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Genova e le dimore del mistero raccontate da Marco Pepé, patron del Ghost Tour – LA MAPPA CONSULTABILE

 

Tradizioni popolari, superstizione, leggende che si sono tramandate negli anni e nei secoli, ma anche misteriosi fatti che si sono verificati più di recente e non hanno trovato spiegazione. Marco Pepé, patron del Ghost Tour, da decenni studia tutto questo. Nel suo primo libro, edito qualche anno fa, ha raccolto i misteri della città. Potete leggerli nell’articolo sottostante o cercarli nella mappa cliccando sui segnaposto. Da Voltri a Nervi, tutti i fatti più strani e le antiche storie della città.

di Marco Pepé
Tratto dal libro “Genova Magica”
De Ferrari editore

Ognuno di noi pensando, alla propria casa, la immagina sempre come un luogo protetto ed inaccessibile. Questo sicuramente è quasi sempre vero, ma non illudetevi che tra le solide mura domestiche possiate essere costantemente al riparo da coloro che, liberi da vincoli terreni, vi circondano indisturbati. Non a caso, scrittori, artisti e registi cinematografici si sono sovente ispirati a dimore dalla storia particolare che chissà quante volte hanno trasformato i vostri sogni in incubi terrificanti! È difficoltoso difendersi da ciò che non si vede perché, al cospetto dell’ignoto, ci si sente davvero impotenti.

Anche nella nostra città esistono abitazioni che la tradizione popolare indica come luoghi infestati. La più famosa è la Ca’ de Anime, o Casa delle Anime, che si trova a pochi chilometri da Voltri, sull’antica Via del Sale. La leggenda narra che questo edificio, una palazzina di due piani, anticamente fosse una locanda, presso la quale, i viandanti che percorrevano quella che una volta era la Via del Sale, potevano riposare e rifocillarsi. Quando qualcuno giungeva in questo albergo, gentilmente veniva fatto accomodare e, a seconda della sua disponibilità finanziaria, gli veniva assegnata un stanza. I ricchi solitamente finivano nella camera più appartata e durante la notte venivano assassinati e derubati. I cadaveri erano poi impietosamente gettati in una fossa. Un bel giorno i gestori briganti vennero scoperti e giustiziati e da allora nessuno, se non costretto da cause di forza maggiore, volle abitare o soggiornare in quella dimora. Dopo la fine della seconda guerra mondiale una famiglia, spinta dalla necessità per la forte miseria, prese alloggio proprio lì, a dispetto delle voci che la indicavano come casa abitata dalle anime dell’oltretomba. Quelle povere persone furono testimoni di alcuni fatti che misero a dura prova la loro sanità mentale, pentole che cadevano dalla credenza, bicchieri spostati dall’acquaio nei posti più impensati e cose simili. Ma il fatto più straordinario rimane l’apparizione di una fanciulla vestita di bianco che errava nei dintorni chiedendo notizie del suo fidanzato. Questa poverina era stata la morosa di una delle vittime di Ca’ delle Anime e, non vedendolo tornare a casa dopo giorni e giorni, era venuta a piedi dal paesello per cercarlo. Ancora oggi, non avendolo trovato, la sua anima vaga senza potersi staccare da lì e a chiunque la incontri dopo aver domandato del suo perduto amore, scompare lasciando nell’aria un vellutato profumo di rose.

(Un vecchio articolo del Corriere Mercantile con l’intervista agli abitanti della Ca’ de anime)

Ci spostiamo da quella triste abitazione di campagna per recarci in una sontuosa dimora che in passato fu teatro di grandi avvenimenti, tanto belli quanto drammatici. Sto parlando del Palazzo Ducale. Prima di addentrarci nelle varie vicende delle quali fu teatro, vi anticipo le dicerie che si sono alimentate attorno ad esso. Nella via Boetto che congiungeva piazza De Ferrari e piazza Matteotti fino ad una decina di anni orsono, un archivolto (era il voltino dove con la ristrutturazione è stato creato lo spazio per un bar, oggi si trova “Douce”). I genovesi più anziani si guardavano bene dal varcare quel passaggio, perché secondo le loro credenze era foriero di grandi sciagure. Altri affermavano che la Morte in persona attendesse puntualmente i passanti per privarli del bene più prezioso: la vita. Questa credenza ha origini remote, all’epoca in cui, attraverso tale archivolto, venivano fatti transitare i condannati da condurre all’impiccagione. Una cosa comunque è risaputa ed è che la terra in quel punto sprigiona una pesante energia negativa: a riscontrarlo sono coloro che per qualche ragione debbano soggiornarvi. Nella vicina salita del Fondaco, a notte inoltrata, sono stati sentiti lamenti disumani e rumori di catene trascinate. Sarà dunque vera la voce che si tramanda, secondo la quale le Streghe di Triora maledissero l’edificio e la zona limitrofa nel lontano 1588? Dal 1980 al 1990 il Palazzo Ducale rimase chiuso al pubblico per le ristrutturazioni, e durante questo arco di tempo ne accaddero di tutti i colori. Incontrai una delle restauratrici nel momento della pausa dal lavoro, in un bar poco distante, che mi raccontò

