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Il buon gusto delle primarie

Sarà stato  – come dicono i maligni – un estremo sussulto di buon gusto, oppure per gli spifferi provenienti dalla riunione degli amministratori di Rimini, dove i lunghi coltelli hanno iniziato ad incrociarsi, o, ancora, per un estremo senso di scoramento di fronte all’altalenare, tra qualche rara percezione di ottimismo – durata l’istante di un lieve battito d’ali di farfalla – e il pessimismo più nero che ti induce incubi notturni. Abbandonato sulla panchina di un parco nella notte, mentre incombe la nebbia. Un sussulto di buon gusto, forse, per quella inquietante bambola gonfiabile con volto di Borzani e peli disegnati sui pettorali, suggerita monellescamente al popfilosofo Simone Regazzoni da Sansa e Preve per blandire il suo atavico bisogno di un collega/avversario/sodale/intellettuale con cui sfogare la sua esigenza di un reiterato, mai sedato – perché mai accolto – confronto-sfida all’ok Corral. Da killer-filosofo. In un rimpiattino eterno con Regazzoni nei panni del gatto e Borzani del topolino che si nasconde. Ma più probabilmente ragione del granello di sabbia, l’ennesimo, che ha inceppato la gioiosa macchina da guerra progettata dal segretario provinciale Del Pd Alessandro Terrile e dal suo staff di dinosauri, vecchi e nuovi della politica genovese, sarà stato l’associarsi tutti questi fattori.

Fatto sta che, proprio mentre il prof. Francesco Santosubito Gastaldi, politilogo, nonché docente di urbanistica, postava sulla sua pagina social che si stava avvicinando il momento della fumata bianca e dell’investitura per il presidente della Fondazione Palazzo Ducale Luca Borzani, con l’appello della società civile a lui diretto per la discesa in campo, il progetto si è incartato. Facendo tornare tutto punto e da capo. “Come anticipato da Gastaldi venerdì, oggi anche Il Secolo XIX afferma che è pronta la lettera-appello della società civile che chiede a Luca Venceslao Borzani di candidarsi, ma lui nicchia e prende ancora tempo … da leggere su Il Secolo XIX per la penna di Vincenzo Galiano”. con vellicamento di Regazzoni “Secondo me serve un intervento divino a questo punto”. 
 

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Del resto che Borzani si predisponga ad una precipitosa marcia indietro si evince chiaramente dalla successione delle due fotografie postate quasi a elidersi sul suo profilo facebook dall’uomo che ha rilanciato la cultura a Genova. Prima una ballerina con ali da farfalla, un passaggio dallo stato di crisalide a farfalla pronta a librarsi in volo dopo la mutazione. Poi un uomo solitario seduto sulla panchina di un parco. Fra le tenebre della notte e con la nebbia incalzante. E per una volta Borzani che è solito postare foto in bianco e nero e gustarsi le reazioni nei commenti si è’ scoperto talmente tanto da rendere il senso della resa. Del resto, se uscirà di scena, Lui lo farà con estrema dignità, magari ricordando che, almeno pubblicamente, non ci aveva creduto molto. È da ottobre che fa rimbalzare per gli addetti ai lavori il suo scetticismo. E in questi giorni sono saltate tutte le regole di ingaggio. Quelle che ironicamente lo stesso Regazzoni aveva tratteggiato in un suo post in cui si era peritato di mettere alla berlina, per carità senza nomi e cognomi, tutti i possibili papabili interpreti di questa soap opera che è diventata la ricerca di un candidato sindaco da parte di Terrile e della dirigenza-loggia, pubblica o coperta, del Pd. Titillava Regazzoni “Quelli che: “Mi candido, ma solo se corro da solo, se mi sostengono tutti, ‘dal basso’, se me lo chiedete per favore, ‘dal basso’, se mi assicurate che vinco, ‘dal basso’”. E dunque, pare che tutte le pregiudiziali richieste da Borzani alla fine no si siano esaudite. Perciò rapida marcia indietro. Dopo il parlamentare Mario Tullo, dopo l’assessore Emanuele Piazza, dopo le voci sull’ex di turno Claudio Burlando e sul ministro della difesa Roberta Pinotti, bruciata anche l’ipotesi di Borzani. Bruciata, insieme a tutti loro anche la possibilità che il Pd trovi unanimità o larga maggioranza su Borzani, che astutamente sembra essersi defilato. Del resto Lui, apertamente non si sarebbe mai prestato, a parte i conciliaboli dei salotti caminetti trasferiti, nell’ultima settimana, nelle sale aristocratiche del Ducale. Sfilati anche i possibili alleati della sinistra, che con ogni probabilità si troveranno a candidare il consigliere regionale Gianni Pastorino. Sempreche’ il marchese, sindaco uscente Marco Doria, smetta le fresche e improbabili vesti del tessitore e, visto che nonostante tutto l’ora pare già abbastanza tarda, decida di essere finalmente disponibile a sciogliere l’amletico dubbio. Rompendo – alla buon’ora – gli indugi per dichiarare di essere disponibile a succedere a se stesso. Rigenerato per la coaliIone o più probabilmente per il gruppo che fa riferimento a Giuilano Pisapia. In un gruppetto che ha perso anche il pezzo di Possibile di Civati e pare essere intenzionato a candidare l’ex sindaco di Bogliasco e parlamentare Luca Pastorino.
 
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In questo quadro surreale, a questo punto riprende vita e incalza l’ipotesi delle primarie. Soluzione per la quale, da un tempo che rasenta ormai l’eternita, si sbatte il popfilosofo Simone Regazzoni nella sua spasmodica caccia di un avversario con cui finalmente dibattere, confrontarsi e misurarsi. Percorso che, se realmente si avverasse, decreterebbe un salto indietro di alcuni mesi, ad epoca pre referendum, con il non trascurabile particolare di una dirigenza che ha cercato fortemente si suicidarsi. Una dirigenza per la quale si prospetta e si avvicina la data del congresso regionale per ringraziare e rimandare a casa il commissario regionale David Ermini. Con un occhio alla situazione nazionale in cui i lunghi coltelli sono già stati estratti dal fodero.
Campo di battaglia per il quale già nei giorni scorsi Regazzoni si era speso in un post “Finalmente arriviamo alla resa dei conti. Perché il PD oggi, a tutti i livelli, ha una solo problema: un pezzo del proprio gruppo dirigente o ex-dirigente (ma sempre in circolazione) che lavora sistematicamente a bloccare il rinnovamento della vecchia sinistra. Con questi signori, come anche con le macerie della vecchia sinistra autoreferenziale, non è più tempo di discutere, ma di salutarsi. Altrimenti ci penseranno gli avversari a spazzarci via dalla scena politica”. E ancora con un occhio a Genova ” C’è una “sinistra” a livello nazionale come anche a Genova che ormai è solo “sinistra” di nome, mentre nei fatti è una forza autoreferenziale e conservatrice, il cui vero nemico non è la destra, ma l’innovazione che Matteo Renzi e tutti coloro che lo sostengono hanno saputo portare nel panorama di una sinistra esangue e nel Paese. E’ la “sinistra” conservatrice dei “no”. E’ la sinistra che guarda solo al passato. E’ la “sinistra” che sorride in Liguria quando vince la destra. E’ la “sinistra” che non rappresenta più nessuno eccetto la propria arretratezza storica. E’ la “sinistra” che va da D’Alema fino ai partiti e partitini da prefisso telefonico di cui si fa fatica a ricordare il nome. Ci stiamo giocando il futuro. Questo è il tempo della chiarezza e delle decisioni. Basta piegare il capo mentre questi signori ti sparano contro un giorno sì e l’altro pure. O con Matteo Renzi o con i dinosauri prossimi all’estinzione”. Con un appello all’area renziana che, almeno al momento, parrebbe aver dato i suoi frutti “Genova è la capitale dei Reduci bersaniani-dalemiani. Proveranno ancora una volta a dettare legge. A questo, punto data la cornice di crisi nazionale del PD, è tempo che tutti coloro che si riconoscono nell’area renziana mettano da parte dissidi e personalismi, uniscano le forze e facciano sentire forte la propria voce dentro e fuori il PD”.

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Del resto lo stesso popfilosofo si era misurato ancora prima nel nemo propheta in patria prospettando un finale lugubre con Borzani “A GENOVA, CON I ROTTAMI DELLA VECCHIA SINISTRA DEI NO E BORZANI CANDIDATO, PERDIAMO. MA LA PARTITA NON E’ ANCORA CHIUSA. A Genova per il PD le probabilità di vincere non sono altissime: inutile negarlo. Per le ragioni note a tutti: i danni della Giunta Doria, un gruppo dirigente del PD che non ha saputo fare politica, le solite vecchie facce a tirare sempre le fila. Pensare di recuperare chiudendosi nelle segrete stanze, evitando primarie, e tirando fuori dalla naftalina della storia una “gioiosa macchina da guerra” che mette insieme tutti i rottami della vecchia sinistra dei no, con alla guida l’ex-assessore Luca Borzani, è un’idea surreale e la migliore garanzia per una sonora sconfitta. Dunque abbiamo quindi già perso e, come dicono alcuni, tanto vale lasciare il cerino in mano a Luca Borzani? No. La differenza tra una probabile sconfitta e una possibile vittoria la faranno tre cose.

1. Un candidato che rompa con il vecchio apparato, sappia parlare a tutta la città, sappia stare sui media (ma ve lo immaginate Borzani in un dibattito a Sky contro un quarantenne dei 5Stelle??? Impiega 5 minuti solo per dire nome, cognome e raggruppamento politico) e non sembri uscito da una foto in bianco e nero degli anni Settanta.

2. Tre o quattro idee forti e concrete, che stanno a cuore ai cittadini. Non le solite inconcludenti chiacchiere da seminario sulla globalizzazione (e sia chiaro che se non abbiamo il coraggio di dire stop ad altri profughi a Genova possiamo anche evitare di partecipare alle elezioni).

3. La volontà di capire che il populismo non è il nemico da battere ma un nuovo terreno politico su cui misurarsi e che esige questo: meno chiacchiere ideologiche, più risposte concrete e immediate ai problemi, coraggio di decidere. Possiamo farcela, se abbiamo il coraggio di innovare”.

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Post al quale indirettamente si era peritato di rispondere Massimiliano Morettini, aspirante segretario regionale lanciato da Claudio Burlando, con un post corredato da una foto indicativa: un cielo azzurro costretto dal quadrato di alcuni palazzi  “Il momento è ora. Chi pensa che Genova sia persa e che “tanto ormai”, taccia un minuto, non si metta di traverso e al momento opportuno provi, se ne sarà convinto, a dare una mano alla proposta che verrà. Personalmente non mi rassegno al “tanto ormai”. E, fortunatamente, ascolto tanti che non lo fanno. 

Sappiamo tutti che è difficile. Il clima è pessimo, Doria non ha certo brillato. Ha fatto alcune cose bene. Molte altre no (Ma per ora meglio non elencarle per non dare vantaggi). Di Roosvelt però non ne vedo in giro tanti, negli altri schieramenti. Nel deserto di passaggio (spero) in cui ci troviamo, pessime persone possono prendere il sopravvento. Ma quel deserto lascia anche tanto spazio a persone ed energie che mirano al bello e che sono disponibili a lavorare per costruire e non per distruggere, deprimere e spaventare. Io ci credo. E per quel che vale ci sono. E sono a disposizione di chi sarà disponibile a guidarci fuori dal pantano. Bisogna solo decidere se, quando camminiamo per le nostre strade e alziamo la testa, vogliamo vedere solo la macchia di intonaco sulla facciata oppure vogliamo guardare il cielo”.

Indicazione che per gli eventi si è dimostrato valere il tempo di un battito d’ali di farfalla. Tanto che qualcuno, maliziosamente ha iniziato a mettere in giro la voce che dal suo mentore Morettini abbia ereditato anche il suo proverbiale fluido.

Tanto che Morettini poche ore dopo ha cambiato obbiettivo “Compagni, i bisogni delle persone di norma se ne fottono delle correnti del PD. E di norma, avrebbero bisogno di governi che possano operare con lo slancio che solo il voto può dare. Dalle ultime elezioni è cambiato il mondo. E dal referendum è di fatto finita la legislatura. Forza”. Rimandando tutti a un appuntamento intermedio, le politiche che ancora potrebbero cambiare ulteriormente il quadro generale.

