maniera dilettantesca. Andiamo nel concreto: come ben notato per primi da Claudio Baccianti ed Ettore Maiorana su Twitter nel documento di Milano ci sono tabelle divise a metà tra una pagina e l’altra, 4/5 pagine lasciate vuote a casaccio e…una meravigliosa mappa di Milano divisa a metà tra una pagina e l’altra. Manco ci fosse un Taglio di Fontana.
Per aiutare il lettore ricompongo la mappa di Milano atrocemente divisa in due. Per non parlare delle 4/5 pagine lasciate vuote a casaccio: se uno studente mi presentasse una tesi per una laurea triennale fatta così mi incazzerei come una bestia. E qui non è una tesi di laurea: è il documento ufficiale presentato da Milano!! Sinceramente: dove pensiamo che possa andare l’Italia con tutto questo dilettantismo??”.

 

Ecco, come si diceva, la sfiga che ci vede benissimo. E comunque talvolta  il suo occhio lungo altro non è se non una conoscenza più approfondita e meno superficiale delle cose. Che poi non succedono mai a caso. Altrimenti non ci sarebbe stato bisogno dello spareggio. Come del resto l’eliminazione della nazionale di calcio italiana non è stata, tutto sommato, frutto di  un caso. Di un palo, come recriminava Tavecchio, o di una fattura nordica. Sopraggiunge in un momento di grande crisi del settore e del movimento. Valga per tutti la pantomima del presidente federale che si e dimesso ma è ancora in carica per l’ordinaria amministrazione. Tenuto in vita da un regolamento che impedisce un commissariamento e da presidenti di società sportive che devono ancora decidere come non devastare difficili equilibri per poi spartirsi la torta. Un morto vivente surgelato e con il boccaglio per l’ossigeno. Mentre noi italiani, sotto sotto, magari speriamo ancora in un miracoloso ripescaggio in virtù dell’articolo 7 del regolamento FIFA che parla appunto di ripescaggio per abbandono o per gravissimi motivi. In realtà l’Articolo 7 della FIFA esiste davvero e con esso la possibilità di riammettere una Nazionale in una competizione internazionale dalla quale è stata estromessa nel turno di qualificazione. Si tratta però di casi eccezionali, ovvero una grave situazione che si determini in una delle nazioni la cui rappresentiva calcistica è qualificata al Mondiale o in qualunque altra competizione e che ne renda impossibile la partecipazione. Una guerra, tanto per citare un esempio e, in proposito, c’è un precedente piuttosto famoso.

Danimarca 1992, da eliminata a Campione d’Europa. La Danimarca si era infatti classificata seconda nel proprio girone alle spalle della fortissima Jugoslavia, lo squadrone di Prosinecki, Savicevic, Boban, Mihajlovic e Pancev, certamente annoverata tra le grandi favorite per il titolo. A poche settimane dall’inizio del torneo, però, la Jugoslavia venne esclusa dalla competizione per decisione dell’UEFA, a causa della gravissima situazione interna già sfociata in ferocissimi conflitti che porteranno alla disgregazione del Paese. E visto che il miracolo a Milano non si è verificato, difficile credere che la nostra nazionale venga ripescata.

E siamo al capitolo morti viventi di cui e’ piena la nostra politica nazionale e locale. Uno per tutti l’ex presidente del consiglio fondatore dell’Ulivo e del Pd, Romano Prodi che resuscitato da Piero Fassino dopo Walter Veltroni, si è speso in un appello a favore di Renzi. E in occasione della Leopolda, non a caso si troverà a Firenze.