Stavo lavorando assorta nel restauro di un affresco in uno dei saloni più importanti, quando mi sentii osservata. Mi voltai e vidi una donna vestita con abiti molto regali che mi disse – Questo affresco non è stato mai così bello, neanche quando fu eseguito per la prima volta -. Io (e ti prego di non fare il mio nome nel libro) dapprima non badai al complimento. Ero tutta presa dal mio lavoro che, come sai, richiede molta attenzione. Ma, non appena la mia coscienza vigile si ridestò, mi resi conto che nella grande stanza ero sola e la dama misteriosa se n’era andata, dopo avermi realmente parlato! Era perfino rimasto il suo profumo nell’aria. Per ovvie ragioni non dissi niente a nessuno, ma la storia saltò fuori lo stesso in occasione di un ridicolo avvenimento.

Vi racconterò di questa vicenda tra poco, per intanto vorrei farvi presente che altri fenomeni paranormali si susseguirono all’interno del palazzo colpito. Un guardiano notturno si trovò ad esempio coinvolto in una situazione poco simpatica:

All’inizio pensavo che tutto fosse frutto della mia immaginazione, sai il palazzo è molto antico, rumori ed echi se ne sentono molti…. Ogni notte che trascorrevo lì cercavo di farmi più coraggio, mentre ispezionavo l’area di mia competenza. Poi successe qualcosa che mi sconvolse oltre ogni limite, controllai una grossa porta per vedere che fosse ben chiusa e la trovai a posto. Appena mi fui voltato, però, la sentii aprirsi dietro le mie spalle ma, girandomi di scatto, la vidi chiusa. Il buio era profondo ed io portavo con me una torcia potente. Avvinto dall’angoscia mi diressi rapidamente verso l’uscita. Speravo di essermela cavata, ma il mio sangue si ghiacciò, quando mi sentii chiamare per nome. Volli disperatamente pensare ad uno scherzo dei miei colleghi, allora urlai di farla finita e li insultai con aggressività. La sola risposta che ottenni fu che il fascio di luce della mia torcia si spense. Rimasi immobile nel punto dove mi trovavo, scosso da un terrore che temevo potesse farmi perdere i sensi. Percepivo mille presenze invisibili, udivo chiaramente le loro voci parlottare e sghignazzare. Quando la tensione divenne insostenibile, e le mie tempie pulsavano tanto forte da scoppiare, cominciai a correre senza fermarmi. Giunto all’aria aperta la pila si riaccese. L’indomani chiesi di essere trasferito, ma prima esibii un certificato medico in cui si attestava che necessitavo di alcuni giorni di assoluto riposo!

Dopo aver raccolto testimonianze più o meno simili, nel marzo del 1993 un gruppo di studenti universitari del Dogatum Genuensis ideò uno scherzo con la complicità dell’architetto Bruna Solinas, della giornalista Monica Di Carlo, Maria Elisabetta Zorzi e del sottoscritto, mettendo in subbuglio l’intero palazzo e la stampa cittadina. In breve, grazie alle accurate e numerose testimonianze, tra cui quella della dama dell’affresco, la notizia dello scherzo fece il giro d’Italia e, anche quando i goliardi confermarono pubblicamente di essere stati gli artefici dell’intera montatura, continuavano a spuntare fuori persone che sostenevano di aver vissuto le stesse esperienze “fantasmatiche” architettate dal gruppo burlone!

Rimaniamo in tema di antichi palazzi storicamente importanti.

Abbiamo appurato che in calde e piovose giornate d’estate è possibile scorgere da vico Brignole, dietro la finestra di Palazzo Rosso, un viso piangente di donna. Molti lo attribuiscono all’antica nobile proprietaria, che non sa rinunciare ai tempi d’oro passati nella sua bella dimora. Anche gli uscieri del museo ne hanno avvertito il pianto.

In via Brignole de Ferrari, ancora, incontriamo un’altro sfarzoso palazzo, oggi sede dell’Albergo dei poveri. Una diffusa leggenda su questo edificio narra di due figure a mezzo busto che si fanno una bella chiacchierata all’ora del the e scompaiono al calare del sole. Tuttavia Giovanna, che lavorava all’interno della costruzione (all’epoca era un ospizio per anziani), una notte in cui era di turno assisté ad un fatto che aveva dell’incredibile.

