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Demetrio, il medico del papa, e la famiglia Canevari nell’archivio del Magistrato di Misericordia

Ricchissimo (c’è chi dice che abbia accumulato una fortuna prestando denaro a usura), ma tanto gretto e avaro da mangiare come un questuante. Alla sua morte lasciò due biblioteche, denari agli uomini e alle donne della sua famiglia e borse di studio per i medici, oltre che un fondo per stipendiare medici per i poveri. Demetrio Canevari e la sua famiglia nell’archivio del Magistrato di Misericordia

La famiglia Canevari, la sua storia raccontata in un libro che la ripercorre dal 1559 (anno di nascita del suo più celebre esponente, Demetrio, medico della corte papale), con flashback di quasi due secoli, fino al capostipite Leo Leonellus Scordari, nato nel 1398. Sì, perché la famiglia, proveniente da Lemno, in Grecia e si rifugia a Genova a metà del Quattrocento per l’avanzata dei Turchi. Lì un Demetrio (evidentemente un nome di famiglia) sposa Orsetta Canevari da cui tutta la successiva genealogia prende il nome. Il padre di Demetrio, Theramo Canevari, nacque nel 1511. Di lui si sa che apparteneva all’arte della seta.

La storia della famiglia Canevari è raccontata da un volume di grande pregio, custodito presso il Magistrato di Misericordia, un incredibile archivio di documenti relativi a Genova e alla Liguria dal 1400 ad oggi. Ne parla Isabella Merloni, bibliotecaria e archivista del “Magistrato”.


A Genova esiste l’Opera Pia “Sussidio Canevari Demetrio” (recentemente eretta in Fondazione), che ha origine dalle disposizioni testamentarie del medico genovese Demetrio Canevari.

Demetrio Canevari studiò a Genova lettere e filosofia e continuò al seminario di Roma dove imparò il Greco e il Latino. Studiò anche medicina e scienze naturali, ma a Pavia. Nella nostra città esercitò la professione medica fino al 1584. Nel 1583 aveva preso, all’insaputa dei genitori, gli ordini sacri minori. Qualche anno dopo entrò a far parte dell’Ordine gerosolimitano. Si dice vivesse solo e appartato, vestendo da chierico. Dopo aver viaggiato per qualche tempo, si stabilì definitivamente a Roma dove aveva preso residenza assieme al fratello Ottaviano, ambasciatore. Il papa Urbano VII, genovese, lo nominò suo protomedico. I successivi pontefici (Gregorio XIV, Innocenzo IX, Clemente VIII, Paolo V) gli riconfermarono medico della Compagnia del SS. Sacramento per gli infermi di tutta la parrocchia di Borgo, carica che lo ammetteva a far parte degli archiatri palatini, addetti al palazzo apostolico, e a partecipare di tutti i loro privilegi ed emolumenti. Visse ricco e stimato, costruendo una delle biblioteche private più ricche del suo tempo. Diverse fonti parlano di lui come di una persona d’animo gretto e avaro. Nonostante le ricchezze accumulate, si dice vivesse in <sordida povertà>, tanto da nutrirsi <come un mendicante>. Si dice anche che parte del suo patrimonio l’avesse costruita prestando denaro a usura. Altre fonti spiegano che l’amore per lo studio e la solitudine nascesse dalla sua indole malinconica e misantropica. Ma il suo testamento racconta una realtà diversa. Oltre alle disposizioni per il funerale e ai lasciti alla famiglia (soprattutto a tutte le donne), lasciò denaro a chi si dedicava agli studi di filosofia, medicina e legge e a chi si laureava a Genova. Un lascito era dedicato a 4 medici che si dovevano occupare dei poveri.
Infine la biblioteca <cosa … sommamente amata et tenuta cara>. Si tratta, in realtà, di due biblioteche: una, di libri legali, lasciata al nipote Luigi; un’altra, composta di circa cinquemila opere mediche e filosofiche, lasciata in un primo tempo alla famiglia Canevari e poi alla Compagnia di Gesù. Quest’ultima ora è conservata presso la Civica Biblioteca Berio di Genova.


Demetrio Canevari morì a Roma il 22 settembre 1625, dopo una lunga malattia che lo consumò con la febbre. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa di S. Maria in Trasportino, ma i parenti della chiesa commissionarono una statua sepolcrale nella chiesa di S. Maria di Castello.

Nel volume conservato al magistrato di Misericordia su può leggere l’albero genealogico della famiglia Canevari. e si può vedere lo stemma di famiglia.

Tutte le immagini sono relative al volume del Magistrato di Misericordia di cui è priore Luca Parodi che così ne racconta l’attività.

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