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Le foibe, queste sconosciute

 

Ho cercato – e parecchio – sui profili dei nostri solerti politici, forse più attenti al post sulle mirabilie del Festival di Sanremo, del resto manifestazione che mette in risalto la nostra Liguria, ma non ho trovato granche’. Oggi era la giornata in cui si ricordava l’eccidio delle foibe, e con esso il dramma dei profughi Giuliano Dalmati. Eppure non ho recepito la partecipazione che credevo fosse dovuta per un avvenimento simile da parte di chi ad oltre cinquanta anni di distanza e in nome di una sorta di pacificazione nazionale e di una specie di critica a totalitarismi di tutti i tipi che abbiano prodotto vittime innocenti avrebbe dovuto dare esempio, almeno di tolleranza.

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(Cliccate sulla foto per vedere il servizio di “La Storia siamo noi”)

Intanto un po’ di storia perché su tutta questa vicenda durata almeno cinque anni, dal 1943 al 1947, per anni è calata una sorta di cappa misteriosa. La redazione de “La storia siamo noi” popolare trasmissione di Giovanni Minoli, scrive a corredo dei filmati e delle interviste “Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani. La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell?8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano ‘nemici del popolo?. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.
Nel febbraio del 1947 l’italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell’uRSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l’argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati ‘cittadini di serie B?, e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d’altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l’occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco. Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. È una ferita ancora aperta ‘perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo?. Il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Inizia oggi l’elaborazione di una delle pagine più angoscianti della nostra storia”.

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(Cliccate sulla foto per leggere l’articolo)

Ma a dodici anni da quella data gan parte della popolazione italiana parrebbe essersene dimenticata, o peggio averla nuovamente sepolta nel fondo delle coscienze. A questo proposito spiega Francesco Anfossi su Famiglia cristiana “E’ un paradosso grottesco, ma l’Italia sta già dimenticando il “Giorno del ricordo”, la solennità civile in memoria delle vittime massacrate dai partigiani di Tito gettati nelle foibe e dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati di origine italiana all’indomani della vittoria militare slava (ma i primi eccidi iniziarono già nel ’43). Questa giornata di grande intensità civile, destinata soprattutto ai giovani, è stata istituita da una legge votata dopo un lungo e tormentato iter da quasi tutti i partiti nel 2004 (esclusa Rifondazione Comunista), in coincidenza con il trattato di pace del 10 febbraio 1947 tra Italia e Jugoslavia che ridisegnava i confini dei due Paesi.
Il Giorno del ricordo” nasce fin dall’inizio tra le polemiche, tra chi accusò i suoi propugnatori di voler strumentalizzare questa ricorrenza da destra e chi tendeva a negare una delle pagine più orrende del comunismo con la scusa di opporsi alla “riabilitazione di fascisti e repubblichini” e al pericolo di infangare la Resistenza. E in effetti molti esponenti, giornalisti e persino studiosi del Centrodestra hanno tentato di farne quasi un ambiguo contraltare della Giornata della memoria, come denunciarono storici del calibro di Angelo Del Boca e Giovanni Gentile. Se ci furono vittime a destra come a sinistra allora tutti i carnefici sono uguali e dunque non ci sono carnefici, vengono attenuate le responsabilità. Un tentativo gravissimo che peraltro finisce per ledere anche l’unicità e la sacralità della Shoah, il genocidio di un popolo che va tramandato senza accostamenti fuorvianti.
In realtà quella tragedia umanitaria – frutto di abominio ideologico, etnico e nazionalista – è una pagina nera di tutto il Paese. Tra le vittime delle foibe oltre a moltissimi dirigenti e membri del Partito nazionale fascista figurano anche ufficiali,funzionari e dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati bancari, sacerdoti come don Francesco Bonifacio, studenti come Norma Cossetto, orribilmente seviziata, stuprata e uccisa dopo un’agonia infinita, tutti cittadini senza tessera legati solo da radici comuni a quelle terre e persino partigiani e antifascisti autonomisti fiumani. Per non parlare dei destinatari del grande esodo che costrinse centinaia di migliaia di italiani a lasciare la casa e gli affetti per finire deportati come profughi in Italia (erano i “siriani” di allora, dovrebbero servirci da ammonimento, ma nessuno ormai li ricorda). Celeberrimo il “treno della vergogna”, il convoglio ferroviario che nel 1947 trasportò da Ancona i deportati di Pola, carico di esuli italiani, a torto definiti appartenenti al partito fascista grazie a un’operazione di controinformazione, su cui si scateneranno le invettive e le infamie più brutali. Il latte destinato ai bambini malnutriti e disidratati del convoglio – nel clima infuocato di allora – venne gettato sui binari della stazione di Bologna per dileggio. Oggi, a pochi anni dall’istituzione di questa solennità civile, ai tentativi di strumentalizzazione si è sostituito il quasi generale disinteresse”.