Stavo terminando di riordinare le cartelle dei ricoverati, ero sola. La mia collega si trovava ad un altro piano.
Stanca, dopo una lunghissima giornata faticosa, mi addormentai sulla scrivania. Questione di pochi secondi. Mi sentii scrollare con decisione, aprii gli occhi e distinsi un uomo, gobbo e ripugnante, che mi invitava animosamente a seguirlo. Lo scambiai per un paziente e lo assecondai. Egli mi condusse fino al letto di una anziana signora, che era solita dormire coperta fino agli occhi. L’omino mi incitò a scoprirla e quando lo accontentai, constatai che la donna era morta per soffocamento. Questo mi scosse tanto che mi risvegliai gridando: avevo sognato ogni cosa. Comunque, sopraffatta da un presagio, raggiunsi il letto della ricoverata, sbirciai sotto il suo solito cumulo di coperte e mi accorsi che la poverina stava soffocando per colpa del cuscino!

Il caso aveva salvato l’anziana signora o veramente l’anima di un defunto aveva avvisato l’infermiera?

Rechiamoci nei dintorni di Granarolo. Sopra la valletta Rio Re si trova una casetta denominata la “Casa Nera“, oggetto delle più svariate e fantasiose leggende tramandate oralmente, come si faceva una volta. Sembrerebbe che circa 50 anni or sono un bimbo sia morto cadendo in un pozzo vicino a questa casa, e da allora pare che si odano disperate invocazioni di aiuto.

Molti storici genovesi, del resto, concordano sull’avvistamento di fantasmi in una villa diroccata a monte di largo San Francesco da Paola. Vi aleggerebbe, durante le malinconiche giornate autunnali, l’anima di una matrona molto elegante con abiti di foggia settecentesca, macchiati di sangue all’altezza del cuore. La donna fu uccisa dal figliastro che voleva così impadronirsi dei suoi averi. Nella zona di Dinegro, e precisamente all’altezza di salita degli Angeli, alcuni anni fa viveva la signora Maura G. con la sua famiglia. La donna rimase traumatizzata dall’esperienza che ora andiamo a svelare, e della quale ancora oggi, fatica a parlare.

Ci eravamo trasferiti da dieci giorni in quel nuovo appartamento” disse ” quando iniziarono le stranezze… In principio non davo peso ai rumori, pensavo fossero i gatti del giardino. In seguito, presi confidenza con la mia nuova casa, che pareva voler comunicare con me e avvertirmi che c’era qualcosa che non andava. Le porte si aprivano e si chiudevano indipendentemente da noi e dalle correnti d’aria. Provammo a chiuderle a doppia mandata: si aprivano lo stesso. Quando mi ritrovai in casa un piazzista, senza che nessuno lo avesse fatto entrare mi spaventai terribilmente, in quanto perdere il controllo della porta di ingresso mi fece sentire completamente indifesa e le forze contro cui avrei dovuto difendermi erano invisibili, dunque superiori a noi mortali. Mio marito faceva il rappresentante e quindi non aveva orari: sovente gli capitava di rincasare molto tardi la sera. Io avevo preso l’abitudine di andare a letto con il crocifisso, ma continuavo ad avere la sensazione di essere spiata ed ammonita! Quando andavo in bagno era un supplizio, perché sentivo dei passi seguirmi svelti e a tratti percepivo un respiro vicino al mio volto. Ero al limite della sopportazione nervosa, cominciavo seriamente a dar segni di un forte esaurimento. Talvolta le presenze diaboliche si manifestavano con un puzzo nauseabondo e insopportabile che nulla aveva di umano. Resistetti finché ad esserne disturbati non furono anche i miei figli. Un giorno li ritrovai pieni di lividi e, vigliaccamente dissi a mio marito che si erano accapigliati tra loro, ma sapevo che non era andata così.
Una grave angoscia torturava il mio cuore e la mia mente. Mi decisi quindi a chiedere l’aiuto di un amico esperto di parapsicologia, il quale venne e scandagliò il mio appartamento. Scoprimmo un doppio pavimento che poi era il tetto di un’altra casa sepolta sotto la mia! Sotto il bagno, venne alla luce una fontana battesimale. Scrostammo i braghettoni delle porte e, vi trovammo scolpiti i nomi dei sette peccati capitali. Nel giardino rinvenimmo, un tripudio di oggetti uno più raccapricciante dell’altro: catene, croci spezzate, teschi di animali ed altre cose innominabili.
Il mio amico indagò sul passato della casa e scoprì, tramite non poche ricerche, che durante il periodo medievale vi aveva abitato un inquisitore della Santa Sede. Io stavo già concludendo la vendita della casa ma non potevo lasciarla così come era, non ci avrei dormito la notte dai rimorsi, così, chiamammo un esorcista e la facemmo liberare dai peccati dell’essere abietto che l’aveva contaminata. Andammo a vivere altrove e la nostra serenità famigliare non ebbe mai più a subire altre scosse”.

