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Tutti cantano Sanremo

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Avrei sicuramente pensato a un fake se non avessi visto tutto con miei occhi. Con questi occhi. Perché ieri mattina, sabato 11 febbraio, la zona dove abito era presidiata da camionette del reparto celere e dei carabinieri. Una corsa a ostacoli tra vigili assatanati che ti indicavano l’itinerario di scorrimento verso via Isonzo, dove poi ti trovavi imbottigliato in piazza Ragazzi del 99.

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Abito in piazza Sturla. Ho raggiunto l’abitazione e ho aperto le finestre che danno sulla stradina che porta alla chiesa. È lì che ho potuto vedere un gruppetto di ragazzi intenti a cambiarsi. Ad indossare felpe nere, con cappucci, zainetti in spalla e caschi da moto, inforcare occhiali da sole e, come se non bastasse, occultarsi il volto con sciarponi. Vabbè’…. scene già viste oltre quindici anni fa, nelle strade della mia città a ridosso della zona rossa. Casseur pronti ad entrare in azione.

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Però ieri non ho potuto fare e meno di notare che del gruppo facevano parte tre personaggi che, rispettivamente e nemmeno troppo vagamente, assomigliavano al 73enne Albano Carrisi, a Gigi D’Alessio, 49 anni e a tal Rosalino Cellamare, in arte Ron, 63 anni. Tre dei quattro eliminati di venerdì sera a Sanremo. Il simil Al Bano ha tolto il panama bianco, lo ha infilato nello zaino, il sosia di Gigi D’Alessio ha calzato un cappellino sulla stempiatura evidente, cambiato gli occhiali da vista con quelli da sole. Poi ha messo l’eskimo e la sciarpa sul volto. Il gemello di Ron ha indossato una parrucca viola che occultasse il suo tipico colore rossastro della chioma. Poi un giubbotto da motociclista borchiato e di pelle con cui ha coperto il torace e la t shirt sulla quale campeggiava la scritta ” Dalla, è un consiglio, non un cantante, ma anche il premio della critica”. Slogan che, a ragion veduta, avrebbe potuto creare qualche problema con le femministe scese in piazza. Si è formato così, sotto le mie finestre un gruppo nutrito che ha atteso l’arrivo del corteo dell’Anpi proveniente dal presidio di piazza Ragazzi del 99.

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Un gruppo folto, di circa un migliaio di persone che intonava “bella ciao” e scandiva slogan del tipo “Ora e sempre resistenza”. I tre neo casseur, forse provenienti dall’Ariston, hanno parlottato fittamente tra di loro proprio sotto alla mia finestra. Confabulavano, irritati per il fatto di essere stati ingiustamente eliminati. Probabilmente cercavano una valvola di sfogo e volevano menare un po’ le mani, ne ‘ più né meno di tante tifoserie violente. E devono aver pensato che non vi fosse nulla di meglio, per rilassarsi un po’, dell’appuntamento tra gli antifascisti e i neonazisti organizzato da Forza Nuova. In particolare lo pseudo Albano Carrisi mi pare dicesse che in fondo si sentisse un po’ fuori posto a prendere parte a quella manifestazione antifascista. E spiegava ai due amici, “pensate che nel 1968, al mio primo Sanremo ho cantato “la siepe” e che uno dei miei grandi successi e’ stato “Nostalgia Canaglia””. Eppero i tempi cambiano stavolta l’alterego di Carrisi citava a memoria i versi della sua nuova canzone, forse dedicata ad un futuro con il sol dell’avvenir. Si chiama “Di rose e di spine”. Canticchiava il similCarrisi “Nei miei pensieri un sole eterno che mai tramonterà, rimane il tempo dei desideri e la certezza di una sola verità”. Ecco una sola verità, quella dei nostri manifestanti. Ora e sempre resistenza continuavano a rispondere intanto recitando come una litania i filo anarchici. Ha preso confidenza anche D’Alessio con la sua “Prima Stella” che gli astanti avranno preso per un omaggio all’armata rossa. Con quei versi che riportano ai profughi e all’inclusione: ” C’è’ una porta aperta sopra il mare per chi da guerre cerca di fuggire, dal vecchio male ci si può salvare”. A quel punto anche Rosalino si è lanciato nella gara canora con l”Ottava Meraviglia ” “La mia vita è una candela, brucerà lasciando cera. È la scena di un romanzo che non so come finirà”. Gli anarchici si sono guardati negli occhi con espressione interrogativa. Poi il capo del gruppetto ha mormorato “È un compagno situazionista”. Ed anche Ron, che con quei versi, forse troppo romantic, poteva sembrare un provocatore qualunque, è stato sdoganato. Salvo, anche perché il corteo dell’Anpi si stava avvicinando. Di lì a poco loro sarebbero scattati, scendendo la scaletta e prendendone la testa.

