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Abbazia di San Fruttuoso, il Fai presenta i lavori conclusi e quelli che stanno per cominciare

Il FAI presenta gli ultimi interventi di restauro e il progetto di valorizzazione per la rinascita dell’Abbazia di San Fruttuoso

Narra una leggenda dell’VIII secolo che le reliquie del martire cristiano Fruttuoso giunsero dalla Spagna via mare accompagnate da due presbiteri. Durante il lungo viaggio un angelo ordinò ai religiosi di fondare una chiesa in onore del santo su una spiaggia sovrastata da un monte, proprio sopra a una sorgente perenne. L’acqua era un miracolo per gli antichi: garanzia di sopravvivenza e manifestazione del sacro. Ancor prima dell’VIII secolo, infatti, i dati archeologici confermano qui la presenza di un insediamento umano, resa possibile, in una baia raggiungibile solo via mare come questa, proprio dalla presenza di acqua dolce.

Storia e leggenda coincidono a San Fruttuoso, perché la chiesa del borgo, che risale almeno all’XI secolo, sorge in esatta corrispondenza di una sorgente, che ancora zampilla qui, sotto le arcate che sorreggono l’abbazia. Un luogo nascosto e segreto, da cui tutto comincia.

 Ritorno alle origini per la millenaria Abbazia di San Fruttuoso che si appresta a cominciare la sua nuova vita. Grazie ai lavori di restauro conservativo della torre nolare, di tutte le facciate compresa quella fronte mare, e degli ambiti a livello spiaggia – resi necessari dal degrado causato da agenti come vento, salsedine e mareggiate – è finalmente possibile rileggere una pagina di storia dimenticata, una storia che affonda le radici in un’antica leggenda fatta di acque miracolose, monaci in fuga e sacre reliquie, che viene ora riscoperta per essere raccontata.

La storia ha principio dall’acqua dolce, presente in abbondanza sul Promontorio di Portofino, giacché viene finalmente valorizzata un’antica sorgente occultata per oltre trent’anni nel retro di un ristorante affacciato sulla spiaggia e, grazie agli interventi del FAI – Fondo Ambiente Italiano, diverrà presto visitabile, mentre la trattoria trova nuova collocazione nella piazzetta del borgo, sotto un pergolato di limoni.

IL RESTAURO CONSERVATIVO

Il restauro appena concluso è stato preceduto da una campagna di rilievi realizzata con tecnologia laser scanner: utilizzando il modello tridimensionale generato dallo strumento si sono ottenuti gli elaborati grafici necessari per la definizione delle tavole di analisi e di progetto.

Un restauro conservativo, che ha mantenuto la storicità del dato materico mediante delicate operazioni di pulitura volte a eliminare muschi, licheni, patine che nel tempo si sono depositate sulle superfici, procedendo poi con la stuccatura di fessurazioni, la ristilatura dei giunti e operazioni di velatura degli intonaci. Si è verificata la stabilità dei conci in pietra riposizionando quelli instabili, in modo da garantire la sicurezza di tutte le persone che frequentano la spiaggia e mantenendo l’autenticità del bene. Anche il restauro della torre nolare è stato realizzato in modo da mantenerne intatto l’aspetto esteriore: un restauro “che c’è ma non si vede”, che si armonizza talmente al contesto da risultare quasi impercettibile a uno sguardo non esperto.

In entrambi i cantieri, nella fase iniziale è stato necessario affrontare i problemi logistici legati al trasporto del materiale, dei ponteggi e delle attrezzature necessarie, pensato in modo da arrecare il minor disagio possibile sia alla vita dell’abbazia che a quella degli abitanti del borgo. L’Abbazia di San Fruttuoso è infatti raggiungibile solo a piedi con 90 minuti di cammino o via mare, condizione che rende molto difficoltoso gestire i trasporti eccezionali, come nel caso dell’allestimento di grandi cantieri.

Dopo aver condiviso il progetto con gli abitanti del borgo di San Fruttuoso, si è deciso di non penalizzare la stagione turistica – preziosa per tutti – e di procedere con gli interventi dopo l’estate, nonostante il periodo invernale non sia particolarmente indicato per il buon andamento dei lavori. Per il ponteggio sulla facciata fronte mare si è scelto di utilizzare come ancoraggio le aperture della facciata, utilizzando la tecnica dell’incravattatura che, tramite la rimozione dei vetri e l’apertura dei serramenti, ha permesso di collegare le strutture interna ed esterna del ponteggio.

Per quanto riguarda la torre nolare si è deciso di lavorare con un ponteggio sospeso che non gravasse sulle strutture della chiesa sottostante. Per la logistica, l’impresa che ha vinto la gara d’appalto (ditta Formento di Finale Ligure, diretta dall’ingegnere Elena Formento) ha scelto di far arrivare tutti i materiali necessari tramite elicottero. La ditta che si è aggiudicata invece la gara di appalto per le facciate e gli ambiti a livello spiaggia (impresa Magistri, diretta da Eros Zanotti) ha scelto di trasportare il materiale via mare con una enorme chiatta – detta pontone – arrivata dal porto di Genova.

Quello che avrebbe potuto essere un disagio per i visitatori è però diventato un’occasione preziosa per ammirare da vicino il “dietro le quintedei lavori in corso con l’iniziativa Aperti per restauro. Numerose le persone che hanno scelto di partecipare agli incontri: guidati dal restauratore sui ponteggi i visitatori, muniti di elmetti e sospesi a 7 metri di altezza dalla spiaggia, hanno osservato da vicino la qualità dell’intervento; insegnanti, giovani, famiglie con bambini e curiosi hanno così potuto sfiorare con le dita quella “pelle”, che da aprile a dicembre 2016 è stata ripulita da polveri e croste e rimessa a nuovo integrando le parti mancanti o lacunose, grazie anche al supporto degli studenti del corso di ingegneria edile dell’Università di Genova.

 

LA VALORIZZAZIONE

Riprende così il cammino della storia dell’abbazia, che anche per tutto il 2017 si farà “laboratorio di se stessa”, fucina di tante attività atte a raccontare al pubblico la sua evoluzione. Per scrivere le pagine mancanti di questo racconto, il FAI si è affidato all’Università degli Studi di Genova e all’Università degli Studi di Pisa con la supervisione costante della Soprintendenza della Liguria: docenti specializzati in storia, archeologia, arte e antropologia studieranno i reperti, gli elementi decorativi e le tombe dei Doria, analizzeranno i documenti d’archivio, si dedicheranno a rilievi, analisi e scavi.

Nel corso dell’anno il pubblico incontrerà i restauratori intenti a ripulire le due transenne in stucco che adornavano la chiesa medievale – antico luogo di culto incuneato nella roccia naturale che sorge immediatamente sopra la fonte a regime perenne, vero e proprio fulcro dell’intero insediamento – e che torneranno in abbazia dopo una lunga assenza. Si tratterà di un laboratorio aperto a tutti, con un calendario di attività per grandi e bambini, e accompagnato da un nuovo allestimento museale con pannelli esplicativi e didattici più funzionali per il visitatore.

Grazie alle conoscenze raccolte, il FAI sarà in grado di riaprire nel 2018 un nuovo cantiere di restauro che andrà a migliorare i percorsi di visita, estendendoli al Parco e all’Area Marina protetta, finalmente fruibili dagli amanti delle passeggiate naturalistiche e delle immersioni subacquee.

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