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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/26 gennaio 2017

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

PRE-COG IN THE BUNKER – Response to reality

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Credo che il modo migliore per recensire un disco sia saperne il meno possibile e affidarsi esclusivamente alla musica. E così ho fatto per questo “Response to reality” degli ‘oscuri’, almeno per me, Pre-Cog In The Bunker. L’unico contatto con la band è avvenuto qualche giorno fa, quando Antonello Recanatini, che insieme a Miriam Di Sabatino forma questo atipico duo abruzzese, mi ha scritto su Facebook per girarmi gli mp3 del album, chiedendomi una recensione. Di solito, da buon da vecchio nostalgico, preferisco stringere tra le mani il supporto fisico quando si tratta di giudicare un disco, ma appena ho provato, per semplice curiosità, a dare un ascolto alla band, mi sono resto conto che non era proprio il caso di fare  il difficile. “Response to reality”, infatti, è uno di quei lavori che lasciano il segno e che, raramente, si ascoltano in questi tempi bui di pessimo rock italiano. I dodici brani dell’album sono un mix depravato e irresistibile di blues sporco e bastardo, garage vorticoso, surf ed elettronica casereccia. Come se dei Suicide, con venature pop, ccoverizzassero i Man Or Astroman? in salsa western. La voce di Antonello sembra registrata dentro la tomba di un marziano, le chitarre si perdono in mille effetti luridi e rumorosi e la batteria di Miriam pesta ritmi marziali e ossessivi senza un attimo di sosta. In brani come “On the run” e “Kraut Droid” si sente l’eco dei Velvet Underground, mentre “Nobody’s fault” è un rock’n’roll sintetico che arriva direttamente dalla viscere della terra. Insomma: un viaggio di sola andata lungo una via lattea (post) punk, a bordo di un razzo affollatto di cowboy. La chiusura dell’album è affidato alla ballatona “Silver”, cantanta da Miriam (e in coda anche da Antonello) come  se si trattasse del requiem di un vampiro in attesa dell’alba. Un disco davvero notevole. Diego Curcio

THE SMOKING BONES – The moods

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Se vi piace il rockn’roll chiassoso e bello tosto ecco la band che fa decisamente al caso vostro: gli Smoking Bones. Una band che bada molto alla sostanza e che, sin dalle prime note di questo ep appena uscito su Area Pirata, mette immediatamente le cose in chiaro, grazie a un sound robusto e metallico, con richiami al grunge e all’hard-rock. Quattro pezzi granitici e registrati in modo impeccabile, che, per chi è abituato alle uscite della label toscana, ha un non so che di esotico, ma dannatamente eccitante. I numi tutelari sono Turbonegro, Hellacopters e tutto quel rock’n’roll scandinavo che ha infiammato gli Anni Novanta. Musica spessa e divertente, per una manciata di pezzi da sentire a volume da denuncia. Diego Curcio

TALES OF KALEDRINA – Iscariot

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Eccellente debutto, questo dei Tales of Kaledrina. Il gruppo di Genova – ma, forse, sarebbe corretto parlare più di un progetto – è composto da sette ottimi musicisti, molto preparati sotto il profilo sia compositivo sia tecnico-esecutivo. Iscariot si articola in tredici tracce, dall’ispirazione astronomica ed esoterica (come lo splendido artwork conferma pienamente). La musica è varia e molto moderna: un post rock elettronico, che alterna riusciti episodi ambient ad altri di prog spaziale pinkfloydiano e di dark wave anni Ottanta, filtrati tuttavia in maniera personale, attraverso una sensibilità artistica di classe e molto attuale. I Tales of Kaledrina puntano infatti sulla creazione di atmosfere evocative e suggestione pare essere la parola d’ordine di tutto il lavoro. I pezzi di Iscariot presentano una valida ricerca timbrica e una grande cura per il suono, in ogni sua declinazione. Tra i brani che ho gradito maggiormente: la stupenda iniziale Ghost Ballad, le siderali Aldebaran e Cosmic Dementia, nonché Erased Song, la crimsoniana Fractured, la cosmica Andromeda Strain e la conclusiva Chernobyl Luna Park, ma tutto il disco è compatto ed uniforme, assestandosi su ottimi livelli. Colpisce il taglio minimale, eppure densissimo di spunti, delle diverse composizioni. Un grande lavoro, come sempre in questi casi, viene fatto con tastiere e sintetizzatori: il paesaggio sonoro creato non è comunque di tipo solo semplicemente futuristico, ma trasuda una ricerca emozionale notevole. Davide Arecco

JOHN ABERCROMBIE QUARTET – Up And Coming

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A quattro anni dal precedente “39 Steps” il ‘nuovo’ quartetto del chitarrista statunitense torna con un album che conferma la formazione – Marc Copland al pianoforte, Drew Grass al contrabbasso e Joey Baron alla batteria – e soprattutto l’eccellente riuscita musicale. Otto brani per un totale di 48 minuti (il titolo esce anche in lp confermando il ritorno dell’ECM al vinile), cinque a firma di Abercrombie, due del pianista di Philadelphia e una rilettura di “Nardis”, il brano scritto da Miles Davis per Cannonball Adderley nel 1958 e curiosamente mai registrato dal trombettista (nonostante la nonchalance con cui firmasse i brani e benché il titolo sia legato storicamente alle interpretazioni di Bill Evans, sembra che questa volta la scrittura sia da attribuire proprio a Miles). La lunga digressione intorno a “Nardis” è giustificata dal fatto che proprio in quel titolo si evince al meglio, l’universo musicale di riferimento, proprio quello di Evans (al quale si può aggiungere Jim Hall, evidente ispirazione per la chitarra di Abercrombie); il perfetto interplay tra i quattro musicisti chiude perfettamente il cerchio per un disco che necessita almeno di qualche ascolto per riuscire a coglierne la bellezza e la più intima essenza. Danilo Di Termini

