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Il libro della settimana: Un irlandese in America. La New York di Brendan Behan

ilaria-falso-demetrio

A cura di Ilaria Crotti
Libreria Falso Demetrio
via San Bernardo 67R

 

 

La 66thand2nd, giovane casa editrice romana, nel 2016 (grazie al lavoro di Riccardo Michelucci) ha tradotto e pubblicato Un irlandese in America. La New York di Brendan Behan. Le illustrazioni di Paul Hogarth impreziosiscono il volume affiancando il vortice di parole scaturito dalla testa di Behan.
In genere mi è chiaro cosa offre un libro già dopo qualche pagina; istintivamente capisco qual è il tipo di lettore che potrà apprezzarlo e goderne. In questo particolare caso, invece, mi scopro in difficoltà ed è un fatto estremamente interessante. Entriamo nel dettaglio: le prime 15 pagine non sono state sufficienti a farmi inquadrare il tipo di testo che mi son trovata tra le mani. Attrazione e repulsione. Ad un certo punto però, superate le incomprensioni dei primi momenti, l’autore ed io abbiamo trovato un accordo e ho finito il libro con gran piacere.
Durante la lettura mi sono chiesta da dove può scaturire la diffidenza iniziale verso il testo, perché risulta difficile collocarlo e, ancora, perché si può infine giungere ad un felice incontro.
Mi sono risposta quanto segue.
Brendan in prima battuta respinge, a causa della rapidità con cui sommerge il lettore di impressioni ed aneddoti che, spesso, prendono le mosse da situazioni socio culturali del suo tempo, dettagli ad oggi non immediatamente o intuitivamente comprensibili (il libro è stato scritto durante gli anni Cinquanta del Novecento).
Tuttavia.
Al di là della nostra necessità di cogliere a pieno ogni aneddoto o battuta Brendan vince e cattura, perché ne emerge l’intelligenza vivace, la capacità di osservazione acuta, la sensibilità fuori dal comune, la semplicità del suo vivere in mezzo agli altri; inoltre, il tutto è raccontato con rapidità ed è in maniera davvero efficace che lo scrittore imprime le immagini sulla carta.
Il libro prende forma grazie alla descrizione dal taglio personalissimo di una New York non scontata, mai banale e caricata dello spirito di un uomo fuori misura. La biografia lo racconta alcolizzato, ex militante dell’I.R.A., sceneggiatore di Broadway e offre tantissimi altri dettagli che però vi inviterei a lasciare sullo sfondo: non devono fuorviare la vostra aspettativa sui contenuti. Certo, il suo particolare stile di vita ha Behan ciò che era, ma il racconto offre di più e le impressioni che rivela danno forma ad un poema epico piuttosto che ad un libro di militanza (o ad un testo che inneggia all’alcolismo o ad un diario che racconta della sua vita tra le star). C’è l’anima di un irrequieto in questo vortice di suggestioni: appare distaccato, sarcastico, poi si sbottona e ci proietta in situazioni intime, un attimo dopo richiude e torna caustico, poi si allunga di nuovo e se ne intuisce il romanticismo. Insomma, è un osso duro Brendan, non ce la possiamo cavare categorizzando o inquadrando i suoi scritti in un genere letterario.
E allora, benvenuti.

falsoDemetrio

p.s. nota veramente personale: pagina 122 vale il libro.

 

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