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Ossibuchi alla Regazzoni

Stavolta vi parlerò di uno dei profili di Simone Regazzoni, il popfilosofo renziano, divisivo iscritto del Pd, che preferisco. Perché al di là di quella sua area truce di militante pronto ad incrociare la sua katana con chiunque osi mettere in dubbio la sua linea politica che, secondo i molti detrattori, strizza l’occhio al centrodestra, Lui a volte dimostra che nel profondo batte forte un cuore di mammo, legato saldamente, nonostante i molteplici impegni, dall’insegnamento alla divulgazione della popfilosofia, dalla politica alla scrittura, alla sua famiglia. E quando, raramente, nei suoi post si riescono a cogliere questi aspetti spunta fuori l’uomo comune, con tutte le sue ansie da prestazione. Come se si trattasse di un suo romanzo thriller, nel quale ci ha abituato ai continui colpi di scena, riuscire a coglierlo così apertamente scoperto rappresenta un finale, o soltanto un passaggio, sorprendentemente inaspettato. Ma lui è così. In alcuni casi talmente imperfetto e fragile da indurci ad un piacevole stupore. Solo che poi dubiti perfino che finisca per trovarsi in un momento di difficolta’ e di generale ripensamento della sua strategia dell’esistenza rivolta verso il futuro.

Perciò, dal momento che ho intravisto il personale attimo fuggente del popfilosofo, ho deciso di buon grado di abbandonare una delle mie personali reticenze verso facebook, a cui per la verità qualche volta purtroppo ho perfino derogato, che mi ha impedito in passato di prendere nota più e più volte dei personali esibizionismi culinari di molti dei miei amici social.

Parto però dal Regazzoni al bivio di una carriera universitaria, tralasciata, forse per qualche tempo, in favore del suo personale culto la scrittura. Pochi giorni fa il post che ha creato qualche delusione fra i moltissimi suoi supporter e allievi “Il prossimo anno non insegnerò in Università. Devo dedicare interamente autunno e inverno alla scrittura di due libri che terminerò entro il 21 marzo. Il saggio su Derrida per Feltrinelli. E il mio nuovo romanzo su un seriel killer che uccide secondo i riti sacrificali della Roma antica (si parlerà anche di “homo sacer”) che il mio agente sta aspettando. Se nei prossimi mesi risponderò meno del solito a e-mail e telefonate, se declinerò più del solito inviti a casa di amici è perché… sto scrivendo (mi trovate presso l’Overlook Hotel, foto in basso, ma è meglio se non venite)”. Insomma il professore a contratto di estetica presso la facoltà di filosofia dell’Universita di Pavia e direttore editoriale della casa editrice “Il Nuovo Melangolo” ha deciso di prendersi un periodo sabbatico per meglio concentrarsi sulla sua attività di scrittore. Qualche maligno adombra la possibilità che il contratto non gli sia stato rinnovato, ma non è questo il punto. Anche se devo riconoscere che la comunicazione del popfilosofo un po’ mi ha allarmato. Soprattutto perché in passato gli ho sempre riconosciuto capacità di lavoro e impegno sovraumano, dimostrando sempre di riuscire a conciliare docenza, lavoro, scrittura, battaglie politiche e presenza in famiglia. Capacità di impegnarsi e straordinaria abnegazione.

Insomma occorre che vi confidi che dopo l’ultima guerretta per il congresso provinciale del Pd questa limitazione dei suoi proverbiali orizzonti proprio non me l’aspettavo.

Poi, a qualche ora di distanza mi è capitato un post successivo nel quale il popfilosofo confidava di essere impegnato, come un comune mortale, in una infernale prova di sopravvivenza in un qualunque supermercato. “Il momento della vera complessità. Della sfida estrema. La spesa al supermercato. In solitudine. Non sono concessi errori. Se perdi uno sconto: sei morto. Se perdi un’offerta: sei morto. Se esci dal paradigma consolidato della spesa: sei morto. Dentro di me sento che gli ossibuchi in promozione e la noce di cocco potrebbero diventare al mio ritorno a casa un grande problema…”. Il Regazzoni che più mi piace. Lui così poliedricamente e culturalmente preparato, filosofia, letteratura, cinema e serie televisive, rock, magia nera, sociologia, che ogni tanto ammette, anche con se stesso, qualche livello di recondita impreparazione. Sarebbe bastato, probabilmente, uno di quei volantini che ogni tanto il discount di riferimento ti infila nella cassetta delle lettere per eliminare d’acchito dubbi e ripensamenti sui prodotti in offerta e sulle occasioni della settimana. E non mi sarei affatto stupito che Lui nella sua maniacalita’ ai fosse infirmato a dovere anche su questo. Invece il nostro solitamente inappuntabile amico si è presentato fra le corsie zeppe di prodotti alimentari, e alla cassa, imperdonabilmente impreparato. Covando l’insopportabile sensazione di aver sbagliato la spesa, consentendoci, per una volta, almeno una, di poter urlare che anche il re è nudo.