Brutta storia vero?

Ma proseguiamo nel nostro itinerario! Eccoci a Sampierdarena, e precisamente in corso Martinetti. Su, in alto, mi è stato detto esserci una “Casa che Ride“. Purtroppo non ne conosco l’esatta ubicazione, se lo desiderate potreste rintracciarla voi e poi farmi sapere. Sempre a Sampierdarena nell’incrocio tra via Avio e via Pacinotti vi era un tempo la “Casa degli spiriti, sì, proprio come nel film tratto dal romanzo di Isabel Allende! Anche se la casa fu abbattuta, e al suo posto sorgono moderni palazzi, i fenomeni inspiegabili continuano. Ancora più a ponente, a Cornigliano in via Cervetto, c’è una villa disabitata che pare custodisca un tesoro sepolto. Fatti di cronaca cittadina la collocavano tra i luoghi dove vengono eseguiti riti satanici.
In via Siffredi, a Sestri Ponente, troviamo la Ca’ Rutta (o Casa Rotta) che fu edificata da un adepto di Satana e non permise mai a nessuno di portarla a termine, perché per vari incidenti cadeva sempre a pezzi. Nella stessa Sestri Ponente, vicino a via Borzoli, nei pressi di un asilo abbandonato, sorge la cosiddetta ” Casa dell’Angelo “, costruita nel luogo dove un tempo sorgeva un cimitero di bambini non battezzati, e nei suoi pressi si odono litanie e filastrocche davvero spettrali. Ci spostiamo sempre a ponente e raggiungiamo Pegli. In Via Scarpanto, nei pressi di Torre Cambiaso, esiste una casa disabitata nella quale, nei periodi di plenilunio, sui vetri delle grosse finestre compare il volto di un bambino morto per le percosse inflittegli dai suoi genitori.

A sette chilometri a nord dal centro di Voltri, e precisamente al numero 273 di via Acquasanta, appare la “Ca’ di Diau”. Nella palazzina, che è anche sede delle terme, sono frequenti le visite di una figura alta due metri, che ha le sembianze di un religioso ma, se si è tanto accorti da guardargli i piedi, si potrà scoprire che al loro posto lo spettro trascina due zampacce zoccolute! Questa notizia la appresi da un articolo apparso su “Il Lavoro” del 7/5/1987.

Ci addentriamo nell’entroterra? A cosa vi fa pensare la struggente melodia del concerto per pianoforte ed orchestra di Ciaikowsky? Agli abitanti del Comune di Cesino, sulle alture di Pontedecimo, fa venire la pelle d’oca, specie se la odono suonare di notte e se tale suono proviene da una certa villa abbandonata, dove nel secolo scorso avvenne un duplice cruento omicidio. La piccola figlia di una coppia molto ricca dormiva tranquilla nella sua stanzetta, papà e mamma erano usciti per andare a teatro e la governante, al piano di sotto, stava riordinando il salone. Una banda di ladri senza scrupoli irruppe nella villa, che è piuttosto isolata, e dopo aver ferito a morte la donna, sentendo la bimba piangere, i malviventi la raggiunsero e trucidarono spietatamente anche lei. Prima di spirare, non riuscendo a dare l’allarme, la povera governante si abbandonò sulla tastiera del piano pestando i tasti con la disperazione delle ultime forze, sperando così di attirare i vicini delle ville sparse nei dintorni. Purtroppo, quando giunsero i soccorsi, per lei e la piccina non vi era più nulla da fare. E quella musica negli anni è rimasta la sola abitante della villa bagnata di sangue. Fatti di cronaca recente la vedono ancora coinvolta in strane e macabre situazioni.

Spostiamoci di nuovo verso il centro cittadino e precisamente in largo Sanguineti. Qui, all’interno del civico n° 11, è stato commesso un barbaro omicidio, rimasto tuttora insoluto. Il particolare più sconcertante è che la vittima sarebbe stata, a detta di tutti, tormentata da misteriose presenze che la perseguitavano giorno e notte. A raccogliere le testimonianze di Maria Scagni Sconfienza, questo il nome della vittima, fu la signora Biagia, che lavorava come portinaia in un palazzo di via San Lorenzo.

