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Quer pasticciaccio brutto de via Maragliano

Non so se il professore a contratto  di estetica della facoltà di filosofia di Pavia annoveri fra le sue doti anche quelle premonitorie, o del sensitivo, oppure – che sarebbe addirittura peggio – sia addentro ai segreti della Santeria e delle macumbe. Risvolti che, almeno un po’, lo avvicinerebbero, si fa per dire, all’autoesiliato di Ponte Trebbia, cercatore di funghi e di accordicchi dell’ultima ora. Mi è venuta in mente la cosa scorrendo gli ultimi post del profilo social del popfilosofo che, una volta di più aveva, denunciato l’obbrobrio di quei tonni a testa in giù in una rotonda di Molassana. Arredo curioso, soprattutto perché così lontano dal mare, ancorché non abbia, almeno per ora, stimolato l’acuta fantasia di Tiler. Tanto curioso e improbabile, il monumento ittico, da essere soprannominato dalla vulgata il suicidio dei tonni. Tonni suicidi, per la lontananza dal mare, affogati nei fumi tossici di una arteria ad alto scorrimento. L’immagine e la campagna per la rimozione dei semi-pesci bronzei, del professore, che non a caso insegna estetica, riletta a misfatto avvenuto, non puo’ non puzzare, come il l’esce, che puzza dalla testa, di presagio. Visto che, proprio in zona, a Ca’ de Pitta, poche ore dopo abbiamo assistito al suicidio politico dell’assessore allo sviluppo economico Emanuele Piazza, ultimo di una lunga serie di papabili a succedere all’uscente sindaco marchese Marco Doria.

emanuele piazza

Per Emanuele Piazza sembrava veramente fatta. Persino l’ex governatore Claudio Burlando era sceso a Genova riaprendo i suoi uffici de il “Maestrale” per dare l’ok a tutta l’operazione che aveva visto indaffarati Lunardon, Basso, Rossetti e Terrile. Ai margini erano rimasti Mario Margini, omen nomen, e Mario Tullo. Ma tutto sommato nemmeno a loro sarebbe dispiaciuto mettere la parola fine a tutta la querelle che aveva visto come protagonista il popfilosofo intento a tirarli per la giacca mettendo quotidianamente in piazza, una per una, tutte le contraddizioni dei loro incontri da dinosauri al caldo dei salotti-caminetti. Il risultato, in fondo sarebbe stato raggiunto entro breve. Niente primarie, candidato unitario e primi passi verso una probabile alleanza con Rete a Sinistra di Gianni Pastorino. Impossibile, mi si perdoni il gioco di parole, l’accordo con Possibile di Civati, intenzionato almeno in prima battuta a presentare un proprio candidato nella persona dell’ex sindaco di Bogliasco e parlamentare Luca Pastorino. Mancava solo il passo indietro del marchesino Doria, probabilmente già previsto, con rullo di tamburi, squilli di trombe e campane a festa, per l’appuntamento genovese con l’ex sindaco arancione di Milano Giuliano Pisapia. In quell’occasione Doria sarebbe uscito di scena prendendosi, magari il merito di grande tessitore e benedicendo l’accordo e la convergenza proprio sul suo pupillo Emanuele Piazza. Invece ci si è messa di mezzo una sorta di incontinenza propagandistica perche’, probabilmente, l’assessore avrebbe preteso – come lancio per l’avvio della sua campagna elettorale – di essere ricordato come l’uomo che aveva firmato il trasloco dei grossisti ittici dal mercato del pesce di piazza Cavour a Ca’ de Pitta. Operazione che probabilmente avrebbe richiesto qualche preliminare in più e qualche ulteriore incontro con la categoria, anche se del trasloco si parla ormai da una quindicina di anni. Senonche’ Piazza ha voluto accelerare i tempi proprio per poter disporre di un inizio di campagna elettorale scoppiettante, rimanendo poi vittima della sua ingordigia. Ne è nata una protesta diffusa e l’assessore ha effettuato una rapida marcia indietro. Insomma quei tonni suicidi, nelle vicinanze di Ca’ de Pitta, qualora rimangano così a capofitto nel selciato, saranno imperituro ricordo del suicidio politico di Piazza e dei suoi mentori.

Rotonda Molassana tonni suicidi

Scatenato, ovviamente, l’autocandidato e autoconvocato alle primarie professor Simone Regazzoni, che sapientemente ha sgombrato il campo da possibili equivoci bacchettando i commercianti per gli insulti all’assessore, senza però poter fare a meno di annotare gli errori dell’amministrazione “Sono dispiaciuto per gli insulti all’assessore Emanuele Piazza da parte degli operatori. Le proteste devono sempre essere civili. Fatta questa premessa, però, mi chiedo come sia possibile che questa Giunta, dal Sindaco Doria agli assessori, non ne combini una giusta. Gli operatori hanno tutte le ragioni per protestare. Il problema parcheggi e logistica andava previsto. Auspico che la situazione sia risolta al più presto dall’assessore”. Concedendo l’onore delle armi a Piazza ma cogliendo l’occasione per mettere all’angolo sia il sindaco Doria sia il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile. “Doria ha usato parole vergognose verso gli operatori quando ha detto: “Quella degli operatori è una posizione pregiudiziale””. E ancora “SU CAOS MERCATO DEL PESCE TERRILE SUBALTERNO A DORIA NON ASCOLTA LA CITTÀ. Un comportamento politico serio e responsabile prevede altro. Bisognava prendere atto che sono stati commessi degli errori, almeno di non voler dare a intendere che improvvisamente gli operatori protestino per gioco. Bisognava spronare Doria e la Giunta a intervenire al più presto e senza spocchia per risolvere il problema. Bisognava ascoltare la città reale, i lavoratori e i loro problemi. Alessandro Terrile ha preferito, una volta di più, appiattirsi su Doria mettendo il PD in una posizione di subalternità e allontanando ancora di più il nostro partito dalla città. Bravo Terrile, avanti così verso le comunali”. 

simone-regazzoni

Perché – come dice Regazzoni – il fallimento di Doria, di Piazza il potenziale successore e conseguentemente di Terrile molto ha a che fare con la candidatura a sindaco.  Perciò il bombardamento continua ” Ma Alessandro Terrile, Segretario del PD, principale azionista di Doria, ha qualcosa da dire al Sindaco e alla città sulla disastrosa vicenda del mercato del pesce o è troppo occupato a costruire il perimetro dell’alleanza con Anzalone e a preparare tavoli con l’ex assessore  Morettini?”. E ancora, repetita iuvant, “IL PD DEI MARGINI-TERRILE-MORETTINI FA TAVOLI, INCONTRI AL VERTICE, MISSIONI ESPLORATIVE… NEL FRATTEMPO NEL “MONDO REALE”, A GENOVA, È IL CAOS DEL MERCATO DEL PESCE CHE DORIA NON HA SAPUTO GESTIRE… Mario Margini e altri esponenti del PD genovese, scrive il “Secolo XIX”, incontrano Luca Borzani e preparano grandi strategie…Il Segretario del PD Alessandro Terrile fa cose, vede gente, prepara missioni esplorative… L’ex assessore Massimiliano Morettini lancia tavoli nei quartieri, parla di palchi aperti a tutti e si improvvisa (con scarso successo, dicono) esperto di sanità ligure deliziando tutti con comunicati di enorme successo…Nel frattempo in una galassia parallela chiamata realtà e vita vera di Genova il Sindaco Doria, di cui il PD è azionista di maggioranza, combina un disastro colossale con il trasferimento del mercato del pesce a Ca’ de Pitta senza una adeguata logistica. Nulla da dire? Apriamo un tavolo? Ce li facciamo tirare i tavoli?” E il prode prof. Francesco Santosubito Gastaldi, dopo aver subdolamente sottolineato le difficoltà del Pd con un post indovinello ”  FINALMENTE IL PD GENOVESE SCENDE IN PIAZZA”, pone la pietra tombale su Terrile “Il segretario del PD genovese Terrile scatenato contro la potentissima lobby dei pescivendoli dice basta alle lobby genovesi!!!” Insomma, senza offesa per la categoria, la lobby dei pescivendoli e il suicidio dei tonni bronzei. O Piazza suicida su una rotatoria. Ce ne sarebbe abbastanza per un romanzo giallo, con suicidi e delitti. Arma dell’assassino lo stoccafisso tanto caro alle brigate nere. Cos, tanto  per rimanere in tema ittico. Titolo d’eccezione “Quer pasticciaccio brutto de via Maragliano” in onore a Carlo Emilio Gadda che ambientò il più noto dei suoi romanzi nella Roma fascista del 1927. Con il commissario della squadra mobile Francesco “Ciccio” Ingravallo, chiamato a risolvere il caso. E la soluzione del delitto che cambia di stesura in stesura, con un colpevole diverso ogni volta. Anche questo suonerebbe emblematico della confusione attorno e dentro al Pd, sugli occasionali colpevoli di questo omicidio-suicidio politico. Andrea Cevasco, sostenitore del centrodestra  e provocatore social gode e titilla ancora un po’ “Sono pagati per gestire Genova, ma vivono di improvvisazione. Neghittosi inetti, un po’ ingenui e distratti, creano ad arte disservizi pubblici. Se così non fosse, non si  capirebbe la storia di Genova”. 