E a Genova ci pensa il mio politologo di riferimento il SantoSubito Francesco Gastaldi a solleticare la pancia della rete con un post a tradimento “Genova, ma che fine ha fatto l’opposizione???”, lasciandosi poi prendere un po’ la mano “Una opposizione di morti viventi…”. e a questo punto persino una fedelissima come Barbara Barattani dissente  “Ma quali morti… tanto furbi piuttosto”. Qualcuno, Susanna Grenzing Nash, fa professione di fede “Eh sì perché quando governavano erano dei vivi attivi …..”.Mentre Andrea Cambiaso ha una tesi alternativa “Credo che abbiano capito che meno fanno e sono visibili più hanno possibilità di essere apprezzati”. Un po’ come mio nonno che temendo parlassi spesso a sproposito, allora ero giovane, mi diceva “Se la persona che hai di fronte ha il sospetto che tu sia un imbecille, taci più che puoi per non dargliene la certezza”. Probabile che ai nostri politici magari non piace essere visibili, a parte qualche raro caso di giovane in palese sovraesposizione mediatica. Eppero’ poi in privato si fanno vivi eccome. Post del giorno dopo di Francesco Gastaldi “Dalle mail private ricevute devo dedurre che i miei due post sull’opposizione occulta e poco visibile in comune a Genova non sono piaciuti. Alcuni consiglieri mi hanno scritto in privato, non so perche’ non facciano post pubblici … E’ stata sostenuta anche una strana teoria secondo cui su alcune questioni per serieta’ meglio non intervenire …” E mi aspetto che si tratti della interminabile querelle sui saggi e su tecnici e consulenti. Con passaggio da una parte all’altra e vecchie conoscenze legate al ras di La Spezia che fu.

Da Angiolino Barreca  al Marchese Giacomo Cattaneo Adorno, entrambi nel gruppone del sindaco Marco Bucci a cui Genova 3000 attribuisce un legame con l’ ex senatore Luigi Grillo, coinvolto nelle inchieste giudiziarie legate all’Expo.

Comunque Gastaldi ogni tanto riceve anche qualche complimento. Scrive in un commento Pierluigi Vinai, segretario generale di ANCI Liguria, indimenticato candidato sindaco del centro destra alle elezioni in cui andarono al ballottaggio Enrico Musso e il Marches Marco Doria “Caro Francesco Gastaldi Ti voglio dare atto che rendi un servizio pubblico a coloro che ti seguono, io alcune notizie le apprendo da te. Non ho ancora capito chi te lo fa fare 😁😁però mi sembra doveroso ringraziarti👍”.

Poi comunque ci sono quelli che si danno un gran da fare, categoria giovani. Fra Maresca, consigliere del sindaco Bucci con delega ai porti che ,come se il peso non risultasse già abbastanza gravoso, si è lanciato anche nel movimento animalista di Michela Vittoria Brambilla. Si vocifera che possa essere anche un giovane candidato alle politiche proprio nel partito della Brambilla, pronto a rafforzare il centrodestra. Lui, pero’ oltre a smentire, confida una certa delusione. Diviso fra tasse per i proprietari di cani,- probabilmente in arrivo – e  la questione, antica e mai risolta, delle deiezioni abbandonate sulla strada, posta sfiduciato parlando di una manifestazione “Eccoci , finora la classe politica si è dimostrata insensibile”.

