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Ittico, il consorzio di Ca’ de Pitta conferma il “no” alla doppia uscita a servizio del mercato del pesce. Verso la rottura totale tra i commercianti e il Comune

di Monica Di Carlo

La notizia sta in fondo all’odierno comunicato del Comune a proposito del pasticciaccio-mercato ittico: <È stata valutata la possibilità di utilizzo di un’eventuale uscita su piazzale Bligny per gli autoarticolati che entrano nel mercato ittico qualora, al termine di una effettiva e corretta sperimentazione, si denotino particolari criticità nell’attuale disposizione infrastrutturale – recita la nota -. Tenuto conto della configurazione della circolazione, il presidente Ballauri ha riferito di non poter rendere disponibile il passaggio nella parte del compendio di competenza del Consorzio degli operatori del mercato delle carni>. Il presidente Ballauri è Gigi Ballauri, presidente, appunto, del consorzio Ca’ de Pitta che ha in gestione la struttura fino al 2030 e al quale l’amministrazione comunale si deve riferire per ospitare i grossisti ittici sfrattati da piazza Cavour dove la struttura non può più avere l’agibilità. Come dire: “Ci abbiamo provato, eh, ma proprio non hanno voluto”. La notizia, in realtà, è una non notizia perché non si capisce cosa possa essere cambiato da lunedì sera quando, in zona Cesarini, il rappresentante del consorzio ha firmato la convenzione col Comune chiarendo che il fatto che le attività risultassero separate era conditio sine qua non perché apponesse la fima. I grossisti di carne che sono riuniti nel consorzio, infatti, com’è noto a Tursi, non avrebbero mai aderito alla richiesta del Comune se non fosse stato garantito l’accesso separato e il divisorio costruito con grate e new yersey tra le aree delle une e le altre attività. Gli investimenti multimilionari fatti fino ad ora per far funzionare al meglio una struttura che ne ha già passate tante dal momento della realizzazione sulle ceneri dei vecchi macelli, ad esempio due devastanti incendi, consigliano la massima attenzione per non compromettere l’operatività e i patti erano chiari sin dall’inizio: l’ittico sarebbe stato ospitato solo se non ci fosse stata commistione tra il traffico diretto ai grossisti di pesce e quello relativo all’attività preesistente.

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Intanto stamattina grossisti e dettaglianti del mercato del pesce hanno lasciato vuoto il mercato. Si sono organizzati altrimenti utilizzando i magazzini dei grossisti, come hanno deciso ieri sera, dopo le 20, al termine di un’estenuante giornata cominciata col disastro primo giorno di trasferimento che ha messo in luce, sostengono l’inadeguatezza della struttura della Valbisagno dove, spiegano, le auto dei dettaglianti non ci stanno, non tutte assieme e assieme ai camion che riforniscono i grossisti. Non lo sapevano prima di entrare? Perchè hanno accettato di traslocare sapendo che lo spazio non sarebbe bastato? Perché non l’hanno detto prima? Per dirlo, lo avevano detto, giovedì scorso, al momento dell’ultimo sopralluogo. Forse non avevano capito (o non gli è stato spiegato nei coretti termini, chissà?) che il “no” del consorzio Ca’ de Pitta alla condivisione degli accessi era granitico e inappellabile sin dall’inizio.

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Ora la città è divisa in due, tra quelli che sostengono che grossisti e dettaglianti del mercato del pesce tirino la corda per ottenere chissà cosa (al mercato di piazza Cavour non si può più tornare perché la Asl non consente altre proroghe e una soletta sta letteralmente crollando a causa di maldestri lavori fatti tempo addietro). I grossisti, tra l’altro, sanno benissimo che i mercati all’ingrosso comunali non sono più un obbligo da diverso tempo e che Tursi potrebbe, semplicemente sfrattarli. Il rovescio della medaglia sarebbe un ritorno d’immagine negativo non certo auspicabile a pochi mesi dalle elezioni comunali, ma non certo peggiore di quello ottenuto ieri a causa della protesta. I venditori di pesce all’ingrosso e al dettaglio non ne hanno sbagliata una in termini d’immagine. Hanno evitato il corteo con i furgoni per non infastidire i genovesi con problemi di viabilità. Hanno tenuto bassi i toni evitando (quasi) sempre ai tipici insulti-slogan da manifestazione persino quando, con una manovra diversiva, l’assessore al Commercio Emanuele Piazza ha guadagnato quasi in punta di piedi la porta della Camera di Commercio dove si stava tenendo il confronto sulla spinosa questione per raggiungere poi, ad ampie falcate, Palazzo Tursi dove lo aspettava il Sindaco.

Marco Doria, nel frattempo, in consiglio comunale dava la sua personale lettura della protesta.
Eccola, secondo il report dell’Ufficio stampa del consiglio comunale.

