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Le elemosine di due genovesi negli archivi del Magistrato di Misericordia a poveri e donne da maritare bisognose di dote o ormai irrecuperabili zitelle

Come piazza “Cinque Lampade” (così era denominata nel Seicento)  diventò “Cinque Lampadi” com’è adesso
Come i lasciti immobiliari continuavano ad alimentare fondi da distribuire alle persone meno fortunate


di Monica Di Carlo

Elemosine per le donne di famiglia da maritare e distribuzione di mobilio, argenti e arredi della casa a fratelli e sorelle. Di questo si legge nel testamento di Giovanni Maria Rolletto Da Passano, inserito nel cartulario delle Compere di San Giorgio e conservato in estratto presso il Magistrato di Misericordia, in via Giustiniani, dove sono conservati documenti dal 1400 in avanti che riguardano lasciti e volontà di genovesi e liguri e dai quali si può imparare molto sulla storia della Repubblica e della città.


A raccontare gli indizi che ci consentono di ricostruire la vita di genovesi d’altri tempi è  Isabella Merloni, bibiotecaria e archivista del Magistrato di Misericordia. Nel video si parla anche di Jacopo de Franchi che lasciò alcuni mobili, argenti e denari <che sian distribuiti ai poveri> e lasciò la volontà testamentariadi distribuire le rendite di alcune case in strada Imperiale e in salita del Fondaco a favore dei poveri.


Cosa è un cartulario? Originariamente, un manoscritto medievale, in volume o più raramente in rotolo, contenente la trascrizione di documenti originali relativi alla fondazione, privilegi e diritti legali di istituzioni ecclesiastiche, corporazioni municipali, associazioni industriali, istituzioni di insegnamento, o famiglie private Il termine è qualche volta applicato a collezione di documenti originali rilegati in un unico volume oppure collegati tra loro in modo da formare un rotolo, come pure a custodie di tali collezioni.

Il Banco di San Giorgio ebbe sede a Genova dal 1407 al 1805 e può essere assimilato in qualche modo a un ente di diritto pubblico. Organizzata come una società per azioni (consiglio di amministrazione elettivo, assemblea dei soci, trasferibilità delle quote sociali), gestì a proprio beneficio la maggior parte dei proventi del fisco, svolse un’attività bancaria di cui profittarono stato, banchieri e cittadini privati, amministrò come ente sovrano estese porzioni del territorio statale, esercitò un’influenza preponderante sull’economia e la società. Fu la prima organizzazione di un debito pubblico in istituto bancario e di emissione che viene via via assumendo anche funzioni di compagnia coloniale e di navigazione. Gestiva anche i fondi dei lasciti. Normalmente non si attribuivano proprietà alle persone che si volevano beneficiare, che fossero poveri di famiglia e non o zitelle (ragazze da maritare che necessitavano di una dote o donne che di avere un marito avevano perso ormai ogni speranza e dovevano mantenersi), ma i proventi della gestione di beni immobili che venivano, così, fatti fruttare e continuavano a garantire un flusso di denaro.

L’estratto delle Compere di San Giorgio permette anche di sapere (grazie a un documento contenuto nell’estratto del cartulario) che in piazza Cinque Lampadi (allora si chiamava “piazza Cinque Lampade” e non si sa per quale motivo il nome si sia modificato col tempo, probabilmente perché qualcuno ha sbagliato a scolpire la targa e così il nome è rimasto negli anni a venire) nel Seicento c’era una tipografia che stampava a mano i documenti.

Piazza Cinque Lampadi

Sono queste alcune delle tante storie che ci restituisce l’archivio del magistrato di misericordia che racconta la vita di centinaia di genovesi dal 1400. Ecco cosa è l’istituzione religiosa secondo il suo priore, Luca Parodi.


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