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Dietro allo striscione con la scritta “Genova non dimentica ora e sempre resistenza” si trovavano un sacco di Millenial, come Carrisi, D’Alessio e Ron. Fra questi il presidente provinciale dell’Anpi Massimo Bisca, il presidente della fondazione Palazzo Ducale Luca Borzani, il parlamentare Mario Tullo, il presidente dell’istituto storico della Resistenza Mino Ronzitti, il consigliere regionale Sergio Pippo Rossetti, il collega Giovanni Lunardon, l’altro parlamentare del Pd Lorenzo Basso. E quello della sinistra Stefano Quarnta. Ecco Basso sempre attento a mantenere una distanza di sicurezza dal presidente dell’Anpi che, con quel cognome avrebbe potuto inficiare la sua campagna politica contro il gioco d’azzardo. E il collega Mario Tullo ha avuto il suo daffare a spiegargli che lui non è basso perché è Basso e quindi l’altro non bisca anche se è Bisca. Alla fine pare ci sia stato un riavvicinamento. Dopo aver elaborato per l’intera via Isonzo sembra che Basso abbia capito. Giunti all’incrocio, appena superato il Luther King, alla chetichella gli antagonisti hanno preso la testa del corteo. A quel punto Carrisi ha detto agli altri due. “Ragazzi il volto coperto, mi raccomando, che questi sono tutti anziani come noi e finisce che ci riconoscono. Ricordatevi che siamo in incognita per conto di Stalin”.

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D’Alessio, gridando “ora vi faccio vedere come si fa a Fuorigrotta” ha estratto tre fumogeni li ha accesi e lanciati contro il cordone delle forze dell’ordine. Si è levato un fumo rosso. Ron ha visto un’ ambulanza che si dirigeva verso il cordone di polizia e temendo un infarto dopo aver inalato l’aria acre per il fumogeno, l’ha seguita. Gli altri due Albano e D’Alessio, hanno cercato di raggiungerlo per soccorrerlo e riportarlo indietro. Le forze dell’ordine hanno pensato a un tentativo di penetrare e la polizia ha effettuato alcune cariche di alleggerimento.

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Respinti all’indietro i tre casseur sanremesi hanno dovuto fare i conti con partigiani, politici e sindacalisti che volevano dare alla manifestazione una connotazione pacifica. Ci sono stati spintoni e insulti. I tre eliminati hanno capito che non era aria. Volevano sfogarsi per un torto subito dalla giuria di Sanremo ma sono stati respinti con perdite. In una stradina laterale, sotto al ponte di Sturla, si sono cambiati nuovamente. D’Alessio ha tolto il cappellino e rindossato la sua stempiatura, Albano il suo panama bianco, Rosalino Cellamare si è ravviato la sua capigliatura rosso menopausa e ha ostentato con orgoglio la t-shirt. Si sono diretti alla chetichella verso la stazione di Sturla da dove hanno raggiunto Brignole e han fatto ritorno, grazie a TreniItalia, a Sanremo per rimuginare sulla finale dalla quale sono stati esclusi. A loro si è aggiunto un anziano con barba e tuba arancione. Diceva di essere il partigiano reggiano. Il presidio è continuato in attesa dei neonazisti.

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Il prof. Francesco Santosubito Gastaldi incalzava i partecipanti con un post sul suo profilo “Il sabato del radical chic genovese: al pomeriggio manifestazione contro le destre, alla sera si parte per Courmayeur (caso vero)”. Ancora qualche ora tra slogan e vecchi ricordi di lotta e molotov e champagne in un paesaggio deserto. Chiusi negozi, serrande dei bar abbassate, abitanti prigionieri in casa dietro alle imposte. Qualche ora dopo i manifestanti, resistenti e resilienti, o forse no, non ne possono più. La folla prima si assottiglia e poi si disperde.

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Se ne va anche un black bloc vestito completamente di nero. Anzi no, ha un costume da scimmione e canta ” Lezioni di Nirvana c’e il Buddha in fila indiana, per tutti un’ora d’aria, di gloria. La folla grida un mantra. L’evoluzione inciampa. La scimmia nuda balla”.

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Finale che ricorda tanto l’inizio del Film di Stanley Kubrick ” 2001, Odissea nello spazio, con le scimmie che danzano con un pezzo di osso in mano. Nella scena che fa riferimento alla notte dell’oblio e alla nascita dell’ego. 2001. Appunto, l’anno del tragico G8 che sconvolse Genova. Quasi una premonizione. Un nuovo fantasma con parole e musica di Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani.

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Cosi ho pensato a un sogno, ad un fake, ad una storia da incubo. Letta sui social. Perché tutti cantano Sanremo. O no? E da domani si torna alla vita reale. Con un dibattito sul congresso del Pd, candidati, correnti e possibili scissioni incluse. Dopo l’armistiziome la pacificazione in musica si torna alla confusione dei nostri giorni.

 

Il Max Turbatore

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