Il sindaco ha ricordato l’iter che ha portato all’individuazione del sito di Ca’ de Pitta, e ha poi osservato che alcuni giorni di rodaggio erano del tutto prevedibili e sarebbe stata auspicabile una grande disponibilità da parte di tutti. Invece oggi – ha continuato Doria – alcuni hanno deciso che il mercato subisse uno sbarramento all’ingresso del piazzale dove dovrebbero entrare i mezzi. Quindi il rodaggio non è neppure partito. Peraltro, il piazzale può ospitare una settantina di mezzi, mentre i parcheggi regolari nella vecchia sede di piazza Cavour erano solo una quarantina. Inoltre, per aumentare la capacità di sosta il Comune è disponibile a creare immediatamente una corsia dedicata, nelle ore del mattino, lungo via Adamoli; altri posti auto potranno essere recuperati nell’edificio attiguo al piazzale, che ospitava le stalle del macello.

I dettaglianti non hanno accettato sin dall’inizio la turnazione per gli acquisti con attesa nella corsia dedicata. Chiaro che chi arriva per primo si accaparra la merce migliore, ma tendenzialmente paga di più che a fine mattinata. Poi, in realtà il piazzale di mezzi ne può ospitare 60, col piccolo problema che se deve uscire il primo devono uscire anche l’ultimo e tutti quelli in mezzo. Col problema che se deve girare uno dei mezzi che riforniscono i grossisti quando ci sono i mezzi dei dettaglianti non può farlo, come pare più che evidente dalla foto sopra. Quanto ai posteggi a Cavour, la lettura del Sindaco risulta strumentale, perché è noto a tutti che lì i camion grandi giravano sulla viabilità ordinaria e non erano ingabbiati in un cul de sac come in Valbisagno. Il conteggio di Doria, tra l’altro, non tiene conto di tutti i posteggi riservati su corso Saffi che arrivavano quasi all’altezza di piazza Ortiz e certamente allo svincolo per la discesa verso la Marina, ma solo di quelli attorno al mercato. Inoltre, la corsia di piazza Cavour direzione levante più vicina alla struttura veniva chiusa ogni notte alla viabilità e ospitava altri fugoni. Non era la soluzione ottimale, certo, ma ci stavano tutti.

Anche il presidente della Regione, Giovanni Toti, nell’ansia di approfittare della contestazione alla giunta comunale ha detto la sua: <In una grande città di mare, con un grande porto, dove si colloca il nuovo mercato del pesce? Se la città si chiama Genova… ovviamente nell’entroterra!!! Credo si potesse escogitare qualcosa di più coerente>. Peccato che l’85% del pesce commercializzato all’Ittico non arrivi dal Mar Ligure. la percentuale si riduce quasi al lumicino se si considera quello consegnato da pescatori genovesi con base alla Darsena, gli unici che non devono prendere la’utostrada per arrivare a Cavour. Peccato anche che uno dei più grandi mercati del pesce d’Italia sia a Milano, dove più che l’Idroscalo e i Navigli non hanno.

Più concreti gli assessori regionali Edoardo Rixi (attività economiche) e Stefano Mai (agricoltura e pesca).

<Ci siamo resi disponibili a valutare soluzioni diverse dal trasferimento e a mettere in campo anche le risorse del Feamp, il fondo europeo per gli affari marittimi e per la pesca, per ridare vita alla storica sede di piazza Cavour, che, a due passi dal mare e dal Porto Antico di Genova, rappresenta una collocazione naturale e di grande appeal turistico che si sarebbe potuto già sperimentare nel contesto dell’ormai prossimo Slow Fish, ma, vista la chiusura decisa dal Comune, non potrà concretizzarsi nell’edizione 2017, oramai alle porte. Dispiace riscontrare che il Comune non abbia mai valutato l’ipotesi di recupero dell’immobile tramite una ristrutturazione funzionale al mercato, investimento che sarebbe stato interamente a carico degli operatori del settore e di salvare la sede storica che rappresenta un pezzo di storia importante nella filiera ittica locale>.

mercato del pesce, mercato ittico

Per amor di verità c’è da dar nota del fatto che da almeno 15 anni il Comune cerca di convincere i grossisti a spostarsi oppure a investire per la messa a norma di piazza Cavour. Sempre con scarso successo. Una quindicina di anni fa fu presentata un’idea progettuale da realizzare al centro del ponte elicoidale, ma alla fine, nel corso della sdemanializzazione, l’area fu destinata diversamente. Tra i grossisti, poi, c’è sempre stato chi era disposto ad investire e chi non ne ha mai voluto sapere. Ora i grossisti sembravano interessati a investire davvero, facendo del mercato, una volta rinnovato, una struttura polivalente, a metà tra ingrosso e ristorazione, naturalmente a base di pesce. Per i lavori, una delocalizzazione delle imprese sarebbe stata comunque necessaria. Teoricamente, la sistemazione a Ca’ de Pitta potrebbe essere solo temporanea. A metter mano alla partita, però, sarà certamente la prossima giunta perché ora non c’è più tempo.