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E così l’unico post che sono riuscito a trovare è stato quello del vicepresidente del consiglio comunale, esponente del PdL e candidato sindaco di Forza Italia Stefano Balleari, che a torto o ragione, magari, potrà essere accusato di aver fatto un post strumentale, visto che già nel 2004 la legge che istituiva il giorno del ricordo non fu votata da Rifondazione Comunista e gli oppositori accusarono i proponenti da una parte di voler riabilitare fascisti e repubblichino e dall’altra di voler infangare il ricordo della resistenza.
Balleari, comunque, di parte o meno, digita “10 febbraio #ioNONdimentico. Abbiamo ricordato pochi giorni addietro il triste anniversario dell’Olocausto e della Shoah dove la follia di un’uomo e di un’idea ha consentito lo sterminio di 15 milioni di persone di cui 6 milioni ebrei. Oggi ricordiamoci di un’altra follia, molto simile ma anche molto diversa, quella delle #Foibe dove 11.000 mila Italiani sono stati trucidati dalle truppe di Tito per diversi motivi, ma sopratutto perché Italiani. Oggi la Nazione tutta dovrebbe stringersi a se stessa con i propri rappresentanti politici in prima fila ed invece non è così: dal Presidente Mattarella, al Sindaco Raggi, sono tante le defezioni con scuse più o meno credibili. Il giudizio lo lascio a voi, ma il mio pensiero è che, se non riusciamo a far pace con questo fatto storico, se non riusciamo a superare il pensiero imposto che i “fascisti hanno fatto il male” e i “comunisti hanno fatto solo bene” non saremo mai una Nazione riconciliata con se stessa e pronta ad andare avanti nel futuro perchè ancorati al passato che non ci lascia liberi”.

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Già, come spiega Balleari non siamo pronti a guardare al futuro e ad andare oltre perché ancorati al passato che non ci lascia liberi. Prova ne sia il ben altro piglio dimostrato dai genovesi, politici o no, per contrastare la manifestazione di stampo neonazista indetta da Forza Nuova che avrebbe dovuto tenersi al chiuso di un albergo del centro poi in spiaggia. Alla fine per l’Europa delle Patrie si terrà nella sede di Firza Nuova, inaugurata lo scorso anno fra le proteste antifasciste dei no global e degli anarchici, tenuti a distanza di sicurezza, in via Orlando, a Sturla. Genova, città medaglia d’oro della resistenza, la Genova operaia del 30 giugno e della insurrezione in piazza De Ferrari, contro l’assemblea del Movimento Sociale, è insorta. Come si trattasse di una provocazione. Il Governatore Giovanni Toti che inizialmente aveva sollecitato alla comprensione si è presa la sua sonora bordata di fischi e ha provveduto ad accantonare l’argomento rapidamente.