 

 

Anche il mio amico Carlo Besana non ha potuto fare a a meno di notare un po’ stupito il post del popfilosofo, ricevendone così ispirazione per un nuovo fotomontaggio “avevo inizialmente pensato a “Perchè no?” di Lucio Battisti, che si sarebbe prestata meglio ad un videocazzeggio musicale (tipo quelli sulla Vincenzi ecc)… Il testo della canzone però mi ha “illuminato” (spingere un carrello sottobraccio a te… e parlar di surgelati, rincarati…). Mi è venuta in mente l’immagine “rubata” dal settimanale “Chi?”, con Renzi al supermercato con il carrello… E questa che pare quindi una “moda renziana” mi ha fatto pensare al declino del “partito che fu”, da partito impegnato sui diritti della massa a partito votato ai doveri da massaia… “

E sul profilo del popfilosofo è nata comunque una querelle, attestata dai numerosi commenti ai quali ha partecipato, bonariamente e con la leggerezza che solo le donne più esperte in simili vicissitudini possono dimostrare, anche la moglie. Naturalmente non è mancato chi lo ha egualmente lodato ed esaltato nonostante l’evidente impreparazione sulla lista della spesa. Kallina Temperini “Ah ah bellissimo status comico-filosofico e soprattutto: Verissimo”.

Commento che ha immediatamente lasciato il passo al batti e ribatti in famiglia:  con la moglie. Maria Micaela Scaranello “bene i 4 kg di biscotti, bene il gelato, bene il cocco, ma l’ossobuco!!!??? bocciato!!”. E Simone Regazzoni, sempre in competizione con chiunque “Solo perché non sai cucinarlo. Ci penso io. I 4kg di biscotti erano in offerta”. Ancora Maria Micaela Scaranello che evidentemente ha acquisito esperienza sul come trattarlo e a sua volta sfidarlo “insieme ai 25 kg di caffè?😂😂bene chef aspettiamo l’ossobuco x cena”. Simone Regazzoni “Ci penso io”. In pratica, trascinato dalla sua naturale trance agonistica, Il popfilosofo ha capito di essersi incamminato su una strada minata, quella della prova culinaria di fronte ai fornelli. Però a quel punto la tenzone era lanciata e Simone non è uomo da tirarsi indietro, nemmeno di fronte alla coniuge. Anche perché qualche amico iniziava ad incitarlo. Alessandro Marini “Vai con gli ossibuchi non tirarti indietro”, mentre qualcun altro ironizzava ancora Luca Ferrari “Propongo le supermercarie. Votazioni online sui prodotti d’acquisto”.