GIULIANI/BIONDINI/PIETROPAOLI/RABBIA – Cinema Italia

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Immaginiamo già il sopracciglio inarcato e la pre-critica innescata: “ma come, un altro disco di “jazz italiano” dedicato alle colonne sonore del cinema della Penisola?”. Spesso maneggiare profili melodici già di per sé perfetti come quelli di Nino Rota e Ennio Morricone può rivelarsi un boomerang avvelenato. Dando vita a creature sonore leziose ed inutili. Pericolo non solo scampato, qui, ma poeticamente risolto lasciando respirare la musica originale senza accanimenti improvvisativi, al contempo non dimenticando mai di intervenire qua e là per cercare angoli nascosti nelle pieghe di soundtracks anche molto noti. E poi c’è il gioco dei timbri di una squadra tutta stelle: a cominciare dalla superba interazione tra la fisarmonica di Luciano Biondini, un folletto imprevedibile e i sassofoni di Rosario Giuliani, la perentoria affidabilità del basso di Enzo Pietropaoli, l’inventiva a getto continuo di Michele Rabbia percussionista funambolo discreto ed efficace. Quindi, anche se certi temi li avete ascoltati un milione di volte, fate un milione e uno: senza ripensamenti. Guido Festinese

IL DIARO

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Diario del 26 gennaio 2015
La guerra dell’angolo. Questa mattina i due contendenti (Tabletman e Quasimodo) erano posizionati vicini a contendersi l’angolo del palazzo; Tabletman, indifferente, continuava col suo lavoro, destra sinistra, alto basso; Quasimodo pativa la situazione, guardava in cagnesco l’avversario, pronto a riconquistare l’angolo. Quando arrivo io, Quasimodo abbandona la lotta, per non darmi l’impressione di essere lì ad aspettarmi. Pensavo che Tabletman non l’avesse nemmeno notato, invece ecco che appena il rivale sparisce su per via San Vincenzo, lui chiude il tablet e se ne va: ha vinto.
Io apro il negozio e chi è il primo cliente ad entrare? Marcello/Andrea/DuranDuran, “Ciao Marcello, visto che non rispondi più al telefono, sono venuto di persona. Mi mancano questi dischi dei Duran”, foglietto con quattro titoli (sono più di vent’anni che compra solo i Duran, come fa a non averne quattro?), “E mi raccomando tienimi quello nuovo che sta per uscire”.
Una signora si rivolge a Dario, “Cerco Stivaletti rossi, quella canzone della figlia di Sinatra”, “Mi perdoni signora, non sarà questa?”, e le fa sentire su spotify “These Boots Are Made for Walkin’”, “Sì, sì, è questa, ma mi interessa solo la canzone, la altre non le conosco”.
In mattinata entra un settantenne, “Senta una cosa, mia mamma è morta e purtroppo mio papà era già morto (insomma un “giovane” orfano), nella cantina ho trovato un sacco di dischi di quelli grandi 78giri, con opere e incisioni di Caruso…”, lo interrompo subito, “Non ci interessano”; la cosa non lo preoccupa, dai discorsi capisce che i presenti in negozio sono tutti della sua stessa fede calcistica, abbandona i dischi e per cinque minuti s’immerge nel Bar Sport di Disco Club.
Ai primi del mese una signora mi aveva chiesto un cd di Minghi, oggi torna, “Le è arrivato Minghi?”, “No, non ho niente”, “Adesso lo conosce?”, mi chiede aggressiva, io, perplesso, “Sì”, lei agitata, “L’altra volta non lo conosceva”, “Avrà chiesto a qualcun altro”, lei ancora più arrabbiata, “No, a lei, a lei” e mentre si allontana sento che dice “C’era anche mio marito”.

LE PROSSIME USCITE

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Domani
MICHAEL CHAPMAN – 50
FOXYGEN – HANG
EITZEL MARK – HEY MR FERRYMAN
THE MOVE – MAGNETIC WAVES OF SOUND
XANDRIA – THEATRE OF DIMENSIONS
JULIE BYRNE – NOT EVEN HAPPINESS
NICK OLIVERI – N.O. HITS AT ALL – VOLUME ONE
KROKUS – BIG ROCKS
CREAM – FRESH CREAM SUPER DELUXE
KREATOR – GODS OF VIOLENCE
MUSICA NUDA – LEGGERA

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 BRUNORI SAS – A CASA TUTTO BENE
2 BAUSTELLE – L’Amore E La Violenza
3 BRIAN ENO – REFLECTION
4 ROLLING STONES – BLUE & LONESOME
5 MANNARINO – APRITI CIELO
6 THE BAND OF HEATHENS – DUENDE
7 MINA CELENTANO – LE MIGLIORI
8 THE XX – I SEE YOU
9 LEONARD COHEN – YOU WANT IT DARKER
10 FLAMING LIPS – OçZY MLODY

 

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