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I contenitori Amiu che hanno sostituito l’ecopunto di Santa Sabina, una perpetua montagna di “rumenta”

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A causa del fatto che l’ecopunto Amiu veniva usato da spacciatori e tossicodipendenti a metà del luglio scorso è stato chiuso il magazzino Amiu di Santa Sabina, alle spalle della Facoltà di Lingue dell’Università e all’ingresso ovest dell’ex ghetto ebraico. La situazione era davvero drammatica (questo il servizio che avevamo realizzato) e l’unica soluzione possibile sembrava quella di piazzare i bidoni fuori e chiudere quel luogo che era diventato sempre più pericoloso. Pochi mesi dopo, nel vicino ecopunto di vico dei Fregoso morì un ragazzo italiano di overdose. L’ex ghetto ebraico è un posto “difficile”, dove criminalità e miseria s’intrecciano e dove vive una quantità di stranieri residenti in case tugurio che è ben superiore a quella del resto del centro storico e della città. Come insegnare a loro (e non solo a loro) che la spazzatura si getta nel bidone e che, quando il bidone è pieno, si cerca un altro bidone? Per adesso la situazione è quella che vedete nelle foto ed è così quasi costantemente. Alcuni cittadini spiegano che, malgrado il “dimagrimento” dell’organico Amiu, il personale si fa in quattro. Eppure le due serie di bidoni sono smpre così, stracolmi e maleodoranti, che è quel che accadeva prima di aprire l’ecopunto che in questa zona non ha rappresentato una soluzione a causa dei problemi di sicurezza che ha generato. Che fare, allora? Difficile dirlo. Certo, dice la gente della zona, così non si può andare avanti. Forse un magazzino con le bocchette, ma chiuso, potrebbe rappresentare una soluzione.

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