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Slot nella sede di un’associazione che ha vinto il bando per i fondi del Municipio “azzardo free”

Ex caserma Gavoglio al Lagaccio, la Società Fratellanza Artigiana Genovese ha le “macchinette” nella sede. È una delle associazioni che, in rete, hanno vinto (quando presidente era Leoncini) il bando per i fondi municipali. Occupazione abusiva di un locale, Carratù: <Chi aveva le chiavi del cancello ha sfondato e occupato abusivamente uno spazio. Tra gli oggetti accatastati anche l’insegna del point elettorale proprio del partito dell’ex presidente Simone Leoncini, Genova Cambia

Il presidente Andrea Carratù l’ha detto nella riunione dei capigruppo: <Sono in grave imbarazzo. C’è un finanziamento da 2 mila euro deciso dalla passata gestione del Municipio Centro Est che adesso noi dovremmo erogare, ma sarebbe contrario al regolamento votato in consiglio>. In particolare a quella che indica come le associazioni che usufruiscono di fondi concessi dal “parlamentino” del centro e del centro storico non debbano avere a che fare in alcun modo col gioco d’azzardo, regola frutto di un emendamento del Pd accettato dalla maggioranza, inserito nel testo e votato.
Tra le associazioni che danno vita alla rete “Casa Gavoglio Civico 41”, che ha ottenuto sotto la presidenza di Simone Leoncini i finanziamenti ce n’è, dunque, una che nella propria sede ha installato le video-slot e quindi la rete non può essere considerata “azzardo free”. A formare il gruppo, insieme a Gal Gruppo Amici Lagaccio (associazione capofila), ci sono Quartiere in piazza, associazione culturale Zetati, coop sociale Librotondo, Spi/Cgil, centro comunitario sociale Don Acciai, Lanza del Vasto, Prosvil Progetto sviluppo Liguria, A.N.P.I. Oregina Lagaccio; Centro Servizi Minori e Famiglie Centro Est, Pubblica Assistenza La Lanterna Onlus e, appunto, anche la Società Fratellanza Artigiana Genovese nella cui sede campeggiano le “macchinette”.
<Ho chiesto ai capigruppo che si deve fare, adesso – spiega il presidente -. L’associazione non ha la sede nella ex caserma, ma è parte del gruppo e, quindi, i fondi finirebbero anche a lei. Ho voluto condividere i miei dubbi. Devo considerare i fondi come concessi dalla passata amministrazione del Municipio e quindi erogare il fondo come se la regola “anti azzardo” non esistesse? Oppure cancellare il finanziamento perché alla data corrente la Rete non ha i requisiti?>.
Il fatto ha suscitato un vespaio nella sinistra del Municipio. Oggi sono circolati sms e mail in qualche caso imbarazzate e in altri velenosissime. Va da sé che la questione è di lana caprina e rischia di sollevare un polverone, anche perché le associazioni fanno tutte capo all’area di centrosinistra mentre Carratù è di centrodestra. Il presidente non vuole passare per quello che “danneggia” l’opposizione e le associazioni di riferimento, ma nemmeno se la sente di derogare alle regole appena imposte su richiesta di un partito della sinistra e, così, ha coinvolto i capigruppo di tutti gli schieramenti rappresentati per ottenere da loro una posizione chiara, un’indicazione sulle linee da seguire: revocare il contributo o versarlo comunque, in quanto concesso prima che entrasse in vigore il nuovo regolamento, sapendo di contravvenire a quanto deciso da questo consiglio e di incentivare un’attività che usa le slot?

<Alla Gavoglio abbiamo riscontrato anche un altro problema non di secondaria importanza – sottolinea Carratù -. Qualcuno della Rete che possiede le chiavi del cancello ha sfondato una porta e ha usato locali che non sono in uso al Municipio come deposito>. Lo si è scoperto durante un sopralluogo a cui, oltre al presidente, hanno partecipato tecnici del Municipio stesso e alcuni rappresentanti politici di diverso orientamento. Dietro la porta sfondata, un locale usato come magazzino, con molti oggetti accatastati. Oggetti personali e altri legati alla campagna elettorale terminata a fine giugno. Tra questo l’insegna del point elettorale del partito per cui si è candidato l’ex presidente del Municipio, Simone Leoncini: “Genova Cambia”. <Si tratta di un’occupazione abusiva messa in atto, ovviamente da chi possedeva le chiavi del cancello che consente l’accesso alla ex caserma> dice Carratù.

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