E a quel punto il popfilosofo deve aver capito di essersi lasciato prendere la mano e così, come un qualunque mortale ha chiesto aiuto “Ale come li cucino”. Poi Ale, al Secolo Alessandro Marini, l’amico che gli aveva consigliato di non desistere, dando prova di essere anche chef stellato, è prontamente intervenuto in suo ausilio “Per una cosa “veloce”, falli con la salsa di pomodoro. Prepara un soffritto con sedano, carota e cipolla tagliati a dadini. Fai delle incisioni sugli ossibuchi (on le forbici o un coltello), altrimenti col calore si possono “accartocciare”. Infarinali e uniscili al soffritto. Lasciali rosolare, la farina non deve restare collosa. Una volta rosolati, sfuma con del vino bianco, condisci con sale e pepe e aggiungi della salsa di pomodoro. Prosegui la cottura a fuoco lento, aggiusta di sale. In 30-40 minuti dovrebbero essere pronti, ma controlla. Puoi anche aggiungere i piselli, se vuoi. In bocca al lupo 😁”. Ricevendo un pubblico encomio da Regazzoni “Grande”. Con l’amica di sempre, Gaia De Pascale, che non si è lasciata sfuggire l’occasione per una bonaria punzecchiatura “ Lo stai salvando da una brutta fine😂😂😂😂😂”. In verità non sappiamo come siano andate a finire le cose per il desco della famiglia Regazzoni. Non sappiamo se gli ossibuchi alla Regazzoni siano risultati filosi, o un tantino stopposi. Se cotti a puntino o appena bruciacchiati. Fatto sta che il popfilosofo ha tempestivamente riacquistato la naturale padronanza di se e del suo aplomb. Tanto che qualche minuto dopo si è avventurato, sicuro, in un altro post di carattere gastronomico, come uno dei tanti sapienti conoscitori di food che popolano i social. Professionisti e imparaticci. “LA MIGLIORE FOCACCIA DI GENOVA. Io la focaccia la compro solo da lui. Perché Enzo fa la focaccia migliore di Genova. Se non lo avete ancora fatto venite a provare la focaccia di Enzo a Prato, in via Struppa 200r, dal Panificio Puggioni, Pinelli, Baldassarre”. E io non so se effettivamente questo signo Enzo produca la miglior focaccia si Genova, ma mi affrettero’ a chiederlo al mio amico e collega Marco Benvenuto esperto gastronomo. E non mi stupirebbe che anche in questo caso, senza nulla togliere al signor Enzo, il popfilosofo abbia voluto dimostrare eccessiva sicurezza. Magari per recuperare un qualche prestigio rispetto a tanti colleghi ed amici che postano in continuazione immagini di produzioni gastronomiche da capogiro. E mi sarebbe piaciuto vedere anche sul suo profilo almeno una foto degli ossibuchi alla Regazzoni. Ma ahimè Lui se ne è guardato bene. Probabile indizio che nella sua performance ai fornelli qualche cosa non deve aver funzionato a dovere. Ferendo la sua proverbiale maniaclaita’.

Ma ancora di umane debolezze vorrei parlare in questa sede. E il SantoSubito Francesco Gastaldi, il mio personale politologo di riferimento non è personaggio da lasciarsi scappare la minima occasione. Così sotto i suoi occhi e’ finito un articolo dell’edizione genovese de “La Repubblica” in cui sempre il SantiSubito incalzava il suo pubblico sui nuovi orientamenti della giunta del sindaco Marco Bucci per quanto riguarda i migliori amici dell’uomo. Prima “Priorità della giunta Bucci: aprire tutti i musei di Genova ai cani e far entrare i cani senza museruola a Palazzo Ducale ..”. Per poi attaccare ancora “Su Repubblica ed. Genova di ieri. I cani degli assessori comunali: “I nostri uffici sono frequentati da Pixel, Gioia, Simpson, Amalia e Benjamin Franklin. E vi assicuro che sono collaboratori eccezionali!” … ho letto bene???”. E vellicare ulteriormente “Se non erro, il regolamento comunale non consente ai dipendenti di portare i figli in ufficio in orario di servizio. Non si comprende quindi su quale logica si possa consentire l’accompagnamento del cane …”. Sotto il tiro incrociato l’assessore Elisa Serafini che, con il suo cane Benjamin Franklin, un barboncino bianco, da cui si è dichiarata inseparabile parrebbe aver avviato la curiosa usanza. E mi piacerebbe conoscere al riguardo l’opinione del collega della Serafini, l’ animalista Francesco Maresca, rappresentante genovese del movimento dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla. Certo e’ che da Dudu in avanti, sino alla bianca coppia agnellini adottati da Berlusconi e dalla Pascale, il tentativo di far convergere sul centrodestra il voto degli animalisti appare sempre più evidente. Con buona pace di chi, al contrario, figli e cani e’ costretto a lasciarli a casa.

Il Max Turbatore

 

La nota di Carlo Besana

Avevo inizialmente pensato a “Perchè no?” di Lucio Battisti, che si sarebbe prestata meglio ad un videocazzeggio musicale (tipo quelli sulla Vincenzi ecc)…
Il testo della canzone però mi ha “illuminato” (spingere un carrello sottobraccio a te… e parlar di surgelati, rincarati…).
Mi è venuta in mente l’immagine “rubata” dal settimanale “Chi?”, con Renzi al supermercato con il carrello.
E questa che pare quindi una “moda renziana” mi ha fatto pensare al declino del “partito che fu”, da partito impegnato sui diritti della massa a partito votato ai doveri da massaia.


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