E infine il capitolo sortilegi, o macumbe o profezie nefaste. Con personaggi all’uopo annessi, cioè i portasfiga. Beh, a mia memoria direi che anche in ambito politico locale qualcuno l’ho incrociato. Almeno due che hanno bazzicato a lungo in Regione. Quelli che quando li incontravi o ti passavano davanti affidavi l’anima al tuo santo protettore e provvedevi a toccare immediatamente qualche materiale ferroso. Apparterrebbe a questa galleria di personaggi l’Abate Vespasiano Berio che dal 1700 ispira e controlla l’omonima biblioteca con la sua collezione all’ultimo piano della struttura, fondo che ha appunto dato luogo alla nascita della prima biblioteca di Genova. Personaggio contraddittorio è considerato tra gli uomini più eruditi della Genova del suo tempo. Carlo Giuseppe Vespasiano Berio è stato un presbitero, abate e bibliotecario italiano. Nella seconda metà del Settecento Berio raccolse ben 16.000 volumi, tra i quali molti manoscritti, incunaboli e anche opere scientifiche. Il famoso fondo custodito all’ultimo piano. Sulla sua vita circolano anche molte leggende su un carattere schivo e irascibile, tanto che si narra anche che i bibliotecari stentassero a nominarlo, e a sentire il suo nome portassero le mani a coprire le parti intime. Sia come sia la figura di Berio, legata a una leggendaria teoria di disgrazie familiari per coloro che avevano incrociato il suo lascito, è stato studiata e interpretata in chiave fumettistica da Giovanni Talami, noto per i suoi cartoni animati interattivi. Sentite che cosa dice al proposito  dell’Abate innominabile Livia Casali, giornalista de “Il Secolo XIX” in un articolo del 20 maggio di tre anni fa “Genova – Si dice passeggi in silenzio per i corridoi e talvolta si diverta a spostare i libri o a fare qualche scherzo ai ragazzi che studiano: è il fantasma dell’abate Berio, una leggenda che diverte i frequentatori della biblioteca a lui dedicata. Quest’anno ricorre il trecentenario dalla sua nascita, e per l’occasione è stata allestita una mostra dedicata alla sua grande collezione di libri antichi. E’ stato proprio visitandola che le Ghost’s angels, le acchiappafantasmi genovesi, hanno avvertito la presenza dello spirito dell’abate, regalando così una conferma alla leggenda che da tempo circola tra gli addetti ai lavori: «Abbiamo percepito uno spirito che girava nel giardino – spiega Claudia – e abbiamo provato a metterci in contatto con lui attraverso la scrittura medianica». «Ci ha risposto – riassume Anna – spiegandoci che è la sua passione per i libri a tenerlo legato in questo luogo, felice di poter stare a contatto con tanti giovani». Del resto intorno alla figura dell’abate Berio ha sempre aleggiato un velo di mistero legato sia alle sua abilità scientifiche sia all’assoluta mancanza di suoi ritratti: «L’unico esistente – spiega Emanuela Ferro che lavora in biblioteca – è stato realizzato anni dopo la sua morte quindi nessuno conosce con esattezza il suo volto».

E proprio Paolo Vanni,  che ha gestito per una decina di anni il caffè ubicato nei locali della biblioteca e recentemente ha dovuto abbandonarli in seguito ad una gara che ha suscitato un sacco di polemiche, ha cercato di ingraziarselo tappezzando i muri del suo esercizio e persino la porta  del BerioCaffe’. Così al momento di rilevare il bar ha chiesto a Giovanni Talami di produrre per lui una serie di pannelli che sin dall’inizio hanno fatto bella mostra e caratterizzato il bar. Una sorta di scaramanzia che per oltre dieci anni gli ha portato bene.

Avrebbe voluto destinarle alla biblioteca ma al momento del trasloco è riuscito a salvarne solo alcune. Commenta in un post su Facebook lo stesso Vanni “E pensare che il direttore cultura del comune di Genova ha fatto ricoprire e distruggere tutte le illustrazioni del BerioCafé disegnate da Giovanni Giovanni Talami”. Per poi replicare con un altro commento “Le opere di Giovanni Talami sono state ignominosamente coperte ( quelle che decoravano il bancone ) e strappate ( quella bellissima della porta ). Alcuni pannelli posizionati sulle pareti sono stati salvati , anche se alcuni sono stati rovinati, per “spregio”, avendoli malamente trattati. Io sono comunque sicuro che l’Abate Vespasiano Berio troverà il modo di vendicarsi”. Battuta oppure nefasta profezia? Comunque, con ogni probabilità, i nuovi gestori del servizio, viste tutte le difficoltà incontrate dopo l’aggiudicazione avrebbero dovuto cercare di mantenere in qualche modo i favori dell’Abate. Anche perché sul loro futuro pendono due procedimenti. Un ricorso al Tar contro il Comune di Genova basata sull’offerta ritenuta troppo alta per l’esercizio, su cui il Tribunale amministrativo regionale deciderà in ordine al merito il 5 maggio del prossimo anno, dopo che la proprietà uscente la Berio Ristorazione Srl ha rifiutato la richiesta della sospensiva e il Tar ha accolto la richiesta di rinvio al merito. Mentre nel contempo al magistrato Massimo Terrile, con un passato nel pool antimafia, è stato affidato il ricorso presentato dalla società che precedentemente gestiva il pubblico esercizio.  Spiega Marco Preve in un articolo comparso su “La Repubblica” alla fine dello scorso agosto.