Da circa tre mesi la signora Maria era preoccupata: udiva voci riecheggianti nel suo appartamento che la facevano impazzire dall’angoscia. Erano minacce di morte di morte e la poverina era tanto spaventata da non potere più neppure dormire. Mi raccontava che qualcuno si nascondeva nel camino, io cercavo di confortarla ma lei era terrorizzata.

La signora Biagia non era comunque l’unica persona al corrente di questi fenomeni. Ne erano a conoscenza anche la lava scale, gli impiegati dell’ufficio del piano superiore nonché l’amministratore del caseggiato, che era molto costernato per la povera inquilina, una donna così piacente e così gravemente disturbata. In questo antico palazzo, ancora oggi, non sono poche le persone che si sentono a disagio. La signora Gianna R., incaricata delle pulizie, confessò al sottoscritto che da sola non le piaceva lavorarci, specie di sera, e difatti si faceva accompagnare da una delle figlie. In particolare l’ascensore sembra suscitare pesanti apprensioni. In effetti la sua struttura ricorda certi film di Dario Argento, ma non sono da meno le scale: vetuste, perennemente buie, colme di angoli nascosti.

Stessa zona, via dei Giustiniani n° 80 rosso, la bottega di rigattiere del Sig. V. Antonio. Nel Marzo 1994 si svilupparono alcuni eventi in crescendo, di quelli che vengono comunemente chiamati “poltergeist”. Tutto cominciò con degli innocui rumori che provenivano dal retrobottega, finché un giorno, senza una precisa ragione, il soffitto crollò davanti agli occhi stupefatti di Antonio e del suo garzone.

Quando accadde ciò, pensai che i muri fossero vecchi e marci, ma mi ricredetti quando un muratore mi assicurò che lo squarcio sembrava prodotto da una piccola esplosione che si era verificata all’interno del soffitto stesso. Da quel momento presero il via fenomeni più significativi. I mobili si spostavano come se fossero animati da vita propria, un’energia spaventosa. Che dire poi degli oggettini in porcellana e vetro che venivano mandati a frantumarsi contro i muri da mani invisibili? Ero terrorizzato a tal punto che non riuscivo a farmi obbedire dal mio cane Black, un pastore tedesco di 12 anni che era praticamente cresciuto in negozio e, che ultimamente aveva cominciato a ringhiare a tutto e a tutti. Infine, come solitamente si fa in casi del genere, mi rivolsi al mio parroco. Mi recai da lui ben tre volte, ma rimasi molto amareggiato quando lo udii ribattere che forse i rumori erano prodotti dai topi e mi consigliava di assumere un calmante. Fu così che decisi di rivolgermi ad Alex del Circolo Culturale Fondazione Amon”. Antonio non era stato l’unico testimone di questi avvenimenti, li vidi anch’io e numerose altre persone. I più eclatanti si verificarono in presenza della Sig.ra Bonomi Emidia. Leggo sul Corriere Mercantile: ” Ero entrata nel negozio un po’ per la passione delle cose antiche e un po’ spinta dalla curiosità per le strane voci che si sentivano sul suo conto. Ero impegnata ad ammirare un lampadario, quando un grosso libro si sollevò, mi sfiorò il viso come una freccia e andò ad urtare violentemente contro un armadio. Non mi ero ancora riavuta dalla sorpresa, quando un bicchiere si frantumò a mezz’aria. Poi vidi la spazzola per capelli volteggiare come una piuma, ed io rimasi lì imbambolata, incapace perfino di voltare i tacchi e fuggire. Io non so cosa avesse generato quei “voli” ma di una cosa sono certa: non erano prodotti da persone fisiche umane!

A seguito di questi evidenti episodi di infestazione decisi di intervenire con il mio gruppo. In primo luogo analizzammo bene la situazione per capire quale origine avessero i fenomeni, cioè cosa li avesse prodotti. Deducemmo che Antonio, durante una delle sue operazioni di sgombero, aveva portato in negozio qualcosa appartenente ad un defunto e che tale oggetto fungeva da tramite tra il nostro mondo e quello delle anime. Individuammo di cosa si trattava: era un quadro ritraente una donna, il cui viso pareva emanare un irresistibile potere magnetico. Il quadro in se stesso non avrebbe comunque causato i fenomeni, se non fosse stato per una seduta spiritica che Antonio aveva effettuato tempo addietro, con una medium rumena di nome Elena Petrova. Questa medium, scoprimmo, era dotata di capacità straordinarie, ma a causa del suo vizio per l’alcol non era più in grado di controllarle, ormai da troppo tempo, e questa energia senza briglie aveva fatto i suoi danni…. In sette operatori dell’occulto, operammo tre particolari esorcismi liberatori. Dopodiché il negozio fu ripulito e tutto tornò alla normalità. Da quella esperienza Antonio non si è più accostato a nessuna seduta spiritica, ne a letture occultistiche di alcun tipo: preferisce darsi alla lettura di Topolino, che egli definisce più interessante e meno pericolosa!