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Mario Tullo parlamentare genovese del Pd insieme all’Anpi chiama a raccolta la piazza “Sabato ovviamente alle ore 12 sarò al presidio promosso dall’ A.N.P.I di Genova in Piazza ragazzi del ’99’. Ho visto molti promuovere l’iniziativa postando foto di manifestazioni che hanno fatto la storia di Genova, foto di 50/70 anni fa, una storia gloriosa e di cui andare orgogliosi. Foto che mi piacciono sia chiaro. Io pubblico una foto atipica per la giornata che andremo a vivere, purtroppo lo so che non sarà così,non ci saranno bambini, ma vorrei che la nostra forza fosse quella di migliaia di manifestanti determinati, ma sereni. Se il convegno ci sarà, sarà rapido e in una sede che può al massimo,ospitare trenta persone. Dobbiamo essere in tanti per far capire alla città e al Paese che il nostro NO è legato alla nostra storia, alla nostra memoria ma é sopratutto un NO legato alla riproposizione di un pensiero che alcuni “ospiti” di quel convegno sostengono in sedi pubbliche e talvolta anche al parlamento europeo, teorizzando per l’oggi, modelli e idee che il fascismo è il nazismo hanno rappresentato, idee che non possono avere cittadinanza civile prima ancora che politica”. Tutto giusto, per carità, quello che lascia perplessi e che un parlamentare della Repubblica, è un sindaco per esempio si siano dimenticati la commemorazione di oggi. E dire che, giustamente per la Shoa erano stai più solleciti.

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Doria per esempio, solo una quindicina di giorni fa il 27 gennaio aveva postato sul suo sito “Memoria.”La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”
“Sono stato fortunato a crescere in una famiglia in cui il rancore, l’odio, l’idea della vendetta erano inconcepibili. Per questo il mio rapporto con la memoria, con l’indicibile, con l’inimmaginabile, è più sereno rispetto a quello di molti miei coetanei, a coloro che si definiscono “la seconda generazione”. Io cerco di comprendere, non cedo alla vendetta. Soprattutto penso che la memoria non serva a rivendicare i torti patiti, a chiudersi in un recinto della propria comunità. Penso che della memoria vada fatto un uso politico. Si dice che una volta si portavano nelle miniere i canarini, uccelli sensibili ai gas. I canarini avvertivano i minatori quando la catastrofe era imminente. Ecco, per me la memoria significa essere un canarino nella miniera, dare l’allarme quando sento l’acre odore del razzismo”.(da “Il bambino nella neve” di Wlodek Goldkorn)”. Solo che oggi le parole prese a prestito da Wlodek Goldkorn, suonano false, a meno che quella memoria di cui dice vada fatto un uso politico, non abbia spinto il nostro sindaco ad un evidente vuoto. E comunque ci sarebbe, da discutere a questo punto, sui doveri di rappresentanza e sul fatto che il sindaco debba essere consapevole di dover rappresentare tutti, anche i discendenti di Giuliano dalmati che hanno messo su casa a Genova. Insomma avremmo gradito la stessa tempestività e precisione che il marchese Marco Doria ha usato per denunciare il pericolo del convegno dell’altra destra. Perché così il tutto sembra un po’ di parte se non addirittura pretestuoso.

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Michela Pedemonte, collega di “ZenaGenova news” incalza la sinistra che, con il suo movimentismo, ha finito per creare la classica bufera in un bicchier d’acqua amplificando a dismisura la portata di un avvenimento che senza gran cassa si sarebbe consumato senza troppo clamore. “Ma non abbiamo capito domani ci sarà per caso la manifestazione delle ” ultra destre ” a Genova? Certo è che se prima il risalto mediatico era del 10% a dir tanto ora tra una parte di Regione , Anpi e associazioni “antifasciste” varie è del 90%. Un altro successo della ” sinistra” Avanti così”. E inizia una diatriba con la pasionaria del Pd Margherita Mereto Bosso che oltre ad essere rappresentante della segretria è moglie del consigliere regionale, anche lui del Pd, Giovanni Lunardon. La Mereto, fra le promotrici della manifestazione dell’acqua per gli immigrati in via XX settembre, incalza “Però.Però il fascismo non è “un’opinione”: ma un REATO. Però. Però l’ANPI ha tanti giovani iscritti, e vedrai che domani ci saranno i giovani. Però, ancora. Però i valori sono fondamentali, tracciano il nostro percorso, ed è fondamentale altresì difenderli, curarli, proteggerli. E posso occuparmi dei contratti mentre dico con pieno diritto che un convegno di persone che predicano e praticano FUORI DALLA LEGGE, non lo voglio. E tutto il resto Michela, per dirlo “giovane”, e’ un pericoloso mood. Molto di moda. Molto basic. Molto easy. E tanto, ma tanto dannoso. Per tutti”.

