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Esselunga a San Benigno, levata di scudi dei commercianti Confesercenti. Bernini: “Niente sconti sugli oneri di urbanizzazione”

«Non possiamo nascondere la nostra preoccupazione per le varie ipotesi sul tavolo, perché in questo risiko di grandi superfici di vendita gli unici ad essere penalizzati saranno, ancora una volta, i tanti piccoli imprenditori che con grandi difficoltà stanno uscendo da una crisi fortissima» lo dice Paolo Barbieri, vicedirettore di Confesercenti Genova, commentando le indiscrezioni di stampa secondo cui il Comune starebbe valutando l’apertura di un nuovo ipermercato nella zona di San Benigno. In realtà non è del tutto vero  che gli unici penalizzati saranno i commercianti. L’apertura della Fiumara e dell’Ipercoop di Bolzaneto ha portato sui quartieri in cui sono state inserite le strutture commerciali la devastazione del tessuto commerciale, ma anche degrado urbano causato dalla desertificazione e difficilmente contrastabile, tanto che proprio Sampierdarena è ormai difficile da recuperare non solo sotto il profilo della vivibilità, ma anche sotto quello della sicurezza, complice la chiusura delle attività produttive in loco (dovute alla crisi, non al centro commerciale che ha sostituti, ironia della sorte, proprio una parte di Ilva).
«Davanti alle sempre più numerose saracinesche abbassate – continua Barbieri – più che una lotta tra i players della grande distribuzione organizzata crediamo che Genova abbia bisogno di una vera rivitalizzazione del commercio diffuso nei nostri quartieri. Purtroppo è invece evidente che, se tale operazione dovesse andare in porto, non solo non si risolverebbe alcun problema, ma anzi si arriverebbe alla completa desertificazione commerciale del Municipio Centro Ovest, con l’inevitabile flusso di chiusure e la perdita di centinaia di posti di lavoro, un minor presidio del territorio e l’acutizzarsi di problemi già ben radicati». I danni fatti dalla Fiumara e della Coop del Terminal Traghetti (che però ha visto la chiusura di analoga struttura nella zona della “Chiamata”, la “Negro”, il primo grande supermercato esistente a Genova già 40 anni fa, sul tessuto commerciale e, di conseguenza, economico della delegazione sono sotto gli occhi di tutti e ai negozianti della zona, a cui sono stati promessi aiuti e interventi, sembra sconcertante che, al di là delle belle parole spese, davvero l’Amministrazione voglia davvero condannarli definitivamente a morte. L’amministrazione aveva detto che “il metodo” era quello di aumentare i consumi aumentando i consumatori, attirando in città persone che scelgano di viverci, ma in questo modo, invece, senza aumentarli qui consumi, si arriverebbe alla totale desertificazione, con tutte le ricadute anche sociali e sulla vivibilità di un quartiere centrale della città. Un nuovo grande supermercato in quella zona significherebbe la chiusura non solo per le botteghe dell’area bassa di Sampierdarena, ma anche per quelle collinari del quartiere, ma anche di San Teodoro e Oregina e per la attività alimentari residue del centro storico.
«Se si vuole puntare sul vero rilancio della nostra città – conclude Barbieri -, la ricetta non possono certo essere nuovi centri commerciali artificiali ma, piuttosto, servono investimenti produttivi che contribuiscano a rivitalizzare i territori ed il commercio diffuso che, al di là dei benefici effetti del turismo in alcune zone del centro, in molte delegazioni sta arrancando con sempre più crescenti difficoltà».

L’area in via di Francia dove dovrebbe sorgere il supermercato Esselunga

Stefano Bernini, consigliere comunale Pd, intanto, mette in guardia non tanto dalla nuova apertura, quanto da autorizzazioni che possano concedere al gruppo commerciale di non farsi carico dei maggiori oneri di urbanizzazione che deriverebbero da una normale procedura. Quattrini che sarebbero sottratti alla collettività “alleggerendo” le spese del gruppo della grande distribuzione organizzata nel suo ingresso a Genova. Su questo il gruppo Pd veglierà per garantire che, nel caso il progetto venga portato a termine, alla città non venga sottratta la normale ricaduta prevista in termini di oneri di urbanizzazione. Nel mirino il punto B del capitolo 3.4 (Politica edilizia e urbana) delle Linee Programmatiche 2017/2022 Il “Piano generale per il rinnovo urbano e la qualità della Città” <Costruito – citiamo testualmente dal documento – per favorire ogni intervento di riqualificazione edilizia e di rinnovo urbano applicando la normativa a partire dalla legge regionale del “Piano Casa”, eliminando gli attuali vincoli urbanistici, contenuti nel Puc, che limitano l’intervento privato di rinnovo del patrimonio edilizio, accompagnato da una sensibile riduzione degli oneri di urbanizzazione quando gli interventi avvengono in contesti già urbanizzati e ponendo come unico obbligo per gli operatori quello del miglioramento e dell’arricchimento del verde urbano fruibile ed attrezzato per i cittadini>.