Il nostro vagabondaggio esoterico prosegue tra le vie del centro storico. Eccoci giunti in Vico del Dragone, dove troviamo le rovine di quella che una volta era una casa di tolleranza. Qui, nel punto in cui in passato sorgeva un tempio del piacere…, c’è qualcuno, un’ombra che nostalgicamente frequenta il luogo senza rassegnarsi, senza voler accettare che, con la morte del corpo fisico, dovrebbero cessare anche i desideri… Infatti vengono spesso avvistate le sagome di un gruppo di uomini, o meglio soldati in divisa, che marciano compatti fino a scomparire oltre la soglia dell’edificio. Sono le anime di un gruppo di militari caduti durante l’ultima guerra, dopo essersi comprati l’amore per l’ultima volta.

 

 

Un’altra presenza molto tranquilla soggiornerebbe nella famosa casa di Cristoforo Colombo, sita in piazza Dante. E stata vista più volte all’imbrunire da Agostino Caviglia, indimenticato presidente dell’Associazione Genovese Porta Soprana, all’epoca responsabile della custodia del monumento.

In piazza Senarega da una finestra dell’omonimo palazzo, che sporge su piazza dell’Amor Perfetto, è possibile scorgere, allo scoccare del meriggio, una donna. La particolarità di questa presenza è che si libra leggera nell’aria reggendo la sua testa sotto il braccio. Pare che sia stata una cortigiana di facili costumi, decapitata da un amante evidentemente troppo geloso. L’avrebbero vista in parecchi, compreso un pittore che ha lo studio nei pressi.

Più macabri, invece, tra piazza Cavour e corso Quadrio, sono i resti della famosa Casa di Agrippa, meglio nota come la casa del Boia (ora sede della Compagnia Balestrieri del Mandraccio). Di notte, quando la città è immersa nel silenzio, vi si odono echeggiare i lamenti dei condannati che, tormentati per la loro atroce morte, chiedono preghiera e giustizia. Sempre in piazza Cavour, sul tetto del palazzo che fa angolo con via del Molo, pare che, in una nicchia ad angolo, sia murata la testa del Boia medesimo, ma nessuno certo si è mai preso la briga di sincerarsene!

Quartiere di Marassi. Vicino allo stadio Luigi Ferraris, in corso de Stefanis, troviamo la celebre Villa Piantelli. Celebre perché appartenuta ai marchesi Piantelli e perché voci di popolo la collocano tra i luoghi più infestati di Genova. Tra i suoi ampi androni non sono poche le voci accorate e i bisbigli raccapriccianti, ma in molti sono stati testimoni anche dell’apparizione di una figura velata di bianco, che passeggiava languidamente accanto alle grandi vetrate. Sull’argomento ho trovato un articolo del Secolo XIX del 23 Aprile 1933. Vi si legge che, un giorno, una comitiva di portuali decisi a zittire le dicerie (che già allora abbondavano), si recò nel suo interno per dimostrare che i fantasmi non esistono, che sono solo il frutto di superstizione e di menti suggestionabili. Giunti che furono alle sale del piano terreno, uno ad uno gli uomini vennero colpiti in viso da sonori schiaffoni. Le botte furono tali e tante che, in preda al panico, tutti cominciarono a correre e scommetterei che non si sono ancora fermati… La villa è stata usata anche dai soliti ragazzini, che si sfidavano reciprocamente in prove di coraggio, recandovisi di notte e prelevando un oggetto che comprovasse l’avvenuta “spedizione”. Oggi è sede dell’Unione Sportiva Marassi. Uno dei responsabili, il signor Benedetto N., mi confermò di aver sentito dei passi e dei sibili non umani, ma aggiunse che secondo lui si tratta di banalissimi rimbombi che provengono dalla strada, in quanto la costruzione vanta un’ottima acustica. Le storie di villa Piantelli sembrano tuttavia influire sul vicino stadio calcistico. Un addetto alle pulizie mi raccontò che, mentre era occupato a pulire gli spogliatoi, notò un pallone rotolare avanti e indietro da solo, senza che nella stanza vi fosse la minima corrente d’aria. Dall’articolo sopraccitato trassi quest’ultima notizia: in via Centuriona n° 7 viveva una coppia di sposini che fu disturbata per mesi da colpi violenti entro le mura dell’appartamento, ed anche provenienti dai mobili. Qualcuno suggerì che fossero gli spiriti della villa malfamata che forse avevano trovato una dimora più agevole, per meglio assistere alle partite di calcio! Ma nemmeno il carcere di Marassi sembra rimanere immune da questa ondata di forze spiritiche. Parlando con una assistente sociale scoprii che, nelle notti di plenilunio, si aggira nella casa di pena l’anima pia di una religiosa che porta conforto ai detenuti più tristi.

