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Teatro Duse, mercoledì debutta “Una delle ultime sere di Carnovale” di Goldoni

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Mercoledì alle 20,30 va in scena al Teatro Duse “Una delle ultime sere di Carnovale” di Carlo Goldoni. La regia dello spettacolo, prodotto da Teatro Piemonte Europa, è di Beppe Navello, con protagonisti Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Matteo Romoli, Eleni Molos, Erika Urban, Alessandro Meringolo, Geneviève Rey-Penchenant, Giuseppe Nitti e altri attori della Compagnia Stabile del TPE. Le scene e i costumi sono di Luigi Perego, le luci di Gigi Saccomandi, le musiche di Germano Mazzocchetti.

Per festeggiare una delle ultime sere di Carnovale, il tessitore veneziano Zamaria invita a cena i suoi colleghi Augustin e Lazaro, un mercante di seta (Bastian) insieme alle rispettive mogli; un manganaro (Momolo), una filatrice d’oro (Polonia) e un disegnatore di stoffe (e futuro suocero) di nome Anzoletto. Egli infatti ama corrisposto la figlia di Zamaria ma il matrimonio è reso impossibile dall’imminente partenza di Anzoletto che ha deciso di lasciare Venezia per poter esprimere liberamente il proprio talento in Moscovia.

La comunità dei tessitori è così riunita: fra accese discussioni, flirt, aneddoti divertenti e sfide tiratissime alla meneghella (gioco di carte), si fanno affari, si riflette sul mondo che sta cambiando e si guarda con fiducia all’avvenire.

“Una delle ultime sere di Carnovale” è una commedia corale, allegorica ed in parte autobiografica. Goldoni la scrive quando è in procinto di partire definitivamente per la Francia per sfuggire alle critiche e alle invidie che la sua riforma teatrale stava suscitando. Il regista Beppe Navello dice: “Uno spettacolo come ‘Una delle ultime sere di Carnovale’ costituisce la terza tappa di un’ideale trilogia civile che, dopo l’Alfieri di ‘Il divorzio’ e il Marivaux de ‘Il Trionfo del Dio Denaro’, attraverso i toni sarcastici e irriverenti della commedia utopistica settecentesca, ha l’ambizione, probabilmente ingenua, di proporre umili pause di riflessione civile a un paese troppo affannosamente confuso nella propria contemporaneità. Dopo tre secoli riappare puntuale nel dibattito pubblico italiano, il tema dei giovani costretti dall’indifferenza del mondo dei padri, a portare altrove, lontano, la loro voglia di lavorare per il futuro”.

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