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Libreria Falso Demetrio, i libri della settimana, rileggere Fëdor Dostoevskij

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A cura di Ilaria Crotti
Libreria Falso Demetrio
via San Bernardo 67R

 

 

 

recensioni libriUn libro come ‘La tormenta’ non può che farvi sentire il bisogno della rasserenante lettura dei “classici”, di autori conosciuti, consolidati, amati, che non deludono mai l’aspettativa. Così, in questi giorni, mi domandavo: perché non rispolverare un capolavoro? E ho deciso di proporvene due, e dello stesso autore per di più.
Piccolo preambolo: il costume è quello di creare fantasmi dicendo che la letteratura slava è pesante o difficile; penso invece che leggendo i titoli giusti accada esattamente il contrario, ovvero la “verve” delle vicende umane narrate dagli scrittori russi è talmente appassionante e magnetica che – una volta provata – non se ne può più fare a meno.
Prendiamo Fëdor Dostoevskij – giusto uno a caso – leggere “Umiliati e offesi” è una delizia per l’anima: tra i suoi romanzi è quello in cui si perde meno in riflessioni filosofeggianti (che, magari, potrebbero frenare l’entusiasmo del lettore ad un primo approccio) ed è il libro in cui dà sfogo a tutto il suo estro nella costruzione degli intrecci narrativi e nel quale mette in luce il suo inimitabile talento nel delineare personaggi di grande spessore e complessità di sentimenti. Le azioni inscenate da protagonisti tanto veraci e sfrontati sono a tal punto incisive e coinvolgenti che chi legge diventa parte della storia, dimentica il ‘qui e ora’ e viene trasportato altrove. ‘Umiliati e offesi’ è un romanzo passionale, struggente, solidamente umano; la storia di un amore che nasce e si abbatte spietato sulle vite delle figure in scena. Una storia indimenticabile, tragica, emotiva: il Principe Pëtr Aleksanroviĉ Valkovskij ostacola la passione del figlio Alëŝa (Aleksej Petroviĉ) per la bella Natalja Nikolaevna, personaggio straordinario, nobile, fiero, disincantato. Il perfido Principe opera dietro le quinte per dividere i due amanti, avendo bene a mente la possibilità di manipolare il figlio sfruttando la debolezza data ‹‹dalla sua eccessiva sensibilità nervosa, del suo cuore ardente, da una leggerezza che rasentava talora l’incoscienza, da una straordinaria inclinazione a subire qualsiasi influsso esterno e da una assoluta mancanza di volontà››. Altri personaggi indimenticabili si aggirano per le vie di questo quadro, le loro vicende ci sono svelate dalla voce di Ivan Petroviĉ che ama in silenzio donando la sua presenza attenta e costante.
Si potrebbe continuare il percorso nel meraviglioso mondo di Dostoevskij leggendo ‘Delitto e castigo‘ o ‘L’idiota‘ per arrivare a I fratelli Karamàzov o ‘I Demoni‘.
La storia dei Karamàzov è densa, lunga, ricca di riflessioni che spesso e volentieri veicolano tematiche religiose. È un fatto che le prime cento pagine – tutte incentrate sulla figura dello ‘stàrets’ Zosìma e del monastero in cui vive e sulla sua imminente morte – potrebbe risultare respingente ma è altrettanto vero che queste prime cento paginette sono solo un decimo del totale. Sarebbe un peccato perdersi la storia intima e vitale di Alëŝa o i turbamenti dei suoi due fratelli, Ivàn e Dmìtrij Fëdoroviĉ, dei loro infiniti conflitti familiari, delle loro ombre. Sarebbe una disdetta dover perdersi il mistero dell’assassinio del loro padre Fëdor Pávloviĉ Karamàzov (personaggio controverso, a tratti ignobile ma indimenticabile) o non inseguire le trame delle furie d’amore e passione che legano indissolubilmente le protagoniste femminili – a tratti selvatiche, giunoniche, perfide e altissime – agli uomini che danno forma a questo romanzo; e che dire dei personaggi secondari, coloratissimi protagonisti che ruotano intorno ad un mondo altrettanto complesso e magistralmente costruito, fatto di segreti, invidie, gesti nobili, miserie umane, solitudini e rancori.
Dai, bisogna dirlo, in letteratura l’Ottocento regala delle gioie, è tornata l’ora di urlarlo ai quattro venti.

IlfalsoDemetrio

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