Siete stanchi di questo peregrinare? Ancora un pizzico di pazienza. Ci dirigiamo verso via Casoni, dove ebbe luogo un fatto davvero strabiliante. Una famigliola composta di papà, mamma ed una bimba si era stabilita in un appartamento al piano terreno, con le finestre che si affacciavano sulla strada. Da subito fu chiaro che nella nuova abitazione c’era qualcosa di negativo e a risentirne era soprattutto la bambina, il cui carattere cominciò a mutare e, a dare segni di nervosismo e di ombrosità. Inizialmente genitori diedero la colpa allo stress del trasferimento. Trascorsero i mesi, un pomeriggio la bimba stava giocando nel cortile e la mamma osservò che si rivolgeva ad una amichetta immaginaria con un realismo che poco aveva in comune con le solite fantasie dei bambini. Interrogò la figlia, quella sera, ed essa le confermò ridendo irrefrenabilmente che per tutto il giorno aveva avuto per compagna di giochi una bambina molto simpatica, con cui si era divertita moltissimo. La madre si preoccupò un poco, ma poi la razionalità ebbe il sopravvento: si disse che sua figlia non era diversa da ogni altra bambina della sua età. Dopo quell’episodio però le luci di casa sembrarono impazzite, si accendevano e si spegnevano a tutte le ore, ma non solo, i giocattoli della piccola, riposti dalla madre nello sgabuzzino, puntualmente ne uscivano e si appostavano dove meglio stavano, seguendo un percorso logico.

Ma il culmine delle sconcertanti vicende fu toccato quando la bimba indicò il frigorifero, annunciando innocentemente che la sua nuova amichetta del cuore abitava lì dentro. Finalmente i genitori si decisero a domandare informazioni ai vicini di casa, per risalire a coloro che vi avevano abitato prima. Fu una signora, dapprima riluttante, a fornire la spiegazione che piombò come un fulmine a ciel sereno. Anni prima, in quell’appartamento si era consumata una tragedia: una giovane donna aveva partorito da sola una bambina, ma poi, spinta dalla paura e dalla vergogna, aveva rinchiuso la carne della propria carne in congelatore. Ai terrorizzati coniugi fu mostrato anche l’articolo del quotidiano che aveva riportato la notizia, di cui io stesso posseggo la documentazione. Superfluo aggiungere che la famiglia cambiò rapidamente quartiere.

San Fruttuoso. Eccoci in corso Gastaldi, dove ci imbattiamo in una palazzina che fu scenario di innumerevoli misfatti, durante il periodo della dittatura fascista. Sto parlando, naturalmente, come avrete immaginato, della Casa dello Studente, il cui nome ancora evoca brividi d’angoscia e tristi memorie. Anche lì, a notte inoltrata, se si sta con le orecchie tese si possono udire le urla strazianti di chi vi trovò la morte, ma forse é meglio cambiare zona, essendo questo argomento troppo penoso, soprattutto per chi lo ha vissuto.

Un’altra villa famosa per i suoi oscuri abitanti del passato è certamente Villa Saluzzo Bombrini, conosciuta come il “Paradiso”, che sorge in via Francesco Pozzo, nel quartiere di Albaro. In particolare pare sia popolato il suo parco, dove nelle ore del primo mattino si intrecciano, tra i fitti cespugli, le soavi voci delle dame e delle nobili donne. Sembra che, anche a distanza di secoli, il gusto dell’intrigo e del pettegolezzo non si sia ancora estinto in certi ambienti!