luca-borzani

E comunque, in via Maragliano, fallite le grandi manovre, si ritorna sul pezzo. Ricomincia a tessere la sua tela Mario Margini, che insieme a Mario Tullo, riprendono a spingere sul presidente della fondazione palazzo Ducale Luca Borzani. Borzani in tempi non sospetti aveva ribadito in più occasioni di non essere disponibile, rimanendo comunque alla finestra. In un suo post Regazzoni lo aveva persino inserito, senza nome e cognome, ma riconoscibilissimo, nella sua cover di Quelli che. “Quelli che: “Mi candido, ma solo se corro da solo, se mi sostengono tutti, ‘dal basso’, se me lo chiedete per favore, ‘dal basso’, se mi assicurate che vinco, ‘dal basso’”. Poi è’ uscito dalle nebbie “In questi giorni la candidatura di Luca Borzani per il centro-sinistra assume sempre più peso. A differenza della vecchia guardia del PD, da Margini a Tullo, che preferisce consultazioni private con Luca, io amo la chiarezza dello spazio pubblico, non i caminetti della vecchia politica. La mia candidatura resta sul tavolo, naturalmente. E non verrà ritirata. Ma domani scriverò una lettera pubblica a Luca Borzani per dirgli cosa penso della sua probabile candidatura per il centrosinistra”. La lettera, comunque, non è’ ancora comparsa sulla sua pagina facebook. Pare che il popfilosofo si voglia gustare, senza al momento produrre altri danni, le difficoltà inaspettate con cui si sta misurando il segretario provinciale Terrile. Margini, Burlando e Tullo si stanno adoperando per convincere Borzani. Un presidente della Fondazione Palazzo Ducale che dopo aver raccolto unanimi consensi per il suo lavoro nel campo culturale è da una parte tentato di vedersi salutato come il possibile ed unico salvatore, ma, dall’altra, è comprensibilmente timoroso. Sa che nel caso tutt’altro che improbabile di sconfitta, si ritroverebbe solo e abbandonato come capro espiatorio di un fallimento. Borzani, a quel che si dice è un ottimo stratega e un buon calcolatore, oltre che abbastanza cauto per non dire un pelino timoroso. Ha tergiversato troppo attendendo il passo indietro di Doria – che ancora, comunque non si è verificato – perché non voleva fare la figura dell’ingrato. Ora si ritrova a passeggiare sulle macerie del Pd. I maligni dicono che se ci sarà la fumata bianca, finalmente inizierà a postare qualche foto a colori sul suo profilo social. Altrimenti continuerà a barcamenarsi nel suo mondo in bianco e nero.

Il Max Turbatore

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