 “L’ atto, depositato dall’avvocato Sabrina Franzone, due sono, in particolare, gli elementi sui quali si chiede di indagare. Il primo è quello che ha garantito la vittoria al concorrente di Vanni: l’offerta economica. La Ristobest, società di cui è amministratore unico Marco Ortona, ha infatti presentato una proposta che prevede il pagamento di un canone annuale al Comune pari a 31 mila euro. Una cifra che rappresenta un rialzo del 121% rispetto alla cifra pagata nel 2016 da Vanni e dalla moglie sua socia: 14 mila euro. Va ricordato che il canone nel 2005 era pari a 50 mila euro che, però, lo stesso Comune nel 2010 aveva ridotto a 24 mila euro, scesi a 14 mila nel 2015. Riduzioni che rispondevano all’analisi economica dell’attività che, tanto per essere chiari, non sarebbe stata in piedi con affitti più alti. Un altro dato è utile per capire: nel 2005 gli ingressi nella biblioteca Berio erano circa 260 mila all’anno, nel 2016 sono precipitati a 185 mila. I prezzi del Berio Caffè erano inoltre calmierati per andare incontro alle esigenze degli studenti. Gli uffici del Comune, a fronte della proposta hanno aperto una procedura per offerta anomala che si è però conclusa con una valutazione di congruità della stessa. E’ probabile che Ristobest abbia in mente di ampliare il servizio rendendolo più attrattivo oppure pensi di rivedere, al rialzo, i prezzi. Ma è il secondo aspetto, assai più delicato, quello su cui si concentra l’interesse degli inquirenti. Nell’esposto si sottolinea come i due commercialisti che curavano la contabilità della società Berio Ristorazione di Vanni e consorte, sono amministratori o titolari di quote della società Futura srl (azionista di maggioranza è Alessandra Magazzù nipote del Marcello che fu datore di lavoro di Vanni) che detiene il 20% della Ristobest. I due professionisti erano quindi a conoscenza dell’offerta di Vanni mentre la loro controllata, grazie ad una proposta migliore, si aggiudicava la gara. Sarà l’indagine della procura a dover dire se ci sia stato un doppio gioco dei due commercialisti, molto noti in città”.

Dopo il lavoro e la struttura chiusa per l’intero agosto e le prime due settimane si settembr, due  fa mesi c’è stata la riapertura, con tanto di annuncio sul wall facebook della biblioteca. Ma almeno dai primi riscontri, parrebbe che a fronte di una offerta tanto impegnativa la risposta di pubblico non sia stata altrettanto soddisfacente. Genova è una città strana. I frequentatori del locale nutrivano un grande affetto e  molta stima per Paolo Vanni. E in più la campagna di stampa battente non deve aver favorito i successori. Poi c’è tutta la storia – leggenda per carità – della maledizione dell’Abate Berio. Personaggio storico piuttosto bizzoso, a quanto si racconta. Specie se come dice Vanni è stato sbertucciato, oltraggiato e messo in soffitta. E non mi sorprenderebbe se in un futuro, nemmeno molto lontano, qualcuno, intimorito, prendesse in esame la possibilità di passare a sua volta la mano. Come si dice, per chi crede nell’ineluttabilità del destino: “la fortuna e’ cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. E talvolta prende anche la mira”. Senza contare la prima legge di Murphy, quella che recita papale papale “Se qualcosa può andar male lo farà”. In omaggio a una visione catastroficamente pessimista. Che poi visti i presupposti, forse non occorreva neppure tanta fantasia per immaginarsi un finale.

Il Max Turbatore

Annunci

GenovaQuotidiana

Agenzia Giornalistica GenovaQuotidiana
Partita Iva 02485610998
Direttore Responsabile: Monica Di Carlo

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: