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Questione di scarpe e di…. terga

Diceva il proverbio, antico e, a quanto pare, veneto: “A voler tenere il culo su due sgabelli si casca. A voler tenere il piede in due scarpe ci si rimette”. Detto buono per ogni stagione, vissuta opportunisticamente senza scelte di campo ben definite. Cucito addosso per le nostra politica di Scilipoti e Verdini e poi giù sino agli Anzalone di turno. Riferito ai voltagabbana per tornaconto che promettono mirabolanti accordi tutti a sinistra con Possibile e Rete a Sinistra e poi deviano, chissà perché, sul centro con Progresso ligure, Percorso Comune, Idv, Socialisti e Centro democratico. Come a fare il verso alle celebri parole di Guccini nella Genesi che fa dire a Dio “ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra… non sono un socialdemocratico anch’ io? avanti al centro contro gli opposti estremismi!”. Certo che, facendo seguito a queste parole del vate di Pavana, Alessandro Terrile e Michele Malfatti avrebbero veramente mano libera. Annota il professore di urbanistica e politologo Francesco Gastaldi sulla aula pagina social “Al ristorante Europa di Galleria Mazzini a Genova all’ora di pranzo si registra una maggior presenza di politici ed ex politici, vuol dire che la macchina delle elezioni comunali si sta mettendo in moto …” E poi ancora “Sul tema delle alleanze, il PD intanto si muove: dopo aver incontrato Progresso ligure (che fa capo a Stefano Anzalone), gli Idv e i Socialisti, la prossima settimana il duo Terrile-Malfatti incontrerà Percorso Comune e Centro democratico …”. Piccoli passi, insomma, in attesa di presentarsi al cospetto di Possibile e di Rete a Sinistra con qualche cosa di grosso in mano (del tutto sgraditi sottendimenti scurrili n.d.r.)  all’abbinata Terrile-Malfatti. 

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Eppero’, stufo di questo tran tran della politica, perché, come se non bastasse, sugli altri lidi non tira nemmeno un refolo di vento, ho deciso di focalizzare la mia attenzione sul gossip. Mi ha soccorso la dottoressa Susy De Martini, medico, specializzato in neurologia, in passato docente presso la Pensylvania University di Philadelphia, tornata alla docenza in Italia con la legge del rientro dei cervelli, deputata europea nella VII legislatura per poco più di un anno quando subentro al senatore Mario Mauro. Isabella De Martini, più nota come Susy e’ personaggio poliedrico. Sale agli onori delle cronache politiche con il suo mentore Lamberto Dini, come coordinatrice regionale dei liberal-democratici. Nel 2001 era stata nominata responsabile degli eventi collaterali del G8. Nel 2009 viene candidata nel PdL alle europee nella circoscrizione nord ovest ma si scontra con il plenipotenziario ligure Claudio Scajola accusato di voler favorire, su ordine di Berlusconi, l’infermiera milanese Licia Ronzulli. Risulta prima dei non eletti, piazzamento che gli permettera’ poi di entrare a Strasburgo in sostituzione di Mario Mauro ex ministro della difesa del governo Letta, eletto senatore nel 2013 nella lista di Monti. Nel frattempo ha scatenato fulmini e saette sul coordinatore Scajola e soprattutto su Berlusconi, e contro le “131 donne del cavaliere” accusandolo di aver favorito Iva Zanicchi, Licia Ronzulli, e Clemente Mastella. Nel 2010, in aperta polemica, costituisce un suo partito che chiama Forza Liguria inserendosi nell’ambito del centro destra. Poi si schiera a sorpresa con la lista civica di Claudio Burlando che corre per la rielezione a governatore, ergendosi ancora una volta contro Claudio Scajola e il conflitto d’interessi. Nel frattempo, salita sul carro di Don Andrea Gallo, rievocando le violenze del G8 genovese denuncia presunti appalti truccati per le opere del 2001. Poi, non contenta, nel 2012 si presenta come candidato sindaco nella lista di Francesco Storace “La destra”. Sposata con l’ex generale della Guardia di Finanza Castore Palmerini, incappato, insieme alla moglie, nell’inchiesta giudiziaria del procuratore capo di Chiavari Franco Cozzi su Tributi Italia. Nel 2015 Isabella-Susy, neuropsichiatra, definita effervescente frequentatrice dei salotti genovesi, torna agli onori delle cronache per una denuncia al comandante di un Traghetto Tirrenia sul quale la De Martini svolgeva le funzioni di medico di bordo, accusato di galanterie eccessive e ripetute nei suoi confronti… con tanto di mano morta. Circostanza che la Susy non smentisce ma minimizza. “Se così fosse stato avrei saputo metterlo al suo posto”. La Susy – come vi dicevo – per Genova 3000, recentemente, ha redatto un gustoso articolo sulle scarpe – chi meglio di lei, visto quante ne ha calzate, fra alterne fortune – ricorrendo anche alla sua nota esperienza come neuropsichiatra. 

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L’articolo dal titolo “Dimmi che scarpe usi e ti dirò chi sei” traccia una mappa tutta al femminile, accostando la foggia della calzatura preferita alla personalità del soggetto che l’indossa “Qual è la vera ragione di questa attrazione fatale fra noi e le nostre scarpe, e quali sono le differenze, a livello psicologico, fra chi predilige una ballerina, un sandalo o uno stivale? Freud ha dimostrato come la scarpa sia un importante simbolo sessuale, e ci ha  spiegato anche il vero significato nascosto di una delle favole più famose: Cenerentola. La bella fanciulla perde la sua scarpetta nel bel mezzo di un ballo e scendendo di corsa una scalinata… Fantasia della perdita della verginità stessa: ella, infatti, smarrisce la scarpa/verginità al punto saliente dell’eccitazione sessuale, allo scoccare della mezzanotte! D’altra parte l’espressione “fare le scarpe a qualcuno” significa prevalere, essere superiore, ossia, a livello psicologico, avere controllo del suo piede/pene. Inoltre, ben prima che Freud elaborasse le sue teorie, era in uso presso alcune tribù aborigene il seguente rito : “…riprendere l’anima smarrita di un uomo per mezzo delle sue scarpe e restituirgliela facendogliele calzare…”. Quindi, i primitivi associavano inconsciamente il piede con l’anima, poiché questa si poteva “catturare” con le scarpe! E allora come sarà l’anima di una donna che si sente affascinante e a proprio agio indossando un bel paio di stivali? E quale è il segreto dello strepitoso successo di questa calzatura, sia esso un modello classico in pelle scura o di tendenza cow-girl, per non parlare dei lunghissimi “cuissardes”?”

E fornisce persino un illuminante elenco: “La donna “da stivale”, vuole sedurre a tutti i costi ma non solo, desidera anche dominare il proprio partner e instaurare con lui un rapporto altamente erotico. Questo tipo di donna ben sa, magari solo a livello inconscio, che un rapporto fatto solo di educazione e formalità non potrà mai essere erotico. Dunque la donna che predilige gli stivali non ha paura di mostrare le sue istanze sessuali affinché l’altro le soddisfi e non ha nemmeno paura del rifiuto, troverà altrove! Da segnalare, come eccezione, la donna che predilige i “camperos pitonati” in grado di allontanare anche l’amante più focoso. Che dire invece della donna “da sandalo” ma anche décolleté tacco 11? Affermo  che questo tipo di donna – fra le quali io stessa mi colloco – preferisce, invece, essere sedotta e svolgere quindi un ruolo più passivo. Spesso chi preferisce i sandali, o comunque le scarpe di tipo classico, risente molto di inibizioni morali e corre quindi un grave rischio: la morale nell’ambito dell’immaginario erotico non solo non ha diritto di cittadinanza ma non ha neppure diritto di passaggio! Infatti, quando una coppia si forma, ognuno dei partner deve manifestare le sue esigenze, affinché l’altro le soddisfi. Consideriamo per ultima la donna da “ballerina” ma anche da scarpa da ginnastica. Per questa simpatica amica vale la seguente considerazione: sicuramente esprime una personalità equilibrata, serena ed anche educata ma attenzione, l’eccessiva semplicità e normalità, potrebbe essere incompatibile con una sana carica erotica. Si racconta infatti di un pastore protestante che, come unico preliminare con la moglie, usava questa frase: “cara vuoi assumere, per favore, la posizione coniugale”. Educato, non c’è che dire, però la passione è un’altra cosa!”

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Già, la teoria delle scarpe che, come oggetto di abbigliamento, costituirebbero particolare chiarificatore sul soggetto che le indossa. Elemento non trascurabile, dunque, anche se il potenziale candidato sindaco del centro destra, il manager milanese di adozione ma di origini genovesi, Giancarlo Vinacci, in epoca non sospetta,  postava sicuro “nella vita non contano i passi che fai ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci”. Ecco… le impronte che lasci.

Mi sono chiesto nel contempo che significato dare alle sneakers chiodate da green di golf dell’altra potenziale candidata del centrodestra, Anna Pettene, la moglie di Edoardo Garrone, che sarebbe gradita al governatore Giovanni Toti, agli zoccoli bianchi da corsia della Licia Ronzulli, al décolleté elegante di Iva Zanicchi, alle stringate nere di Clemente Mastella. Ma confesso di essere profano in materia e lascio volentieri l’incombenza, magari per un prossimo articolo, alla dottoressa Susy De Martini.

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L’argomento è tipicamente e tecnicamente salottiero, da sviscerare in quei salotti radical chic ai quali abbastanza spesso fa riferimento il prof. Francesco Santosubito Gastaldi,urticante politologo, quando parla delle sezioni cachemire del Pd di Castelletto. Non tutte, per fortuna, si sollazzano sulla materia. C’è per esempio chi ancora, pur abitando in prossimità della Spianata, ha il mito delle periferie. Mi soccorre ancora una volta puntualmente Genova 3000 traendo spunto da un post di Margherita Mereto Bosso, giovane e bella compagna del consigliere regionale Giovanni Lunardon “Ci sono giorni in cui mi sento una privilegiata. Quando il sole che rimbalza tra i palazzi e il mare mi riempie il cuore. Quando il dolore intorno a me che inevitabilmente assorbo mi devasta e ho bisogno di luce per mantenermi solare per chi deve trovare sicurezza in un mio sorriso. Come oggi che cammino per l’oramai bellissima e florida Pra’, guardo i suoi nuovi spazi i suoi giardini i suoi colori, e penso che ho l’onore di avere tra gli amici più cari uno dei principali artefici della sua straordinaria ed emozionante trasformazione: Claudio Chiarotti. Fanculo chi fa propaganda sui nostri limiti. Genova e’ una città splendida. Cresciuta negli anni, con ancora tanti difetti e’ vero, ma con tanta voglia di migliorarsi. E amministrata sui territori da persone dal cuore puro e grande, che si fanno un mazzo tanto, spesso neanche gratis ma proprio rimettendoci (benzina telefono tempo..) per offrire alla loro comunità una vita dignitosa. Ecco io oggi cammino per Pra’ e me la guardo tutta, e sorrido, che ne ho bisogno anche io”. La Mmb, soprannominata ormai così’, dice Genova 3000 ” ha intonato un’ode poetica alla classe politica genovese. Messaggio distensivo e ottimistico in mezzo a tanto malumore e macerie. Forse sarebbe stato meglio, vista la sua duplice posizione nel partito mantenersi all’esterno della querelle, magari parlando dell’alimentazione vegana, come ha scelto di fare la sua collega di partito Sara Di Paolo. Ancora Genova 3000 “Sara Di Paolo, una giovane esponente del Pd locale genovese, che si era candidata alle primarie nel recente passato, scatenando anche una piccola polemica interna per il metodo interno della raccolta firme, come molte ragazze di sinistra del Nord Italia (dati Istat) è anche vegetariana, o forse vegana. Ormai è una moda contagiosa, sconsigliata dai medici e sopratutto dai pediatri e dai nutrizionisti, non a caso parecchi bambini figli di vegani (sono solitamente le donne ad esserlo, di ceto medio alto o laureato) sono stati ricoverati d’urgenza negli ospedali e i genitori arrestati per denutrimento. Nelle ultime settimane, la Sara Di Paolo ha iniziato a postare e condividere il pesto vegano, il cibo alternativo, eccetera. Della serie, anche a Genova, nella sinistra cittadina, questi temi sono sempre ricorrenti”. Già l’alimentazione vegana altro argomento principe dei salotti.

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Eppero’ un argomento da sottoporre ce l’avrei persino io. Mi è venuto in aiuto il solito provocatore appartenente all’area del centrodestra genovese Andrea Cevasco, alludendo ad una foto del lato B, per la verità affatto scultoreo, anzi cellulitico,  immortalato sui maxi manifesti di una palestra, apparsi in quantità sui muri cittadini. Manifesti contro i quali si è scagliata l’assessore – ma forse lei preferirebbe la si chiamasse assessora o assessoressa in Boldrini style – alla sicurezza Elena Fiorini. Vellica Cevasco “Il Lato B, della discordia. I BoldriVincenziani xeneisi lo vorrebbero censurare, Voi genovesi che ne pensate?”.

Spiegava il bravo Marco Preve su “La Repubblica “Scegli tu. Scegli tu cosa? Se avere il sedere grosso o piccolo? E perché no, se essere intelligente o cretina? Simpatica o antipatica? Colta o ignorante? Coraggiosa o paurosa? Sincera o bugiarda? Alcuni lettori hanno segnalato a Repubblica Genova i maxi manifesti pubblicitari di una palestra comparsi nelle strade di Genova. La scritta a caratteri cubitali dice “Scegli tu!” e a fianco un fotomontaggio di una donna di spalle: in alto il corpo snello con accanto la scritta “Fit”, in basso un sedere sovrappeso con la scritta “Fat”. Il messaggio è chiaro ed è tanto banale da meritare la parte più bassa di un qualsiasi lato B. Un manifesto che è stato percepito come un’offesa alle donne, alle molteplici idee e forme che compongono il variegato e complesso – e per questo affascinante – universo femminile, ma bisognerebbe aggiungere che forse quel manifesto è un’offesa unisex al buon gusto e all’intelligenza. E’ il parto di un pubblicitario – purtroppo è logico supporre che si tratti quasi certamente di un maschio – sulla cui pelle scivolano come olio questi anni di rivendicazioni delle donne, di discussioni e interrogativi sul femminicidio, su anoressia e altre forme di disagio che colpiscono le giovanissime, sui messaggi sbagliati degli spot, sui danni che può generare un uso distorto dei social media, le decine di iniziative dei gruppi Snoq (Se non ora quando), questi decenni di milioni di singole storie di emancipazione e successi professionali. Per il pubblicitario ingaggiato dalla palestra il mondo ruota attorno al lato B, e i lati B secondo lui devono essere solo di un tipo, non c’è spazio per la diversità di forme. Tutto questo avviene nell’indifferenza del Comune di Genova. Eppure qualche anno fa, con la precedente giunta di Marta Vincenzi, Tursi era intervenuta facendo rimuovere i cartelloni pubblicitari che mercificavano il corpo delle donne. Uno dei maxi cartelloni della palestra è collocato in via Cantore proprio sul retro del Matitone. Centinaia di impiegati del Comune, assessori, dirigenti, ogni mattina vedono il cartellone ma nessuno ha ritenuto che fosse una pubblicità offensiva per le donne”

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Prosegue Preve, parlando della fiera opposizione dell’assessore alla sicurezza  L’assessora comunale Elena Fiorini informata del caso ha commentato: “Il cartellone è effettivamente di pessimo gusto e offensivo e confesso di apprendere ora della sua esistenza. Le regole per l’affissione nel Comune di Genova sono le stesse da anni: il messaggio pubblicitario non deve ledere il comune buon gusto, deve garantire il rispetto della dignità umana e dell’integrità della persona, non deve comportare discriminazioni dirette o indirette, né contenere incitamento all’odio basato sul sesso, razza, origine etnica, religione e convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, non deve contenere elementi che valutati nel loro contesto approvino esaltino inducano alla violenza contro le donne (art.10 piano generale degli impianti pubblicitari). Su questa base continuiamo a bloccare l’affissione dei manifesti che non rispettino questa disciplina. Questo, obiettivamente, deve essere sfuggito, anche se l’applicazione di regole come queste dipende molto dalla sensibilità del funzionario preposto. Chiederò conto lunedì, anche per capire se si riesce ancora a fare qualcosa”. 

Ecco argomento da salotto o meno, vorrei anche io rispondere al provocatore Cevasco. Perché, scarpe, calzari, cuissard, e lato b, bulimico, cadente, perfetto o cellulitico possono – a mio parere – costituire argomento anche dignitoso.  Ma occorre capire, sempre da che prospettiva si intenda guardarli. E magari ricordando il proverbio tutto genovese, quello che parla dei ” bulicci col culo degli altri”  e tenendo presente il proverbio citato in inizio “A voler tenere il culo su due sgabelli si casca. A voler tenere il piede in due scarpe ci si rimette”, sarebbe un buon punto di inizio, per la nostra classe politica, tenere presente che a rendere leggero l’argomento il più delle volte non è’ tanto il tema ma la coerenza nello svolgimento.

Il Max Turbatore

 
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