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Il Giorno della Memoria al Teatro Cargo. Lo spettacolo “Tra i vivi non posso più stare” visto da una studentessa di terza media

Da alcuni anni, in occasione del Giorno della Memoria, il Teatro Cargo propone alla scuole lo spettacolo “Tra i vivi non posso più stare”.  Lo spettacolo, come il pubblico genovese ormai sicuramente sa, è un adattamento di Laura Sicignano dell’opera di Peter Weiss L’istruttoria, dramma ispirato al processo di Francoforte del 1963. Ogni anno le scuole del ponente aderiscono numerosissime alla proposta e il teatro ogni anno aumenta il numero di repliche per rispondere alle richieste.  Gli insegnanti decidono, gli studenti partecipano. A volte vale la pena di interrogarsi su cosa gli studenti davvero pensino e repiscano dello spettacolo, dell’allestimento, della tragedia storica

Ecco la voce di una di loro, una studentessa di terza secondaria all’I. C. Voltri 2, Gineva Colla di 13 anni

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Lo spettacolo inizia direttamente con la partecipazione degli spettatori.

Non entriamo dai pesanti  tendaggi carminio né ci sediamo comodi in platea  davanti al palco, ma entriamo in un’altra sala, dove, attraverso la scenografia, le dislocazioni,  le testimonianze dei personaggi, viene ricreato l’ambiente di un campo di concentramento.

Già dall’inizio si sente l’atmosfera. Gli spettatori ignari sfilano davanti agli attori / SS che individuano ciascuno  con un post it numerato ripetendo ad ogni gesto: “ricordate il vostro numero”. Confusione nella testa, sorpresa, un velo di paura:

“I  numeri pari da questa parte”

“I numeri dispari da questa parte”

“In questo settore  i numeri dall’uno al 15, qui quelli dal 16 al 50 e via via fino al 100. La trovata registica getta nello spettatore perplesso, in una simulazione di realtà. Quasi si respirano la paura, l’angoscia, l’incredulità  che hanno vissuto gli ebrei,  nell’andare in un luogo sconosciuto, verso morte quasi certa.

Durante lo spettacolo vengono descritte vicende di vari personaggi, testimonianze, sia da parte di guardie che di detenuti.

Emerge la parte psicologica delle vicende, oltre la parte storica di esse.

Lo spettacolo descrive il sottile confine tra carnefici e vittime, perché, come dice un personaggio dello spettacolo, “se le vittime non fossero state vittime sarebbero state carnefici, perché erano nati tutti sotto lo stesso governo”.

Fa riflettere sulle persone che contribuivano allo sterminio in modo indiretto, come i responsabili dei treni merci su cui caricavano i deportati.

Fa capire come si svolgevano le cose, l’impatto psicologico, le umiliazioni che i prigionieri subivano, le lotte per conquistarsi il cibo, il lavoro e le punizioni sfiancanti, l’essere trattati come bestie.

Lo spettacolo è anche di grande impatto visivo, per esempio in un punto dello spettacolo, vengono proiettati occhi di persone diverse, in sequenze molto veloci.

Possiamo interpretarlo in modo diverso, potrebbero essere tutti i testimoni, che hanno vissuto gli orrori della Shoah, ma anche abitanti nei paesi vicini ai campi di concentramento.

La rappresentazione è a tu per tu con attori e spettatori, perché quest’ultimi si sentano coinvolti appieno nello spettacolo e quindi poter ragionare e farsi una propria idee, permette anche di farsi delle domande, di capire la psicologia dei personaggi.

Ma forse la domanda più importante è quella che pone Laura Sicignano, la regista, cioè chiedersi se è veramente più importante il profitto di un’intera nazione o una singola vita umana.

Perché al mondo ancora oggi avvengono crimini contro l’umanità, ma nessuno parla quando una singola persona, non importante politicamente, o famosa, viene uccisa. Perché si sente solo discutere di stragi ma mai di una singola morte.

Allora dovremmo ragionare sul fatto che ogni vita umana è importante nel suo piccolo.

Che noi tutti facciamo la storia, e che ognuno di noi potrebbe fare qualcosa di importante.

Quindi quando sarà di nuovo il 27 gennaio, ricordiamo, ricordiamo per tutte le persone che hanno perso anche la possibilità di essere libere e di cambiare, nel loro piccolo, la nostra storia.

 

 

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