Decisamente più tenebrosi sono gli spettri mefitici che ingombrano la casa della signora Giuseppina C. , in via Giordano Bruno.
Nell’ottobre del 1991 i quotidiani non parlavano d’altro che di tazzine volanti che si spaccavano sui muri, nonché di frutti di provenienza ignota che cadevano dal cielo andando a spappolarsi sulle teste di coloro che soggiornavano nell’appartamento. Si gridò al demonio, si ricercò l’intervento dell’esorcista, si radunarono giornalisti e fotografi. Arrivò a Genova anche un celebre illusionista, il Mago Silvan che affermò a mezzo stampa quanto segue: <Non sono in grado di provare che i fenomeni siano opera del Maligno o dei suoi adepti, posso bensì supporre che si tratti di qualcuno molto umano, che agisce per secondi fini. Sfido pubblicamente il demonio, o chi per esso, a partecipare ad una trasmissione in diretta dalla casa della signora Costa>. La trasmissione andò in onda il 19 novembre 1991 su RAI 3, ma nulla di rilevante si manifestò agli occhi dei telespettatori. Le notizie scemarono in breve tempo, lasciando comunque un alone di dubbio. Non dimentichiamo che la casa é sita in via Giordano Bruno, un nome che, già di per sé, evoca brutti ricordi.

Nello stesso quartiere, in via Campanella, c’è una villa rimasta disabitata per lungo tempo, ma non certo dai fantasmi, specie quello di una bellissima fanciulla che vaga con una candela perché ha paura del buio. Forse morì malamente e ancora non riesce a vincere il terrore delle tenebre….

Andiamo vicino al mare! via Cinque Maggio, in un’antica villa nei pressi del monumento dedicato alla partenza dei Mille. In quel sito Massimiliano C. di Camogli visse una incredibile avventura, eccovi il suo racconto:

Quasi ogni notte facevo un sogno ricorrente, mi vedevo passeggiare in una stradina asfaltata in salita, ai cui margini sorgevano due file di statue. Nel sogno avvertivo anche una impalpabile presenza, che mi sussurrava di stare attento, perché li a mezzanotte succedevano fatti terribili. Quel sogno era diventato la mia ossessione e siccome non ero convinto che fosse soltanto la rielaborazione del mio inconscio, decisi, con un mio amico di mettermi alla ricerca del luogo misterioso. Mi ci vollero sei anni per identificarlo, ma alla fine lo trovai: era in Via Cinque Maggio. Il 30 aprile 1990, lo rammento come se fosse oggi, Marco ed io ci recammo sul posto, e tutto si riprodusse come nel mio sogno, mancavano solo le statue. Varcammo il cancello e ci dirigemmo verso il parco, mentre attorno a noi si producevano rumori che parevano provocati da passi umani. Pensammo che fosse il vigilante che perlustrava la villa. Continuando a camminare nel parco giungemmo in un punto pianeggiante, da dove potevamo ammirare il panorama. Ad un certo punto fummo circondati da centinaia di presenze dagli atteggiamenti minacciosi. Cademmo in ginocchio pregando, come se fosse giunta la nostra ultima ora, e allora quelli si dileguarono. In seguito reperimmo la notizia che le statue esistevano, ma erano state rimosse e che lì, in passato, sorgevano un’abbazia ed un cimitero garibaldino. Ritornai ancora nel parco, da solo, e vicino all’ostello ebbi la visione di una fanciulla che veniva pugnalata con ferocia e accanimento. Questa scena mi scosse a tal punto che mi misi a piangere disperatamente. Giurai di non mettere più piede in quella villa, così non seppi mai che cosa effettivamente mi legasse ad essa.

Che ci vuole per andare da Quarto a Nervi? Non più di un piccolo salto. Al principio di via Casotti possiamo ammirare una splendida villa seicentesca, nella quale i fatti misteriosi si limitano, fortunatamente, a simpatici episodi. Nel parco troneggia una statua che muove la testa e sbatte le palpebre. No, niente paura. La statua vuole solamente esprimere la sua beatitudine nell’ascoltare un’opera assolutamente inedita di un grande compositore che viene suonata di quando in quando al terzo piano, ed è tanto bella da riuscire a materializzare le sembianze eteree di una damigella d’altri tempi. Si tratta di un’antenata dei proprietari attuali, una gentile pulzella alla quale il Maestro, incantato dalla sua grazia e dalla sua bellezza, dedicò una romanza che non fu mai pubblicata.

Il nostro giro turistico attraverso le dimore del mistero si conclude qui, anche se non dubito che esistano chissà quante e quali altre magiche storie che sarebbe interessante riportare.

*Marco Alex Pepè è scrittore, show man, studioso di tradizioni magico popolari, organizzatore d’eventi. È il patron del Ghost Tour di Genova, seguito ad ogni edizione da migliaia di persone. Ospite di molte trasmissioni televisive anche su reti nazionali, è stato promotore di diverse iniziative culturali sulle tradizioni genovesi e liguri ed è il direttore artistico del circolo culturale fondazione Amon. Docente a corsi di formazione per promoter turistici e per l’animazione urbana. È l’autore dei libri “Genova Magica” e “Genova Stregata” per i tipi di De Ferrari.

 

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