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Il Comitato Porto Aperto scrive ai candidati sindaco: “Città a rischio ambientale”

Il Comitato Porto Aperto, che da tempo si batte per l’allontanamento delle Riparazioni Navali dal centro abitato sostenendo che rappresentano una pesante fonte di inquinamento, ha scritto una lettera ai candidati sindaco. La ha firmata il presidente Fulvio Silingardi.

Il “Comitato Porto Aperto” si adopera da tempo per approfondire gli aspetti tecnici e scientifici e per sensibilizzare le Istituzioni locali e i Cittadini sul problema della minaccia per la loro salute rappresentata dagli insediamenti di industria pesante nel Centro Storico della Città.
Le attività di riparazioni e trasformazioni navali appartengono infatti al settore dell’industria pesante insieme alla siderurgia ed alle centrali termoelettriche (in particolare quelle a carbone). Ciò che ne determina la assoluta non sostenibilità sono le principali attività operative, quali il taglio termico, le saldature elettriche ad arco, il lavaggio chimico con solventi, le pitturazioni, etc che riversano nell’ambiente circostante grandi quantità di sostanze altamente tossiche…
Non a caso nell’EU (Seventh Framework Programme) tali attività sono così definite: “…As the conditions in the ship repair activity are the so-called uncontrollable type that means the gas emission are diffuse but not organized…”; ovvero un complesso di attività che causano emissioni non controllabili.
Intanto sta proseguendo, in Europa e nel mondo, il processo di allontanamento dalle città di attività le cui emissioni, ben individuate, sono definite dall’EPA e dall’OCSE molto pericolose per la salute umana. Sono recenti i casi di Brest (F), Portland (UK) e di Turun (FIN) dove…” in 2004 the old yard was abandoned and the company moved to a new shipyard outside the city limits, in Naantali”. Ed anche Luonnonmaa (FIN) e Perno (FIN). Nei primi mesi del 2016 anche a Bordeaux (F) è scattato il progetto “Excentrement” preparato nel 2014, con la messa fuori servizio dei primi due bacini di carenaggio situati presso la zona residenziale. Ma l’operazione maggiormente emblematica è stata la chiusura (nell’anno 2014) di tutta la zona degli importanti cantieri di riparazione e demolizione navale di Hunters Point a San Francisco, dal lato della baia di Oakland. Un importante personaggio di quella città ha definito l’ampliamento dei cantieri di riparazione navale di Genova, un “Harbor Abuse”, sottolineando che l’insediamento di Hunters Point è stato un loro grave errore del passato.
Ebbene, Genova è l’unica città al mondo che si ostina ad ignorare i concetti di base della sostenibilità ambientale, pur essendo, rispetto alle città e cittadine sopra citate, sia la più ricca di strutture storico-monumentali, sia certamente quella che espone ai rischi più elevati una popolazione che raggiunge e supera una densità abitativa di circa 200 abitanti per ettaro, nell’anfiteatro che circonda il Porto Storico, a 70-80 metri dalle banchine adibite stabilmente alle attività di riparazione e trasformazione navi. La densità abitativa di Brest è soltanto di 30 abitanti per ettaro. Maggiore densità significa ovviamente un maggior numero di cittadini potenzialmente esposti.
In un sobborgo industriale, come è gran parte del Centro di Genova, si devono tutelare i cittadini con provvedimenti idonei a garantirne il diritto di vivere in una città moderna con i requisiti elementari necessari per essere tale. Per i sobborghi industriali un tempo si ricorreva agli sgravi fiscali e ad agevolazioni sanitarie per gli abitanti. Oggi questo problema si risolve delocalizzando e ricostruendo gli impianti lontano dalle città e dai villaggi.
Occorre pertanto iniziare ad affrontare il problema dell’allontanamento delle principali sorgenti di emissioni tossiche e nocive, pur nei limiti delle condizioni di spazio ipotizzabili. Nelle nuove sistemazioni dovranno essere adottate le soluzioni impiantistiche più avanzate disponibili, inoltre dovranno essere recepiti tutti i miglioramenti tecnologici che verranno proposti nell’arco dei prossimi decenni.
Appare anche opportuno rammentare che l’UE, in tema di demolizione di navi con riciclaggio, non autorizza, dal 31/12/2014, concessioni d’impianto superiori ai cinque anni, rinnovabili per altri cinque solo a seguito di una nuova completa istruttoria, sia sul sito che sugli impianti.
In tale contesto, stante la completa assenza di indagini specifiche ed affidabili da parte degli enti pubblici preposti, un gruppo di cittadini (“Comitato Porto Aperto”) ha commissionato, a propria cura e spese, una accurata campagna di rilevamenti ambientali da cui è emerso come, su buona parte della città, sia da tempo in atto la ricaduta di una preoccupante e massiccia quantità di metalli pesanti e sostanze nocive per la salute e l’ambiente, che sono risultate esattamente le medesime che l’EPA indica come tipiche delle attività di riparazioni e di lavorazioni navali.
Tutto questo a pochissima distanza dai densamente abitati e frequentatissimi “Sestieri” del Centro Monumentale di Genova, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità; nonché dall’Ospedale Galliera, una delle più grandi strutture sanitarie del nord Italia; e dalla zona Expo con l’Acquario. Tutte zone che, oltre a essere densamente abitate, sono frequentate giornalmente da migliaia di turisti e visitatori ignari. Tuttavia le ricadute non interessano solo il centro della città, ma tutta la parte compresa tra il mare e le colline, essendo le misurazioni state compiute anche sulle alture di Granarolo, a oltre tre chilometri dalle sorgenti inquinanti, e finendo quindi per interessare, come già detto, una popolazione di quasi 300.000 abitanti.
La lettura di questi dati, in base alle già citate evidenze scientifiche internazionali, consente quindi di ravvisare gli estremi per la configurazione di un disastro ambientale e sanitario, altamente lesivo per la salute dei cittadini genovesi.
Il “Comitato Porto Aperto” chiede quindi al nuovo sindaco di prendere atto della grave emergenza ambientale a cui Genova è sottoposta, e di impegnarsi ad adottare ogni iniziativa necessaria per affrontare radicalmente il riassetto di tali insediamenti, ormai incompatibili con lo sviluppo sostenibile della nostra Città.
Restiamo a disposizione per fornire ogni ulteriore dettaglio in ordine ai dati raccolti ed alle valutazioni del nostro Comitato Scientifico.

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