D’altro canto il sindaco Marco Bucci non aveva fatto mistero, durante la campagna elettorale di voler <assicurare un’effettiva presenza di più soggetti concorrenti nella media-grande distribuzione> (sotto i documenti originali spediti ai giornali e pubblicati nel periodo delle elezioni) e, nonostante questo, i commercianti sono stati i suoi più strenui sostenitori, segno che condividevano il suo impianto. Vero è che da Ascom (l’altra associazione di categoria), sul tema, per adesso non si è sentita una parola, anche se, invece, per il ventilato centro (sempre Esselunga) di via Piave, nel levante, levarono gli scudi, con tanto di conferenza stampa e studio sul traffico commissionato a una società specializzata. Sicuramente stanno attendendo che si definisca la cosa per prendere, poi, la stessa posizione dura e senza sconti che presero nel luglio del 2016 (qui l’articolo relativo) anche a difesa dei propri Civ sul territorio specifico. Non fosse così, non sarà facile spiegare la posizione agli iscritti del ponente e della Valpolcevera.

Oggi, nel capitolo dedicato al commercio nelle linee programmatiche del sindaco ogni accenno alla grande distribuzione è sparita. Si parla di incentivi ai Civ, posteggi, rivisitazione (verso il basso) della tassazione, rivisitazione della zonizzazione dell’onere di occupazione del suolo pubblico (in realtà già rivista dalla vecchia giunta “in zona Cesarini” nell’ultima riunione prima della decadenza, forse proprio per assicurarsi quel sostegno della categoria, che poi non è arrivato), di riqualificazione dei mercati. Ma si sa che, dal “decreto Bersani” (quello delle liberalizzazioni) in poi la politica commerciale in tutta Italia si fa a colpi di provvedimenti urbanistici.

Genova grazie alla politica protezionistica – in verità, da parte della sinistra regionale un po’ a singhiozzo, visto che tra Sarzana e La Spezia è stato concesso di aprire diversi centri commerciali e supermercati, sia di Coop sia di Esselunga, che hanno completamente devastato il tessuto commerciale esistente, sia in città sia nelle aree collinari, dove gli abitanti sono alle prese coi maggiori disagi, dovendo necessariamente usare l’auto per fare la spesa – il tessuto commerciale tradizionale si è in parte salvato. Giacomo Gatti, assessore al commercio An della giunta guidata da Sandro Biasotti in Regione, ha lottato per non “aprire”, di fatto mandando in malora un nuovo ipermercato Carrefour nella zona di Fegino, dove la viabilità è, tra l’altro, problematica, e per questo ha visto franare, nei fatti, la propria carriera politica.

Tutto questo mentre la provincia autonoma di Trento mette al bando definitivamente i centri commerciali sopra i 10.000 metri quadrati per la salvaguardia del suo territorio per mantenere e rafforzare la presenza dei piccoli esercizi commerciali insediati in zone e località montane. Ma anche per contenere il traffico stradale e le sue ricadute in termini di inquinamento atmosferico e acustico.
Vero è che quella di San Benigno sarebbe, come la Coop del Terminal Traghetti, solo una media struttura di vendita (che però “ruberebbe” anche gli spazi, facilmente raggiungibili dall’autostrada, per oltre 650 posteggi che invece potrebbero essere utilizzati per dare spazio a quelle attività produttive che Marco Bucci ha detto di voler portare a Genova), ma andrebbe a inserirsi un un territorio che in pochi chilometri quadrati vede già una media struttura della Coop, la prossima struttura di Decathlon già autorizzata, la Fiumara e il polo della grande distribuzione organizzata non alimentare a Campi. Con le relative disastrose conseguenze sul traffico in una zona che già adesso dalla primavera all’inizio dell’estate si paralizza ogni giorno per i veicoli diretti alla partenza dei traghetti, fenomeno che puntualmente divide la città in due. Insomma, si creerebbe un grande polo come quelli messi al bando in Trentino, con la differenza la cittadella del commercio (solitamente nelle città dalla struttura concentrica sono posti in periferia e diventano un paese ai margini dell’urbanizzato) non solo non godrebbe di viabilità propria, ma ingloberebbe anche una realtà urbana già asfittica, problematica, desertificata, dove le case non valgono che un quarto di dieci anni fa. Se chiudessero gli ultimi negozi, Sampierdarena non sarebbe “il Bronx di Genova”, come alcuni già la chiamano, ma una città fantasma come quelle del Far West. Abdicando ulteriormente alle qualità di vivacizzazione e presidio di sicurezza del commercio tradizionale. Presidio senza il quale la situazione della sicurezza diventerò totalmente ingestibile se non con presidi costanti (e costosissimi) delle forze di polizia. E tutto questo per pagare le mozzarelle qualche centesimo di meno a fronte dell’esponenziale aumento delle spese per sicurezza e vivibilità, oltre ai disagi per i residenti.
A “uccidere” tutto (compresi i posti di lavoro offerti, e comunque ogni posto di lavoro offerto dalla Gdo ne fa perdere 2 nel commercio tradizonale), comunque, e in capo a pochi anni, ci penseranno e-bay, Amazon e il commercio online.

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