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Condivido, però ho cercato un post sul profilo di Margherita Bosso che parlasse del 10 febbraio come giorno del ricordo. Non l’ho trovato. E siccome sono un tantino “tignoso” sono andato a ritroso. Oltre al post condiviso dell’Anpi per la manifestazione di oggi ho trovato una foto di manifestanti con striscione “Il fascismo non passerà'” ed uno slogan post sessantottino “Il fascismo non è un’idea è un crimine. A Genova non si passa”. E poi, poi 27 gennaio, giornata della memoria. C’è la foto condivisa di Save the Children, un bambino nelle braccia del padre di fronte a un reticolato. Dall’altra parte polizia, ed esercito con i manganelli a difendere i confini. Save the Children spiega”Oggi, #giornatadellamemoria delle vittime della #Shoah, ricordiamo che più di 1 milione tra gli innocenti morti erano bambini o ragazzi.Ma anche oggi c’è uno sterminio che sembra non trovare fine: quello dei bambini siriani. Dall’inizio del conflitto, secondo stime Unicef, ne sono morti più di 55.000. Quanti innocenti dovranno ancora morire prima che si porrà fine a questo nuovo stillicidio?Oggi più che mai, chiediamo alla comunità internazionale e alle parti in conflitto di fare di tutto per evitare altre vittime in #Siria, soprattutto tra i bambini, perché il ricordo del loro sacrificio serva a costruire un mondo in cui mai più accadano simili eventi”. Allora mi chiedo se poi tutti gli eccidi non siano tutti eguali? Se vi siano morti o profughi di serie A e di serie B? E poi la speculazione dei bambini… Intendiamoci non da parte di Save the Children. Così voglio suggerire a Margherita Mereto Bosso questo passo. Lei capirà.

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Il post di Luca Penso “NADILLA BOSSI. Prima della partenza nascose nella sua cameretta un messaggio per il bambino jugoslavo che forse il giorno dopo avrebbe occupato il suo letto. «Caro, non so come ti chiami. Comunque ti do la responsabilità del mio nascondiglio segreto (questo è solo fra noi due, perché i grandi non possono capirci) e devi tenerlo pulito. Io sono dovuta andare via da qui, perché non mi hanno lasciato restare, solo per un mio piccolo difetto: sono italiana…», lascia scritto Nadilla sul suo biglietto. È una bambina e la guerra l’ha subìta, proprio come lui: «Non so se è giusto quello che stanno confabulando i grandi – continua il messaggio –. Io non ho paura degli slavi, non ho paura di un bambino piccolo come te. Ma tu, ti prego, cerca di cambiare il mondo. Ti voglio bene. Bacia la mia cameretta per me». Fuggì da Faiti il giorno in cui l’ennesimo nuovo confine lasciò fuori dall’Italia la sua casa per un solo chilometro. Era il 1954”. Già, ci sono profughi e profughi.

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Avete mai preso in considerazione il Magazzino 18 a Trieste. Ne scrive Alessandro Panzone in un commento sotto a una fotografia ” Tristemente famoso magazzino 18, una persona che entra non conoscendo la storia di quegli oggetti ora vede solo un cumulo di vecchi arredi, bauli e biancheria risicata dai topi….
Chi ci entra e conosce la storia dell’esodo con la mente torna all’Istria, alla Dalmazia, Pola, Zara, Fiume e molte altre città abbandonate per aver salva la propria vita è quella dei propri cari….”. Ecco a volte credo proprio che la storia convenga conoscerla al di là delle ideologie e dei tanti luoghi comuni che quasi sempre ne offrono ricostruzioni strumentali. Lasciandoci alle banalita Fallaci delle mode del momento. Magari Simone Cristicchi può aiutare.

 

Il Max Turbatore

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