In realtà un accordo tra giunta Doria e grossisti era già stato trovato qualche anno fa. Archiviata la proposta del suo predecessore Gianni Vassallo (che puntava proprio su Ca’ de Pitta), fortemente osteggiata dai commercianti più meno per le stesse ragioni per cui oggi protestano, l’allora assessore Francesco Oddone aveva raggiunto un’intesa per la costruzione di un mercato ex novo in via Sardorella, proprio all’uscita del casello autostradale di Bolzaneto, accanto ai mercati generali. A pagare sarebbero stati proprio i grossisti. L’area, però, è stata poi utilizzata per i cantieri del Terzo Valico e non se ne fece più nulla.

Insomma, le ragioni non stanno tutte da una parte e il pasticciaccio è un combinato congiunto di torti, lungaggini, resistenze e pessima gestione del trasloco. Tutt’altra cosa fu quello del mercato ortofrutticolo da corso Sardegna a Bolzaneto che fu concertato in tutto e per tutto dal Comune (allora l’assessore competente era Mario Margini) con gli operatori che investirono 15 milioni di euro (5 per le finiture del mercato e 10 per gli allestimenti dei nuovi banchi) e che ora partecipano alla società di gestione.

Ieri sera il Comune ha tentato la forzatura. Nonostante la lunga giornata di protesta e confronto, in un comunicato inviato alle 21 faceva sapere che

Domani il Mercato ittico all’ingrosso nel complesso di Cà de Pitta in via Adamoli/piazzale Bligny sarà aperto e a disposizione degli operatori. Come si ricorderà, il Comune aveva individuato – dopo un lungo, articolato e costante confronto con gli operatori, svoltosi in sede di Camera di Commercio – una soluzione adeguata che presenta tutte le caratteristiche per condurre le attività nel pieno rispetto delle regole di igiene e di sicurezza, ciò che non era più consentito nella sede di piazza Cavour. Per venire incontro alle ulteriori esigenze prospettate nel corso degli incontri effettuati nella giornata odierna con gli operatori, è stato deciso di aumentare già da domani il numero dei parcheggi a disposizione dei dettaglianti – da 59 a 85 – e di anticipare, così come da loro richiesto, l’orario di ingresso nella struttura – dalle ore 4.30 alle ore 3.30.

Ma la struttura è rimasta vuota. I grossisti, in accordo coi dettaglianti, hanno deciso ieri sera, dopo aver rimodulato diverse volte il tipo di protesta da portare avanti, che lavoreranno utilizzando i loro magazzini per smaltire la merce già ordinata. Da lunedì tutti insieme daranno il via alla protesta che si concretizzerà certamente nell’impossibilità per i consumatori di trovare pesce da acquistare e probabilmente in iniziative di protesta simile a quelle dei mesi scorsi.

 

Tursi ricorda che <nell’impianto di Cà de Pitta sono stati realizzati, tenendo conto anche delle esigenze manifestate dai commercianti, importanti interventi di adeguamento funzionale per un importo complessivo di circa un milione e 200 mila euro>. Soldi pubblici. Bisognerebbe davvero capire se gli operatori al dettaglio hanno avuto davvero la possibilità di avere voce in capitolo e se siano stati informati del fatto che non c’era, come non c’è mai stato, spazio per una trattativa sulla modifica alla viabilità interna.

Stasera Tursi ci riprova.

Confermato l’anticipo dell’orario di apertura, alle 2 per i grossisti e alle 3.30 per i dettaglianti, e l’aumento del numero di parcheggi a disposizione dei dettaglianti, passati da 59 a 85, prosegue regolarmente l’apertura del Mercato ittico all’ingrosso nella nuova sede di via Adamoli/piazzale Bligny.

È molto improbabile, però, che (soprattutto alla luce della conferma della mancata disponibilità del consorzio) grossisti e dettaglianti ittici se ne tornino a capo chino a Ca’ de Pitta. È molto probabile, invece, che la vicenda vada a pesare ancora per parecchio tempo sulla campagna elettorale. Non basteranno le dichiarazioni del segretario Pd Alessandro Terrile (<Piena solidarietà all’assessore Emanuele Piazza che senza tante chiacchiere lavora (e non da ieri) per restituire dignità e funzionalità al mercato ittico all’ingrosso>) a salvare l’immagine di Tursi in questa vicenda complessa, piena di contraddizioni e con torti e ragioni distribuite, ma gestita dall’amministrazione senza temere in alcun conto che le proteste a camagna elettorale già cominciata pesano come macigni.

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