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Ma le primarie, comunque appaiono, almeno per ora l’ipotesi meno azzardata, visto che il fronte unitario che avrebbe dovuto appoggiare Borzani parrebbe essersi sgretolato. I primi scricchiolii erano giunti da Claudio Pontiggia e da Manuela Arata, i proponenti di quell’assemblea renziana in cui si era evidenziata la definitiva rottura fra l’assessore regionale Sergio Pippo Rossetti e Regazzoni. Pontiggia e l’Arata di fronte alla cancellazione delle primarie ci avevano ripensato. Mentre il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Raffaella Paita, anche lei espressione dell’area renziana in Liguria attacca la sinistra esterna ed interna del Pd.“in principio fu la Liguria, talmente esposta al mare da sentire il vento nuovo prima che arrivi nell’entroterra. Da qui parte la guerra al nuovo PD, alla sua ambizione di essere a vocazione maggioritaria e di interpretare un riformismo coraggioso. Una guerra che rinnega tutto: storie, amicizie , anni di appartenenza alla sinistra ( mi sono iscritta negli anni 90 e i miei genitori sono stati comunisti!), l’esperienza comune nei 10 anni di governo della Regione Liguria. Il nemico è Renzi e con lui tutti quelli che credono al suo progetto. Allora non importa se il voto disgiunto aiuta a vincere Toti e la Lega Nord ( quelli dello sportello antigender e dei Gay nei forni) , non importa se la crociata contro il referendum fa dimettere uno dei pochi presidi della sinistra in Europa di fronte all’avanzata di Trump e Putin e regala il risultato del No a Salvini e Grillo. Perché c’è sempre un nuovo obiettivo autolesionista contro Renzi. Oggi c’è il nuovo sogno della sinistra pura: far vincere la destra o il 5 stelle a Genova e Spezia e consegnare definitivamente il Paese a Lega e Grillo ( per un nuovo miracolo D’Alemiano!). Bene, anzi male. Ho preso fiato e mi sono detta che non ci riusciranno. Perché la politica che hanno insegnato a me a sinistra serve per cambiare il Paese non per battere il nemico interno. E sappiatelo dalla Liguria è partita la guerra ma dalla Liguria ( dove il vento arriva prima ….) partirà la resistenza al collaborazionismo populista ( camuffato da sinistra pura)”.

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Nel frattempo è’ ricominciata la manovra per marginalizzare Regazzoni. Prima la bambola gonfiabile o sgonfiabile con le fattezze di Borzani, poi, estremo rimedio, il refrain sulla figura di Regazzoni come candidato di destra, emulo in loco del Tycoon Donald Trump. Facile la risposta del popfilosofo che da tempo chiede il rispetto delle quote per i profughi. Indirizzo ribadito anche dall’ultimo ministro degli interni Marco Minniti, che ricopre il dicastero del governo Gentiloni e parrebbe finalmente aver sdoganato anche a sinistra la parola sicurezza. Piccatissima la risposta di Regazzoni a Marco Preve, autore dell’articolo su Liguri Tutti “Vede Marco Preve quando lei fa il comico usando bambole gonfiabili o altro io apprezzo. Quando invece prova a fare il giornalista ho qualche perplessità. Dovrebbe, ad esempio, documentarsi, approfondire qualche dato. Così scoprirebbe che Genova ha superato quasi del doppio la quota di profughi (che lei confonde con i migranti) che può accogliere e che quindi non solo è ragionevole ma è doveroso dire che non possiamo accoglierne altri perché non saremmo in grado di integrarli. Anche a Milano è accaduto. Faccia uno sforzo. Vada a studiare il sistema delle quote. Quello che la destra contesta. Faccia questo sforzo e vedrà che avrà una qualche credibilità non solo come comico”. 

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Con Regazzoni che si permette anche un excursus, a titolo esemplificativo, della situazione d’Oltralpe “Con il prevalere di Hamon alle primarie del Ps, e la svolta verso la vecchia sinistra, il Partito socialista francese si candida alla scomparsa, mentre emerge quale unica vera novità politica nello spazio della post-sinistra francese Emmanuel Macron. Che ha capito benissimo (meglio di Renzi) quanto oggi sia difficile innovare dall’interno un vecchio partito socialista novecentesco, e ha giocato fuori la carta dell’outsider. In modo diverso ma non troppo anche in Italia nel Pd si sta giocando una battaglia analoga. Si tratta di entrare nell’era della post-sinistra e questo non può avvenire senza lasciarsi alle spalle (senza alcun rimpianto politico) qualcosa che ha ormai perso il rapporto con l’attuale dinamica di trasformazione storica. Chi oggi si preoccupa dell’unità del partito non ha capito nulla. Non contano né l’unità né il partito in sé. Conta una nuova identità politica e chi saprà incarnarla. Ad ogni costo”. 

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E voglio chiudere qui riproponendo quell’immagine emblematica e triste dell’uomo solo su una panchina di un parco, in mezzo alle tenebre e alla nebbia che incalza. Che utopisticamente aspetta, indomito, che torni a sorgere il sol dell’avvenir. Illusione di un ritorno al futuro.

A cui allego un messaggio di speranza, per il Pd nostrano.

Vita con Lloyd

Lloyd, ma questo problema è enorme”“Direi di sì, sir”

“Ma come ho fatto a non accorgermene? È grosso come una casa!”
“È normale, sir. Quando i problemi diventano troppo grandi può capitare di smettere di vederli davanti e iniziare a viverci dentro”
“Capisco, Lloyd, ma ora come lo affronto?”
“Direi un passo alla volta per raggiungere la porta d’uscita, sir”
“Fai strada, Lloyd”
“Con molto piacere, sir”

Il Max Turbatore

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